Arturo Gambassi del Sudd Cobas aggredito con calci e pugni mentre chiedeva il pagamento degli stipendi arretrati. Operai e solidali in presidio: “Violenza padronale contro chi lotta per salario e dignità”
Un sindacalista preso a pugni e calci davanti ai cancelli della fabbrica mentre cerca di ottenere il pagamento degli stipendi arretrati per gli operai in sciopero. È accaduto giovedì 7 maggio a Prato, nel distretto tessile già da anni al centro di denunce per sfruttamento, precarietà e lavoro senza diritti.
La vittima dell’aggressione è Arturo Gambassi, sindacalista del Sudd Cobas, colpito brutalmente durante un presidio davanti alla Stamperia Mix di via Galcianese. Le immagini diffuse dal sindacato mostrano una violenza durissima: Gambassi viene colpito ripetutamente con pugni al volto e calci, continuando a subire percosse anche dopo essere caduto a terra.
La mobilitazione era stata indetta insieme agli operai dell’azienda per protestare contro il mancato pagamento di due mensilità, ferme dallo scorso marzo. Secondo quanto denunciato dal sindacato, Gambassi stava cercando di concordare con il titolare una data certa per il saldo degli stipendi quando, improvvisamente, sarebbe scattata l’aggressione.
Per il Sudd Cobas non si tratta di un episodio isolato o di uno “scatto d’ira”, ma dell’espressione di una precisa cultura padronale incapace di accettare che i lavoratori possano organizzarsi, scioperare e rivendicare diritti.
“Gli operai non sono schiavi. Possono organizzarsi, possono far valere i propri diritti, non si lavora gratis.”
Dopo il pestaggio, il proprietario avrebbe chiesto scusa, ma per i lavoratori quel gesto non cancella la gravità di quanto accaduto. Lo sciopero e lo stato di agitazione sono infatti proseguiti per tutta la giornata.
Alle 18 si è svolto un presidio di solidarietà davanti alla sede dell’azienda, a cui hanno partecipato lavoratori, realtà sociali e soggetti solidali del territorio. Tra i primi a intervenire anche il Collettivo di Fabbrica Gkn, che ha parlato apertamente di “violenza e arroganza padronale” contro chi osa protestare.
L’aggressione avviene dentro un contesto già segnato da forti tensioni nel distretto tessile pratese. Solo poche settimane fa il tema dello sfruttamento nel settore era arrivato in Parlamento, durante le audizioni delle commissioni Giustizia e Lavoro, facendo emergere un sistema caratterizzato da appalti opachi, salari negati, ricatti e condizioni di lavoro spesso al limite della legalità.
Quanto accaduto a Prato mostra ancora una volta come il conflitto sul lavoro non riguardi soltanto salari e contratti, ma anche il diritto stesso di organizzarsi e lottare senza subire intimidazioni e violenze.
Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata.
Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000
News, aggiornamenti e approfondimenti
sul canale telegram e canale WhatsApp


