Nuoro, 26 settembre 2012

Egregio Dr. Pontillo,
sono Marcello Dell’Anna, uno dei diciotto ergastolani che, di recente, sono stati trasferiti da Spoleto e diramati in varie carceri d’Italia. Sono detenuto da vent’anni. Sicuramente, di questa “movimentazione collettiva” le ha già scritto qualche altro detenuto esponendovi i problemi personali che questo trasferimento ha causato.
Senza sminuire minimamente le altrui problematiche, ritengo che la mia vicenda, tanto assurda quanto irreale, susciti sicuramente particolare attenzione da parte di chi per natura si è distinto per essere stato un araldo dell’uguaglianza e della giustizia; ed è per tali ragioni che mi rivolgo proprio a Lei.
Ebbene, ritengo che quando accadutomi non può rimanere sottaciuto e con questo documento voglio denunciare una flagrante violazione della legalità messa in atto dalla Direzione Gen. Det. Tratt. Del D.A.P. Quando, a fine luglio u.s., ha deciso repentinamente di “smantellare” la sezione A.S.1 di Spoleto per “esigenze” atte al “recupero di posti letto” a causa del crescente numero di detenuti “A.S.3”.
Le nostre scelte di assegnazione ai vari carceri sono state decise “solo” sulla base del nostro “titolo detentivo”, senza considerare altri elementi valutativi attinenti ai risultati del percorso trattamentale (per come dispone la legge). Di conseguenza, non solo il danno ma anche la beffa ed a me è toccata proprio la Sardegna, ovvero Nuoro, con conseguenze devastanti per la mia persona che vanno al di là di ogni logica giuridica e civile, atteso che tale assegnazione ha compromesso seriamente il mio lodevole percorso rieducativo, i miei studi universitari, i miei stessi affetti familiari.
Come può aver deciso e con quali criteri quel Dirigente del DAP, responsabile di questa “movimentazione” a far destinare ogni detenuto nel giusto carcere di assegnazione? Sono circa 25 anni che per esperienza diretta con questi luoghi mi porta a darvi una ed una soltanto risposta: noi detenuti non siamo considerati persone ma dei pacchi postali, dei numeri di matricola, delle mere pratiche da evadere, in spregio a questo Stato che vanta illustri nomee di civiltà e giustizia. Ma si badi… solo nomee!!
riguardo a me, il trasferimento in questo “particolare carcere” (Nuoro), sia per collocazione geograica sia per rigidità del regime penitenziario mi ha procurato una gravosa interruzione e regressione del trattamento rieducativo; (sono un detenuto al quale sono stati conferiti diversi Encomi, diversi Attestati di Qualificazione Professionale, ho conseguito due Lauree; ho scritto due libri e il terzo era in fase di redazione); mi ha impedito la prosecuzione degli studi universitari (dopo la recente Laurea, mi sono riscritto ad un ulteriore Corso di Laurea); mi ha sradicato dai rapporti familiari, considerato che per me è difficile, se non impossibile, effettuare colloqui a Nuoro, data la distanza e l’impossibilità economica.
Ma l’illegittimità e la stortura di questa mia inconciliabile assegnazione in Sardegna, poggia sul fatto che il DAP, nel deciderla, non ha assolutamente verificato se, nel corso della mia lunga detenzione, avessi avuto, o meno, esperienze extramurarie. Ebbene, in occasione della Tesi di Giurisprudenza, che ho discusso il 25 maggio u.s. Per la Competenza in Diritto penitenziario, laureandomi con 110/110, il TDS di Perugia mi ha concesso un Permesso di 14 ore, LIBERO nella persona e SENZA L’USO DI SCORTA, accompagnato solo da mia moglie, mio figlio e altri familiari, per recarmi all’Università di Pisa e per festeggiare tale importante traguardo. Questo permesso è stato per me, per mia moglie e per mio figlio un’esplosione di emozioni, di sentimenti ma, soprattutto, di speranze per un futuro migliore. Pertanto, ben potete immaginare gli effetti devastanti e traumatici che questo trasferimento proprio in Sardegna ha procurato ai miei cari.
Vi rendete conto? Dopo vent’anni di ininterrotta detenzione sono uscito in permesso per una intera giornata, libero e senza alcun controllo degli organi di polizia; mi sono laureato col massimo dei voti; sono stato con mia moglie e con mio figlio in albergo, al ristorante, in giro per le vie di Pisa e Spoleto; sono puntualmente rientrato in carcere, con i miei piedi, ben consapevole di avere una condanna all’ergastolo, ed io… dovrei essere il fuorilegge? No! Non ci sto!
Sono sette mesi che vengo “traslocato” da un carcere all’altro. Mentre ero detenuto nel carcere di Livorno (da ben sette anni) viene decisa la chiusura di tutti i padiglioni per inagibilità delle strutture, ritenute a serio rischio crollo, con conseguente trasferimento di tutti i detenuti ivi ristretti (circa 450). io vengo trasferito presso la C. R. di Spoleto. Non sono nemmeno trascorsi sette mesi che il DAP, a fine luglio u.s., decide la chiusura della sezione A.S.1 di Spoleto e, questa volta, vengo addirittura “sbattuto” in Sardegna. E’ questo il trattamento che l’Amm. Penit. Riserva ai detenuti oramai recuperati e reinseriti nella società? Quello di sbatterli in Sardegna? Io ho dimostrato rispetto della Legge rientrando in carcere dal permesso; io ho dimostrato di non essere più socialmente pericoloso; io ho dimostrato di essere una persona diversa e migliore. A questo punto penso che i cattivi che sono diventati buoni siano molto più affidabili dei buoni che non sono mai stati cattivi. Non meritavo assolutamente di essere mandato a Nuoro, anzi, proprio per i miei familiari, che da vent’anni peregrinano per le varie carceri del nord Italia, meritavo di essere portato in un carcere più vicino alla Puglia. Purtroppo, la presunzione di pericolosità che opera sulla mia posizione giuridica, per il solo e semplice motivo che sono classificato nel circuito di A.S.1 (ex E.I.V.), mi penalizza. Ritengo che sia giunto il momento di dar voce alla società tutta, chiedendo(Vi) se l’Amm. Penit., nei miei riguardi, abbia operato nel pieno rispetto del principio rieducativo, o meno. Io credo che la società esige che l’istituzione carcere restituisca persone responsabilizzate e più mature in garanzia di una maggiore sicurezza sociale, anziché restituire persone ancor più criminali di prima e soggetti a recidiva.
Avviandomi alla conclusione e benchè preso dalla disperazione abbia inoltrato ai vertici del DAP un mio ricorso gerarchico che molto probabilmente non verrà nemmeno letto, mi appello al Vostro aiuto e alla solidarietà di chiunque voglia prendersi a cuore questa vicenda. Vi sarei grato se interpellaste i vertici del DAP (il Ministro della Giustizia Prof. Avv. Paola Severino, il Capo del DAP Presidente Giovanni Tamburino, il Vice Capo del DAP Dr. Luigi Pagano e il Direttore Generale della Dir. Gen. Det. Tratt. DAP, Dr. Roberto Piscitello) affinchè intervengano per rimuovere questa palese situazione di contrasto con il 3° comma dell’art. 27 Cost., ripristinare la legalità e farmi trasferire presso un idoneo istituto carcerario dove possa continuare la mia attività trattamentale, gli studi universitari, e, soprattutto, poter fare colloqui con i miei familiari.
Essere detenuto a Nuoro è come se m’avessero riportato indietro di vent’anni e questo mi rifiuto di accettarlo perché il mio passato è per me morto e sepolto. A ben vedere, infatti, sono proprio le storie di detenuti, come questa vissuta da me, a rappresentare la vittoria del sistema carcerario sul crimine; nel mio caso, al di là di ogni retorica, è un fatto che io mi sia trasformato da delinquente ad operatore culturale, attraverso anche una totale presa di distacco da certe forme mentis deviate e devianti.
Sperando che possa attivarsi per la tutela dei miei diritti, rimango in attesa di leggerLa quanto prima.
Cordiali saluti
Marcello Dell’Anna