Dal mito dell’innovazione al capitalismo militare dell’intelligenza artificiale. Il manifesto di Palantir rivela la saldatura tra Big Tech, complesso militare-industriale e progetto politico reazionario che punta a sostituire la democrazia con il governo degli algoritmi e dei miliardari.
Per anni la Silicon Valley ha coltivato la propria immagine come laboratorio dell’innovazione, della creatività e del progresso. Le grandi aziende tecnologiche si sono presentate come portatrici di un futuro migliore, capace di abbattere barriere, democratizzare la conoscenza e connettere il mondo. Dietro questa narrazione si è però sviluppato un potere economico senza precedenti, fondato sulla raccolta di dati, sulla sorveglianza digitale e sulla concentrazione di immense ricchezze nelle mani di pochi soggetti privati.
Oggi quella maschera sta cadendo.
La pubblicazione da parte di Palantir di un manifesto in ventidue punti rappresenta qualcosa di più di una semplice presa di posizione aziendale. È la dichiarazione pubblica di una trasformazione già in corso: il passaggio dalla Silicon Valley dell’innovazione alla Silicon Valley della guerra. Non più semplici imprese tecnologiche che collaborano con gli Stati, ma soggetti politici che aspirano a ridefinire il rapporto tra tecnologia, potere e sovranità. Palantir non è una startup qualsiasi. Fondata nel 2003 da Peter Thiel e Alex Karp, è una delle aziende più influenti nel settore dell’intelligence, della sorveglianza e dell’analisi dei dati. Nata all’indomani dell’11 settembre e sostenuta fin dalle origini da finanziamenti provenienti da In-Q-Tel, il fondo legato alla CIA, l’azienda ha costruito il proprio impero sviluppando strumenti utilizzati dalle forze armate statunitensi, dai servizi segreti e dalle agenzie di sicurezza occidentali. Il manifesto pubblicato dall’azienda ha il merito involontario di rendere esplicita una visione del mondo che fino a poco tempo fa veniva espressa in forme più prudenti. Vi si afferma che gli ingegneri della Silicon Valley hanno il dovere di contribuire alla difesa nazionale; che la questione non è se verranno costruite armi basate sull’intelligenza artificiale ma chi le costruirà; che l’Occidente attraversa una fase di declino e che la prossima guerra deve essere preparata tecnologicamente. Non si tratta di semplici riflessioni strategiche. È una concezione della tecnologia come strumento di dominio politico e militare. Dietro il linguaggio dell’efficienza e dell’innovazione emerge una visione profondamente gerarchica della società. Alcuni passaggi del documento evocano apertamente l’idea che esistano culture superiori e culture inferiori, civiltà destinate a guidare il mondo e altre considerate arretrate o disfunzionali. Una retorica che richiama vecchie ideologie coloniali e suprematiste, oggi rivestite del linguaggio della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.
Ma l’aspetto più inquietante riguarda il ruolo attribuito alle grandi imprese tecnologiche. Nel manifesto si sostiene che i soggetti privati dovrebbero intervenire laddove il mercato o lo Stato hanno fallito. Una formulazione apparentemente innocua che nasconde una trasformazione radicale: la progressiva sostituzione del potere pubblico con il potere delle corporation.
Non è più soltanto una questione economica. Aziende come Palantir gestiscono informazioni sensibili, sistemi di sorveglianza, infrastrutture strategiche, programmi militari e apparati di sicurezza. Dispongono di una quantità di dati che nessuno Stato democratico avrebbe potuto accumulare fino a pochi decenni fa. Quando una società privata controlla gli strumenti attraverso cui vengono monitorate le popolazioni, identificati i sospetti, pianificate le operazioni militari e gestite le informazioni strategiche, il confine tra potere economico e potere politico tende a dissolversi.
È qui che il concetto di tecnofeudalesimo smette di essere una provocazione teorica e diventa una descrizione concreta della realtà. I governi dipendono sempre più dalle infrastrutture tecnologiche costruite da poche multinazionali. Le decisioni pubbliche vengono condizionate da soggetti privati che non rispondono agli elettori, non sono sottoposti a controllo democratico e perseguono interessi economici propri.
L’intelligenza artificiale rappresenta il terreno più avanzato di questa trasformazione. A Gaza, sistemi di IA sono già stati utilizzati per selezionare obiettivi e supportare operazioni militari. Negli Stati Uniti il Pentagono accelera l’integrazione tra algoritmi e apparati bellici. In Europa, le grandi piattaforme tecnologiche consolidano la loro presenza nei settori della sicurezza e dell’intelligence. La guerra diventa sempre più automatizzata, mentre il processo decisionale si allontana dal controllo democratico e si concentra nelle mani di una ristretta élite politico-tecnologica.
In questo contesto, il manifesto di Palantir non appare come un episodio isolato ma come il sintomo di una mutazione più profonda. Il capitalismo contemporaneo non si limita più a produrre merci o servizi. Produce infrastrutture di controllo, sistemi di sorveglianza, tecnologie militari e modelli di governo. La guerra non è più soltanto una conseguenza della politica: diventa un settore economico strategico, alimentato dall’intelligenza artificiale, dai dati e dalla centralizzazione tecnologica.
Per questo la questione riguarda tutti. Non solo gli Stati Uniti, non solo la Silicon Valley. Riguarda l’Europa, che affida quote crescenti della propria sicurezza a colossi privati. Riguarda le democrazie contemporanee, sempre più dipendenti da infrastrutture che non controllano. Riguarda il futuro stesso della politica.
Perché quando i giganti tecnologici smettono di limitarsi a vendere strumenti di guerra e iniziano a elaborare una propria visione del mondo, della società e dell’ordine internazionale, il problema non è più soltanto economico. Diventa democratico. E il rischio è che il XXI secolo venga ricordato come l’epoca in cui il potere uscì definitivamente dalle istituzioni rappresentative per trasferirsi nelle mani di una ristretta oligarchia tecnologica, armata di algoritmi, dati e capacità militari senza precedenti.
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