Padova, carabinieri scatenati contro gli attivisti del Pedro: pestaggi e quattro arresti dopo un controllo

Dopo un’assemblea per il 25 aprile, quattro giovani fermati nei pressi del centro sociale. Testimoni denunciano strattonamenti, pugni, calci, spray al peperoncino e il divieto di filmare le violenze

Un controllo presentato come ordinario si è trasformato nell’ennesimo episodio di violenza poliziesca contro attivisti politici. È accaduto la sera del 15 aprile a Padova, a poche decine di metri dal CSO Pedro, al termine di un’assemblea cittadina convocata per organizzare le iniziative del 25 aprile.

Secondo le testimonianze raccolte, un’auto con a bordo alcuni partecipanti all’assemblea si era fermata in via Annibale da Bassano, quando due pattuglie dei carabinieri sono intervenute immediatamente, aprendo con violenza le portiere e imponendo l’identificazione dei presenti. I giovani avrebbero consegnato i documenti senza opporre alcuna resistenza.

Nonostante ciò, i militari avrebbero costretto le persone a uscire dal veicolo con atteggiamento intimidatorio, procedendo poi a una perquisizione personale e dell’auto che non avrebbe portato ad alcun ritrovamento.

A quel punto la situazione sarebbe precipitata. Uno dei ragazzi sarebbe stato strattonato, immobilizzato e spinto a terra con forza, ammanettato e caricato su una volante. Diversi presenti parlano di una scena brutale, con il giovane schiacciato a terra mentre chiedeva spiegazioni. Nel frattempo, richiamati dalle urla e dal trambusto, altri attivisti uscivano dal vicino centro sociale insieme a numerosi passanti che avevano assistito al fermo.

Secondo i racconti, invece di abbassare la tensione, l’arrivo di altre pattuglie avrebbe prodotto l’effetto opposto. Sul posto sarebbero confluiti numerosi carabinieri. Chi chiedeva chiarimenti o tentava di documentare l’accaduto con il telefono sarebbe stato respinto con la forza.

Le denunce sono pesanti: pugni, calci, spintoni, uso di spray al peperoncino e minacce con taser e manganelli. Alla fine del blitz, oltre al primo giovane fermato, altri tre attivisti sono stati arrestati.

Per ore, riferiscono i solidali, non sarebbero state fornite informazioni ai legali sulle condizioni e sulla posizione dei fermati. Solo il giorno successivo è arrivata la notizia della convalida degli arresti e del rinvio a giudizio con processo per direttissima.

Il punto politico della vicenda va oltre il singolo episodio. Il fermo è avvenuto in un’area indicata da tempo come “zona rossa”, dentro una città dove da mesi si moltiplicano controlli selettivi, dispositivi straordinari di ordine pubblico e interventi repressivi contro soggetti sociali considerati indesiderati: attivisti, giovani, marginalizzati, persone razzializzate.

Non è la prima volta che a Padova vengono denunciati comportamenti violenti da parte dei carabinieri durante controlli di strada. Ma colpisce la coincidenza simbolica: un’assemblea per organizzare il 25 aprile, festa della Liberazione dal fascismo, seguita poche ore dopo da un’operazione segnata – secondo i testimoni – da abuso di forza e compressione delle libertà fondamentali.

C’è poi un elemento ormai ricorrente: l’impedimento a filmare. In moltissimi episodi recenti, dalle piazze alle stazioni, passando per i quartieri periferici, documentare l’operato delle forze dell’ordine viene ostacolato, scoraggiato o impedito con la forza. È un segnale preciso: la trasparenza viene percepita come minaccia, non come garanzia democratica.

Quanto accaduto a Padova ripropone una questione centrale e irrisolta: chi controlla chi esercita il monopolio della forza?

In assenza di codici identificativi, organismi indipendenti di vigilanza e reali strumenti di accountability, ogni abuso rischia di trasformarsi in parola contro parola, con la versione ufficiale automaticamente privilegiata rispetto a quella dei cittadini coinvolti.

La testimonianza a Radio Onda d’Urto di Nando, compagno del centro sociale Pedro. Ascolta o scarica

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