Palestinesi arrestati a Genova trasferiti in carceri di massima sicurezza: cresce la mobilitazione solidale

Trasferimenti punitivi e isolamento per i palestinesi arrestati nell’inchiesta di Genova, mentre in tutta Italia crescono indignazione e mobilitazioni

Nel giorno dei cortei e dei presidi di solidarietà in numerose città italiane, tra cui Milano, nel pomeriggio di venerdì 9 gennaio è arrivata una notizia che ha ulteriormente alzato il livello di allarme e indignazione tra associazioni, collettivi e reti solidali: diversi palestinesi arrestati nell’inchiesta della procura di Genova sarebbero stati trasferiti in carceri di massima sicurezza, lontano dai luoghi di residenza e dalle famiglie.

Trasferimenti punitivi e isolamento

Secondo quanto ricostruito nelle ore successive agli annunci ufficiali – definite dagli attivisti come “concitate” – i trasferimenti sarebbero avvenuti senza preavviso e con modalità che fanno pensare a una misura punitiva e intimidatoria. In base alle informazioni diffuse dalle realtà che stanno organizzando le iniziative di solidarietà, Mohammad Hannoun sarebbe stato trasferito nel carcere di Terni, mentre Raed e Yaser sarebbero stati portati a Ferrara. Un altro arrestato, Albustanji, risulterebbe invece trasferito in Calabria, a centinaia di chilometri di distanza.

Secondo le stesse fonti, non sarebbe stata concessa la possibilità di visite familiari, aggravando ulteriormente le condizioni di isolamento dei detenuti. Una scelta che, denunciano i solidali, appare sproporzionata e volta a spezzare non solo i legami affettivi, ma anche la rete di sostegno politico e legale costruita intorno agli arrestati.

La risposta delle associazioni e dei collettivi

La notizia dei trasferimenti ha immediatamente rilanciato la mobilitazione. In un comunicato diffuso in serata, associazioni e collettivi hanno affermato:
«Dovunque voi siate siamo e saremo al vostro fianco senza arretrare nella solidarietà. Liberi tutti subito!!!»

Un messaggio che sottolinea la volontà di non arretrare di fronte a quella che viene definita una stretta repressiva nei confronti di attivisti e militanti impegnati nella solidarietà con la Palestina. Per gli organizzatori, lo spostamento in carceri di massima sicurezza rappresenta un segnale politico preciso, che punta a criminalizzare ulteriormente un fronte di mobilitazione già sotto pressione.

I trasferimenti arrivano infatti nella giornata di mobilitazione nazionale, con cortei e presidi del 9 gennaio, in diverse città italiane. A Milano e altrove, le piazze prendono parola e denunciano pubblicamente quella che viene letta come una gestione repressiva dell’inchiesta e come una richiesta esplicita di scarcerazione immediata degli arrestati.

Per le reti solidali, la scelta di disperdere i detenuti in istituti lontani tra loro e dai territori di riferimento non farà che rafforzare la determinazione a scendere in piazza. «tutte e tutti in piazza», ribadiscono gli organizzatori, indicando come obiettivo non solo la libertà degli arrestati, ma anche la costruzione di un fronte più ampio contro la criminalizzazione della solidarietà internazionale.

L’aggiornamento di Radio Onda d’Urto nel tardo pomeriggio di venerdì con le prime notizie ricevute da Elio del centro sociale Vittoria di Milano Ascolta o scarica

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