Questa mattina (12 maggio) a Torino ennesima operazione di polizia contro giovani compagne e compagni, questa volta sono nel mirino le lotte degli studenti ed in particolare la manifestazione del 18 febbraio, a Torino, contro l’alternanza scuola-lavoro, frutto avvelenato di una scuola delegata ad insegnare sottomissione e di un lavoro che sfrutta e uccide.
Quel giorno per le vie cittadine sfilò il dolore di una città giovane, consapevole e non addomesticata, che denunciava la morte di Lorenzo, schiacciato da una trave d’acciaio in una fabbrica siderurgica, e di Giuseppe, morto sul furgoncino della ditta presso cui era impegnato nell’alternanza scuola-lavoro.
Oggi , nella Torino di Eurovision e dei “grandi eventi” che continuano s sfruttare giovani e meno giovani con i lavori gratuiti del finto volontariato, la Procura colpisce con carcere, domiciliari ed obblighi di firma la parte migliore di una città che non si arrende.
Al momento sono 11 le misure cautelari fra cui carcere, domiciliari e obblighi di firma. Fra questi di militanti del centro sociale Askatasuna di Cambiare Rotta, Potere al Popolo e altri collettivi
Tre le misure cautelari in carcere, quattro ai domiciliari e altrettanti gli obblighi di firma.
Le accuse sono di lesioni aggravate, resistenza e violenza le accuse contestate.
Organizziamoci al loro fianco in una solidarietà non di maniera, perché siano tutte e tutti liberi, liberi subito!
Corrispondenze da Radio Onda d’Urto
Dal capoluogo piemontese la corrispondenza di una studentessa.Ascolta o scarica
Tre le misure cautelari in carcere, quattro ai domiciliari e altrettanti gli obblighi di firma. Lesioni aggravate, resistenza e violenza le accuse contestate a compagne e compagni. Oggi pomeriggio conferenza stampa di movimento, mentre in mattinata un gruppo di compagni e compagne si è ritrovato fuori dalla Questura. Sentiamo Vlad, di Potere al Popolo di Torino. Ascolta o scarica
Gli studenti provenienti da diverse scuole di Torino e provincia, davanti al Liceo Gioberti di Torino, hanno tenuto una conferenza stampa questo pomeriggio alle 15. A fine conferenza sono partiti in corteo per manifestare davanti alla Prefettura. Si sono poi recati ai Giardini Reali per riunirsi in assemblea.
Hanno rivendicato la giornata di protesta del 18 febbraio, definendo repressione, l’operazione svolta dalla Digos questa mattina presto.
E’ stata ribadita la loro volontà di partecipare da protagonisti, e non da soggetti passivi, al proprio percorso formativo, criticando durissimamente, ancora una volta, il PCTO.
“Durante le assemblee è stato per noi chiaro chi fossero i colpevoli della morte di Lorenzo (Parelli n.d.r.) e Giuseppe (Lenoci n.d.r.): Confindustra che da sempre ha lucrato sull’alternanza scuola lavoro e continua a farlo nonostante si sia rivelata mortifera come nel caso di Lorenzo e Giuseppe. Gran parte di responsabilità ce l’hanno anche le istituzioni che hanno consentito questo obbrobrio che è l’alternanza scuola-lavoro. Istituzioni che hanno risposto alle nostre rivendicazioni con la repressione e con la violenza.”
“Si è cercato di criminalizzare il movimento dividendolo in buoni e cattivi, invece che ascoltare ciò che avevamo da dire“.
“E’ gravissimo che una ragazza sia stata messa ai domiciliari per aver parlato ad un megafono. E’ inaccettabile: penso che la libertà di espressione sia un diritto e non possa esistere che una persona venga messa sotto custodia cautelare per aver parlato, per aver preso posizione”.
“E’ gravissimo che ancora oggi l’unica risposta che ci viene data sia la repressione”.
“Una risposta da parte delle istituzioni che deriva in realtà dalla paura, dalla paura delle lotte che noi studenti abbiamo fatto negli ultimi mesi in tutta Italia. La nostra rabbia deriva dal fatto che la scuola abbia perso la sua funzione. Non ci dà più alcuno strumento per emanciparci, per sviluppare il senso critico. Ha come unico obiettivo la nostra introiezione nel mondo del lavoro, sfruttato e precario. Le morti di Lorenzo e Giuseppe sono state provocate dallo Stato. Anche il Governo è stato individuato come nemico degli studenti, parla tanto di violenza e poi invia le armi e manda la Polizia a manganellare nelle piazze e ad arrestarci. Di fronte a ciò non dobbiamo assolutamente fermarci”.
“In quelle piazze non c’erano singoli, c’erano la rabbia, il dolore, di una generazione intera. Chiediamo che la rabbia e il dolore di una generazione intera non possa essere processato. Vogliamo esprimere la solidarietà a coloro che questa mattina sono stati colpiti dalle misure repressive”.
“Le risposte della Questura e del Governo sono state subito chiare, lo si può vedere a partire dal 28 gennaio quando hanno mandato 40 studenti all’ospedale, per non parlare dell’operazione della Questura di questa mattina. Non è una questione di ordine pubblico: è una questione politica. Noi volgiamo le risposte alle nostre rivendicazioni. Continueremo a lottare uniti “.
“Mi chiedo quando la repressione che abbiamo subito verrà esercitata anche nei confronti dei Ministri e di Confindustria”.
“La censura ha molte forme: questa mattina è stata espressa sotto forma di manette, ultimamente nelle piazze durante le manifestazioni è stata espressa sotto forma di manganellate. Continuerà così se non faremo qualcosa per cambiare questo sistema. Per me è impensabile vivere in un sistema che viene definito democratico e poi manda la Polizia a reprimere i ragazzi che non chiedono altro che risposte. Ci devono essere altri modi per comunicare con i ragazzi. Continueremo a manifestare. Se continueranno a mandare la Polizia a reprimerci la volta dopo saremo il doppi, la volta dopo ancora, il triplo. Dovranno portare tante manette, perché serviranno tante manette per arrestare un’intera generazione”.
“Una delle risposte che dobbiamo dare noi studenti è far ripartire le mobilitazioni, continuare la lotta finché non avremo un risultato”.
Il video della conferenza stampa:
L’intervento di Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso:


