Partigiani della memoria


A venticinque anni dal G8 di Genova torna in tour “a20anni – cronache di inizio millennio”: il teatro come resistenza contro l’oblio e la repressione

Partirà il 23 maggio da Ostuni, al Teatro La Luna nel Pozzo, per poi approdare il 30 e 31 maggio a Siracusa, alla Sala Vittorini, il Partigiani della Memoria Tour 2026, il nuovo percorso teatrale dello spettacolo a20anni – cronache di inizio millennio dal G8 di Genova, con Alessio Di Modica e le musiche originali di Massimo Zamboni.

Prodotto da Area Teatro e coprodotto da Arci del Trentino, Centro di Documentazione “Francesco Lorusso – Carlo Giuliani”, Pratello Resiste e Radio Onda d’Urto, con il sostegno di Globalproject e del Comitato Piazza Carlo Giuliani, lo spettacolo rappresenta da oltre vent’anni una delle più importanti esperienze di teatro civile dedicate al G8 di Genova e al movimento alterglobalista.

Debuttato nel 2002, lo spettacolo ha attraversato in forme diverse l’Italia intera, mantenendo viva una memoria che le istituzioni e gran parte del sistema mediatico hanno spesso tentato di ridurre a cronaca del passato o a parentesi chiusa della storia repubblicana. Ma Genova non è mai stata soltanto memoria. È una ferita aperta e insieme una chiave di lettura del presente.

Il venticinquennale del G8 arriva infatti in un momento storico in cui la criminalizzazione del dissenso, la compressione del diritto di manifestare e l’espansione dei dispositivi repressivi tornano a occupare il centro della scena politica. Le norme sicuritarie degli ultimi anni, i nuovi decreti sicurezza, l’estensione dei poteri di polizia, le zone rosse, la sorveglianza preventiva e la repressione dei movimenti sociali mostrano una continuità che rende Genova drammaticamente contemporanea.

Ricordare quei giorni significa allora comprendere che quanto avvenne nel luglio del 2001 non fu un semplice “eccesso” nella gestione dell’ordine pubblico, ma l’emersione di una trasformazione più profonda: il passaggio dalla mediazione democratica del conflitto alla sua gestione poliziesca e militare. Non è un caso che molti dei funzionari coinvolti nelle violenze della Diaz e di Bolzaneto siano stati promossi negli anni successivi o abbiano continuato a occupare ruoli di rilievo negli apparati dello Stato. Un segnale politico preciso: Genova non fu una deviazione, ma il sintomo di un modello di potere che andava consolidandosi.

Un modello fondato sulla chiusura autoritaria delle democrazie occidentali, sulla difesa degli interessi economici dominanti, sullo sfruttamento dei territori, sull’economia fossile, sulla precarizzazione del lavoro, sulla corsa al riarmo e sulla riduzione degli spazi di partecipazione sociale.

Per questo il Partigiani della Memoria Tour 2026 non è soltanto un’iniziativa culturale. È un atto politico e collettivo. Un tentativo di restituire profondità storica alle lotte del presente, costruendo un dialogo tra generazioni di movimenti, tra chi attraversò Genova e chi oggi si confronta con nuove forme di repressione e controllo.

La memoria, in questo senso, non è celebrazione nostalgica. È conflitto sul presente. È la possibilità di sottrarre la storia alla rimozione istituzionale e di riaffermare che esiste una continuità tra le piazze del movimento alterglobalista e le mobilitazioni di oggi: dalle lotte ambientali a quelle per il diritto all’abitare, dalla solidarietà con la Palestina alle vertenze del lavoro e della logistica.

“Genova non è alle spalle ma sulle nostre spalle”: la frase che accompagna il tour coglie perfettamente il senso di questa operazione culturale e politica. Perché la memoria del G8 non riguarda soltanto ciò che è stato, ma anche ciò che continua ad accadere quando il dissenso viene trattato come minaccia, quando la sicurezza sostituisce la partecipazione democratica e quando la repressione diventa strumento ordinario di governo.

In questo quadro, il teatro torna a essere spazio di contro-narrazione, di ricostruzione collettiva e di resistenza culturale. Un luogo in cui la memoria non viene musealizzata ma rimessa in movimento. Ed è forse proprio questo il significato più profondo di Partigiani della Memoria: ricordare Genova non per chiudere una stagione, ma per impedire che venga normalizzato ciò che accadde allora e ciò che continua ad accadere oggi.


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