Palantir e l’algoritmo delle espulsioni

MINNEAPOLIS, MINNESOTA - (Photo by Scott Olson/Getty Images)

Dalla sorveglianza predittiva all’ImmigrationOS: come il software di Palantir sta ridefinendo il controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti

Palantir Technologies è tornata al centro di un acceso dibattito politico e civile negli Stati Uniti. L’azienda di software con sede a Denver, fondata da Peter Thiel e guidata dall’amministratore delegato Alex Karp, è accusata da attivisti e osservatori indipendenti di fornire all’Immigration and Customs Enforcement (Ice) strumenti tecnologici capaci di alimentare un sistema di sorveglianza avanzata e altamente automatizzato, finalizzato all’individuazione, al tracciamento e all’espulsione degli immigrati irregolari.

Al centro delle polemiche c’è il recente contratto da 30 milioni di dollari, valido fino a settembre 2027, con cui l’Ice ha affidato a Palantir lo sviluppo di ImmigrationOS, una piattaforma che promette di “ottimizzare” l’intero ciclo delle espulsioni: dall’identificazione dei soggetti alla pianificazione logistica degli arresti e dei rimpatri.

Il sistema Elite: l’intelligenza artificiale applicata alle espulsioni

Secondo quanto riportato da 404 Media, Palantir sta sviluppando per l’Ice un modulo operativo denominato Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement (Elite). Si tratta di un sistema che integra dati provenienti dal Dipartimento della Salute, da altre agenzie federali e da fonti commerciali, trasformandoli in “piste operative” pronte per l’uso sul campo.

Elite funziona come una vera e propria piattaforma di intelligence predittiva. Il software elabora mappe geospaziali dinamiche che individuano potenziali “obiettivi di espulsione”, costruisce dossier dettagliati su ogni persona e assegna a ciascun indirizzo un “punteggio di affidabilità”, stimando la probabilità che il soggetto si trovi effettivamente in quel luogo. Incrociando informazioni sanitarie, dati amministrativi, segnali di geolocalizzazione e database federali e commerciali, il sistema consente all’Ice di trasformare grandi volumi di dati eterogenei in intelligence operativa, utile sia per pianificare interventi mirati sia per coordinare operazioni di rastrellamento su larga scala.

Il sistema incrocia informazioni sanitarie, dati amministrativi, segnali di geolocalizzazione e database federali, consentendo all’Ice di pianificare interventi mirati o operazioni su larga scala. Un’evoluzione tecnologica resa possibile dall’uso estensivo dell’intelligenza artificiale e da un processo di integrazione dei dati pubblici avviato già dopo l’11 settembre con il Patriot Act.

Dall’ICM a ImmigrationOS: un’infrastruttura centrale per l’Ice

L’uso dei software Palantir da parte dell’Ice non è una novità. Dal 2014 l’agenzia utilizza il sistema Investigative Case Management (ICM), basato sulla piattaforma Gotham di Palantir, come archivio centrale per la gestione dei casi investigativi. ImmigrationOS rappresenta però un salto di scala: non più solo supporto alle indagini, ma un vero e proprio “sistema operativo” dell’espulsione.

Secondo i documenti di gara, la piattaforma è destinata in particolare all’unità Enforcement and Removal Operations (Ero), responsabile degli arresti e delle deportazioni. L’obiettivo dichiarato è semplificare e velocizzare l’intero flusso operativo, dalla raccolta dei dati alla gestione della logistica dei rimpatri.

Falcon e Raven: la tecnologia sul campo

Un’inchiesta del The Guardian ha ricostruito nel dettaglio come gli strumenti Palantir siano stati integrati per anni nelle operazioni quotidiane dell’Ice. Tra questi spicca Falcon, un’app desktop e mobile sviluppata nel 2014 per il braccio investigativo Homeland Security Investigations (HSI).

Falcon, l’app desktop e mobile sviluppata da Palantir nel 2014 per Homeland Security Investigations, permetteva agli agenti dell’Ice di operare all’interno di un ecosistema informativo unificato. Attraverso l’applicazione, gli operatori potevano consultare in tempo reale una rete di database governativi e privati, tracciare la posizione dei colleghi e dei soggetti coinvolti nelle indagini e registrare informazioni raccolte durante le operazioni sul campo, come interviste, documenti e scansioni di patenti. Falcon consentiva inoltre di effettuare ricerche su nomi, veicoli, luoghi e passaporti interrogando sistemi federali come l’Enforcement Integrated Database, un archivio che raccoglie dati biometrici e personali su chiunque sia entrato in contatto con le agenzie del Dipartimento per la Sicurezza Interna.

Nel 2022 Falcon è stata dismessa e sostituita da Raven, uno strumento interno sviluppato direttamente dall’HSI. Ma l’architettura tecnologica costruita negli anni con Palantir resta alla base delle operazioni dell’agenzia.

Le tensioni di Minneapolis e il ritorno sotto i riflettori

La partnership tra Ice e Palantir è tornata sotto i riflettori in un contesto già esplosivo. A Minneapolis, due uccisioni di civili da parte di agenti federali nel giro di poche settimane hanno scatenato proteste diffuse e richieste bipartisan di un’indagine indipendente.

L’episodio più recente riguarda la morte di Alex Pretti, cittadino americano di 37 anni, colpito da un agente della U.S. Border Patrol durante un’operazione legata all’immigrazione. All’inizio del mese, un altro civile, Renée Good, era stato ucciso da un agente Ice. Eventi che hanno riacceso il dibattito sull’uso della forza e sul ruolo delle tecnologie di sorveglianza nelle operazioni federali.

I timori degli attivisti e la critica alla “sorveglianza totale”

Le organizzazioni per i diritti civili vedono in Palantir la spina dorsale tecnologica di un sistema sempre più aggressivo. “Ora abbiamo le prove di ciò che questi strumenti sono in grado di fare”, ha dichiarato Jacinta González di MediaJustice, tra le promotrici della campagna No Tech for Ice. Secondo Just Futures Law, l’azienda fornisce all’agenzia una capacità senza precedenti di tracciare relazioni, movimenti e attività, con un effetto “agghiacciante” sulla libertà di organizzazione e dissenso.

Le critiche si estendono anche al coinvolgimento di Palantir in altri ambiti: dalla sorveglianza militare alla guerra in Ucraina, fino all’uso dei suoi sistemi da parte delle forze israeliane. Un modello di business che, secondo molti osservatori, contribuisce alla costruzione di un’infrastruttura di controllo sempre più pervasiva e privatizzata.

La posizione di Palantir

Dal canto suo, Palantir respinge le accuse di complicità diretta. La portavoce Lisa Gordon ha ribadito che l’azienda collabora con il Dipartimento per la Sicurezza Interna dal 2012 e che il suo ruolo si limita a fornire supporto tecnologico alle indagini, dalla lotta ai cartelli della droga allo smantellamento delle reti di traffico di esseri umani.

Ma per i critici, la distinzione tra “elaboratore di dati” e attore operativo appare sempre più sottile. Con ImmigrationOS e sistemi come Elite, la tecnologia non si limita più ad assistere le decisioni: le orienta, le anticipa e, in alcuni casi, le automatizza.

Un nuovo paradigma di potere tecnologico

Il caso Palantir–Ice solleva una questione più ampia: fino a che punto uno Stato democratico può delegare funzioni di controllo, sicurezza e governance a infrastrutture algoritmiche private? L’integrazione massiccia di database federali, l’uso di intelligenza artificiale predittiva e l’assenza di un vero dibattito parlamentare sugli appalti delineano uno scenario che molti definiscono distopico.

In questo contesto, ImmigrationOS non è solo un software. È il simbolo di una trasformazione profonda del controllo dell’immigrazione: da apparato amministrativo a sistema paramilitare di intelligence, dove il confine tra sicurezza, sorveglianza e diritti civili diventa sempre più sottile.

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