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Osare per sconfiggere il plebiscito postfascista

Una riflessione come primo strumento di controinformazione e formazione per una consapevole e radicale (e plurale) campagna di massa contro il progetto di eversione della Costituzione.

di Giovanni Russo Spena

La Meloni lo ha esplicitamente dichiarato: l’intento è revisionista della storia, è cambiare la Repubblica italiana. Gli interventi, di grande passione politica, che pubblichiamo, affrontano con lucidità il tema: opporsi ad una struttura disciplinare di massa, ricostruire i diritti costituzionali.

Contro l'”autonomia differenziata” ed il “premierato”: due controriforme complementari che abbattono l’intera prima parte della Costituzione. È sufficiente ricordare l’articolo 5 della Costituzione (l’unità e indivisibilità della Repubblica). La Costituzione, infatti, era stata già sfregiata, nel 2001, dalla pessima riforma del titolo quinto che il grande costituzionalista Gianni Ferrara, inascoltata Cassandra, definì ” un raro caso di insipienza giuridica e politica“.

Da lì nacque la legge Calderoli, la frantumazione dell’Italia, la cittadinanza trasformata in “ius domicilii“, un intreccio tra liberismo, egoismo territoriale e comando assoluto del “capo”. Un vergognoso mercato tra Lega, Fratelli d’Italia e, non sottovalutiamo, Forza Italia, con la controriforma dell’ordinamento giudiziario, che abbatte l’obbligatorietà dell’azione penale, perno, nella Costituzione, dell’autonomia del potere giudiziario; con i pubblici ministeri che rischiano di diventare struttura di inquisizione dell’esecutivo. Si delinea, insomma, un assetto istituzionale autoritario che svuota lo Stato sociale e alimenta le disuguaglianze.

Ne fa parte anche la pessima proposta del governo, in discussione alla Camera dei Deputati, sulla cosiddetta “sicurezza”, vero totem delle destre, che delinea un vero e proprio “Stato del controllo”, uno “Stato penale”, in cui viene esaltata l’ipertrofia penalista: una simbiosi tra tutela della formazione sociale e immaginario della sicurezza. Stefano Rodotà scrisse:” avverto l’allarme, rimosso, sulla società del controllo; vedo lo stravolgimento del rapporto tra statualità e cittadinanza“.

Qui siamo. Il ruolo del Parlamento, già evanescente, diventa puramente ornamentale. Svanisce la funzione di massima garanzia del Presidente della Repubblica. Abbiamo scritto, con un’immagine forte,” i postfascisti vogliono un capo assoluto nell’Italia spezzata“.

La democrazia parlamentare, di rappresentanza, vira verso la democrazia di investitura; la governabilità fonda sugli esecutivi, sulle tecnocrazie liberiste, sulle agenzie privatizzate. Perché, inoltre, la inedita (unica al mondo) elezione diretta del presidente del consiglio viene collegata, con una modifica dell’articolo 92 della Costituzione, alle elezioni delle Camere “contestualmente”.

Le destre propongono, cioè, in maniera ancora indefinita, un premio di maggioranza abnorme che garantisca una maggioranza larga alle liste collegate al presidente del consiglio. Altro che “legge truffa” Acerbo! Qui siamo all’autocrazia oligarchica.  Un Parlamento succube, fidato, spazio di azione del “capo”. Affronteremo, tra non molto, il referendum costituzionale (chiamiamolo “oppositivo”, non “confermativo”, come auspica la Meloni).

Non appaia retorico: il suo esito sarà di rilevanza storica per la Repubblica. Lo affronteremo tentando di costruire una “connessione sentimentale” popolare. Non ci limiteremo a discutere di tecnicismi istituzionali. Andremo oltre: faremo nostro il tema della attuazione completa della Costituzione. E tenteremo di farlo vivere all’interno di quella che Gramsci chiama la “società civile”, come riforma intellettuale e morale.

Emerga il nesso, spesso rimosso, tra Costituzione e materialità delle condizioni sociali contro il “liberismo autoritario”, che si ammanta della postura del “comando del capo”. Il plebiscito è la negazione della partecipazione, dell’autorganizzazione, del controllo popolare sul potere. Ma anche dei vincoli dei bilanciamenti dei poteri, dei contropoteri. Non sono in gioco due o tre articoli della Costituzione: ma un modello di democrazia, di comunità, di vita, in un contesto drammatico di guerre e genocidi. Metà delle cittadine e dei cittadini, infatti, non va più a votare. E sono quelli che soffrono di più per la loro condizione di sfruttamento e di alienazione.

Non sarà un pranzo di gala, non ci illudiamo; sarà sfida dura contro l’incisiva demagogia plebiscitaria postfascista. Dovremo contrastare una riforma bugiarda narrata in maniera bugiarda! La posta in gioco è alta: le destre, non solo italiane, intendono apporre il sigillo alla ricostruzione delle catene del valore in questo contesto bellico. La guerra è “costituente”.

Per questo rimetteremo al centro l’articolo 1 della Costituzione, la sovranità del popolo contro quella che Dossetti chiamava “la formazione del popolo del sovrano”. È partendo dall’essere sociale che possiamo osare, anche controcorrente, di sconfiggere il plebiscito postfascista. Se non ora, quando?        

 

 

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