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Parigi: Migliaia di persone in piazza… sfidato lo stato d’emergenza

In migliaia, domenica 22 novembre,  a Parigi hanno sfidato il divieto di manifestare imposto dallo stato d’emergenza decretato da Valls e Hollande, animando un grosso corteo che da Bastille è arrivato a Place de la Republique.

Non era scontato e nessuno se lo sarebbe aspettato, ma dopo gli attacchi di venerdì 13 che hanno sconvolto Parigi, in migliaia sono scesi in piazza a sfidare lo stato d’emergenza imposto dal governo di François Hollande e Manuel Valls. Già da tempo era infatti programmata, per domenica 22 novembre, una manifestazione in sostegno a rifugiati e migranti – sotto lo slogan “Migrants Bienvenue” – che collettivi e associazioni hanno deciso di mantenere nonostante il divieto di manifestare. Soprattutto in una situazione del genere è sembrato più che mai importante dare solidarietà a quei rifugiati che – è bene ricordarlo ancora una volta – scappano proprio da Daesh.

Lo stato di emergenza imposto dal governo, vieta tutti i presidi e le manifestazioni per la strada che raggruppino un certo numero di persone. Questo provvedimento, preso a detta di Valls e Hollande per la sicurezza dei cittadini, è in realtà abbastanza contraddittorio: basti pensare al fatto che centri commerciali, musei, luoghi di culto, fast food – insomma tutti posti che contengono in una sola volta centinaia e migliaia di persone – sono sempre rimasti aperti. Il discrimine, quindi, sembra investire solo le manifestazioni di tipo politico: una cosa che la città non ha assolutamente voluto accettare.

Già alle 15, ora in cui era stato convocato il concentramento, la piazza di Bastille era stracolma di gente: intorno, le strade erano presidiate da camionette e forze dell’ordine in assetto antisommossa, che hanno provato a far pressione sul corteo affinché non partisse e facesse solo un presidio, cercando di spaventare le persone presenti. La risposta a questo è stata che migliaia di persone hanno iniziato a correre in direzione di Place de la Republique (punto di arrivo della manifestazione), sfondando il cordone di forze dell’ordine che, totalmente impreparato, ha provato a fare una leggera carica sulle prime file per poi rinunciare immediatamente visto il suo evidente insuccesso.

Le forze dell’ordine non hanno potuto fare altro che salire sulle camionette e andare direttamente a Republique, dato che era evidente che non sarebbero neanche riusciti a mettersi davanti alla testa disordinata e scomposta di quel corteo selvaggio che ha invaso urlando le strade di Parigi. La piazza finale, stracolma di gente, non ha smesso di cantare neanche un secondo: neanche quando sono arrivati di nuovo gli agenti in assetto antisommossa, che hanno provato a circondare – ancora una volta senza successo – la piazza, se ne sono andati.

Il corteo di Parigi – arrivato il giorno dopo quello di Marsiglia, che ha visto centinaia di persone scendere in strada di notte per una manifestazione in sostegno dei migranti – è stato un segnale estremamente importante in questo particolare momento storico. Nonostante la paura che – ovviamente – è percepibile ancora nelle strade dopo gli attacchi di Daesh al Bataclan e per tutto il X e XI arrondissement, è evidente che le persone non si sono fatte ingannare dalla vera natura di questo stato d’emergenza che, con la scusa della sicurezza, sta provando a mettere un freno a tutte le manifestazioni di natura politica che si stanno dando in città. È ormai chiara a tutti l’ipocrisia di uno Stato che ritiene che tenere il classico mercatino di Natale sugli Champs-Élysées (che raggruppa in una solo strada migliaia di persone), sia sicuro, ma pensa che abbia senso vietare – ad esempio – le iniziative contro Cop21 che sarebbero dovute iniziare oggi all’Università.

Ieri Parigi ha dimostrato, nonostante tutto, di non aver intenzione di cedere alla paura e di non voler rinunciare, in nome di una fantomatica sicurezza, ai propri diritti fondamentali. L’ipocrisia dei provvedimenti emanati da Valls e Hollande è nota a tutti e la maschera del governo è caduta nella strada che va da Republique a Bastille. Per quanto provino a spaventare con i divieti e la militarizzazione delle strade, la giornata di ieri una cosa l’ha chiarita: lo stato d’emergenza è rotto e nessuno ha intenzione di rispettarlo.

Natascia Grbic da DinamoPress

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