“Police Abolition” e le polemiche sulla presentazione del libro a Monza

Lorenzo Guadagnucci, giornalista ed editorialista di Altreconomia, autore di “Noi della Diaz” interviene in merito alla polemica sorta intorno alla presentazione del libro “Police Abolition. Corso di base per l’abolizione della polizia” in programma per sabato 19 luglio a Monza

di Lorenzo Guadagnucci

Italo Di Sabato e Turi Palidda non hanno bisogno d’essere difesi, sanno farlo benissimo da soli, ma gli scomposti e poco informati attacchi che hanno ricevuto a Monza per la presentazione del loro libro “Police Abolition. Corso di base per l’abolizione della polizia” (Momo) ci dicono qualcosa proprio sul tema trattato dal volume, lo statuto delle polizie nella società contemporanea.

C’è una doppia tendenza in atto: da un lato una dilatazione del ruolo, delle competenze, dei poteri e delle tutele delle forze dell’ordine, dall’altro il rafforzamento di un elemento già noto, l’incapacità del sistema politico e mediatico italiano di discuterne; le polizie sono circondate da un alone di sacralità e di opacità che frena il dibattito e inibisce la conoscenza: è nota la carenza, in Italia, di studi storici e sociologici in materia (il professor Palidda, a proposito, è stato fra i pochi docenti italiani a concentrarsi a lungo sul tema, producendo ricerche e libri importanti).

A Monza si  è gridato allo scandalo per il titolo del libro (meno per il contenuto, che dev’essere stato poco letto da chi ha scatenato le polemiche), ignorando probabilmente che la prospettiva del superamento delle polizie è un filone di ricerca (e di attivismo) molto fecondo a livello internazionale, proprio perché punta l’attenzione sull’origine e sulla funzione sociale presente delle forze di polizia. A quali bisogni rispondono? Con quali obiettivi sono state create? In che modo interagiscono col sistema dei diritti civili, politici, sociali in un sistema democratico?

Definanziare le polizie e investire piuttosto nei servizi alle comunità, nella solidarietà, nel mutualismo, nei diritti sociali è un’opzione politica seria e concreta e porta verso una nozione di sicurezza ben distante da quelle oggi dominante, basata sulla sorveglianza e la militarizzazione delle città, quindi della vita quotidiana. Sullo sfondo di quest’impostazione, appunto, c’è l’idea di abolire le polizie che oggi conosciamo, e quindi ripensare i modi di organizzare la convivenza, la sicurezza, l’ordine pubblico, immaginando nuove istituzioni e anche un nuovo lessico.

Di questo parla il libro che tanto scandalizza, un libro che dev’essere letto, discusso, messo in prospettiva, magari a fianco dell’altro “scandaloso” filone coltivato nei movimenti sociali e ben studiato anche dall’accademia internazionale: l’abolizione del carcere, un’istituzione in profonda crisi, che sta producendo in Italia risultati opposti a quelli definiti dalla Costituzione.

L’Italia è il paese del G8 di Genova del luglio 2001 – giorni  nei quali un giovane fu ucciso in piazza e la tortura fu praticata su larga scala, e così l’abuso di potere, il falso in atto pubblico, come documentato dai tribunali – e il paese degli Stefano Cucchi, dei Federico Aldrovandi, delle torture nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere e delle violenze nelle caserme di Piacenza e Verona, per non citare che alcuni dei casi più eclatanti; l’Italia  è dunque un paese che ha bisogno di conoscere, studiare e anche riformare – almeno riformare – le sue forze di polizia: leggere e discutere pubblicamente “Police Abolition” può essere un buon viatico.

 

Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata. Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000 

News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp