di Marco Sommariva*
Non vedo neppure la volontà di costruire una società fondata sull’idea che tutti gli esseri umani sono creati uguali e non devono morire di fame
Lo scorso marzo ho letto che oltre 400 lavoratori erano stati inseriti nelle imprese nell’ambito del “Progetto Ghana”, un’iniziativa promossa da Confindustria Alto Adriatico (CAA) per mettere in relazione formazione tecnica internazionale e fabbisogni di competenze delle aziende. Inaugurato in Africa alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, il Progetto pare aver creato opportunità occupazionali qualificate grazie alla collaborazione con importanti realtà produttive italiane che hanno inserito i lavoratori nelle strutture locali.
«Il successo di questo percorso» – spiegava nell’articolo Michelangelo Agrusti, Presidente CAA – «dimostra che è possibile costruire filiere internazionali della formazione capaci di rispondere in modo concreto alle esigenze delle imprese; il valore sta nella qualità della preparazione tecnica, nella selezione accurata dei lavoratori e nella solidità del loro inserimento nelle aziende».
L’articolo precisa che il tutto è frutto di un sistema che “integra formazione professionale nel Paese di origine, selezione delle competenze e accompagnamento all’ingresso nel nostro mercato del lavoro. La preparazione tecnica è svolta oltre confine dalle Scuole Salesiane mentre Umana S.p.A. [Agenzia per il Lavoro] cura la selezione e l’integrazione dei lavoratori nelle imprese con il supporto della Ghana National Association [organizzazione di riferimento per la comunità ghanese in Italia], finalizzato a favorire l’inclusione sociale e culturale nel nostro Paese”.
Non vedo nulla sulla durata del contratto di lavoro né su quanto guadagneranno: sarà per questo che non riesco a rallegrarmi di questa notizia?
Oggi leggo su Avvenire che l’Atm di Milano ha selezionato 30 conducenti in Tunisia per colmare la carenza di personale e che questi sono in arrivo la prossima settimana, un’operazione che “assomiglia a ciò che l’Europa invoca da anni: migrazione regolare e qualificata”.
Nell’articolo di Paolo M. Alfieri è riportato che a “quasi due ore di volo dalla città dell’innovazione e del design, l’Azienda trasporti milanesi ha selezionato negli ultimi mesi 30 autisti tra 45 candidati, scelti con colloqui attitudinali e prove tecniche sul posto. Poi li ha avviati a un percorso di formazione linguistica per raggiungere il livello B1 in italiano” e che, la prossima settimana, si eserciteranno su strada nel traffico milanese, prima dell’assunzione a tempo determinato e la piena operatività dall’autunno sulle linee urbane ed extraurbane.
Qui troviamo i termini del contratto – “a tempo determinato” – e precisazioni sul salario: “La retribuzione annua lorda d’ingresso per un conducente Atm è di circa 28.388 euro. Tradotto in netto mensile, siamo attorno a 1.400 euro. Dopo dieci, quindici anni di servizio la cifra sale di poco: intorno ai 1.700 euro. A venticinque anni di carriera, sono 1.750 netti”.
Peccato che Milano sia diventata ormai una delle città più care d’Europa, dove un monolocale in affitto difficilmente scende sotto i 1.000 euro: sarà solo per questo che non riesco a rallegrarmi neppure di quest’altra notizia?
Cosa non mi convince? Esattamente non lo so spiegare, ma credo sia a causa delle mie ultime letture: Ignazio Silone e Kurt Vonnegut.
Ne L’avventura d’un povero cristiano edito nel 1968, il primo scriveva: “Sul sentimento cristiano della fraternità e un istintivo attaccamento alla povera gente, sopravvive anche […] la fedeltà al socialismo. So bene che questo termine viene ora usato per significare le cose più strane e opposte; ciò mi costringe ad aggiungere che io l’intendo nel senso più tradizionale: l’economia al servizio dell’uomo, e non dello Stato o d’una qualsiasi politica di potenza”.
Nel libro Un uomo senza patria edito nel 2005, il secondo ha scritto: “Socialismo non è una parola malvagia più di quanto non lo sia cristianesimo. Fra i dettami del socialismo non c’erano Stalin e la sua polizia segreta e la chiusura delle chiese, così come fra i dettami del cristianesimo non c’era l’Inquisizione spagnola. In realtà, fra i dettami sia del socialismo che del cristianesimo c’è la costruzione di una società fondata sull’idea che tutti gli uomini, le donne e i bambini sono creati uguali e non devono morire di fame”.
Ecco, forse, cos’è che non mi convince: non vedo un’economia al servizio dell’uomo, tantomeno la volontà di costruire una società fondata sull’idea che tutti gli esseri umani sono creati uguali e non devono morire di fame.
Detto quanto sopra, auguro sinceramente buona fortuna a tutti i 400 lavoratori inseriti nelle imprese nell’ambito del “Progetto Ghana” e a ognuno dei 30 conducenti selezionati in Tunisia e attesi a giorni a Milano.
Benvenuti.
*scrittore e collaboratore dell’Osservatorio Repressione sul sito www.marcosommariva.com tutte le sue pubblicazioni
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