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Non giudicare se non sai

Negli ultimi giorni si è parlato moltissimo dell’arresto di Baby Gang e Neima Ezza, due rapper del gruppo musicale Seven 700 di Milano arrestati con l’accusa di aver compiuto diverse rapine. Su di essi si è inevitabilmente riversato il perbenismo giudicante dei benpensanti. Questo articolo vuole gettare una luce sul contesto dal quale questa scena è emersa, che parla di razzismo, esclusione sociale e rabbia giovanile.

di Nassi LaRage

Negli ultimi giorni si è parlato moltissimo dell’arresto di Baby Gang e Neima Ezza, due rapper del gruppo musicale Seven 700 di Milano – zona San Siro – arrestati con l’accusa di aver compiuto diverse rapine. Con loro c’è anche Samy, un altro giovanissimo rapper.

Di loro si era parlato molto già alcuni mesi fa, dopo gli scontri con la Polizia a piazza Selinunte durante la registrazione di un video musicale, dove la Polizia si era presentata nel quartiere in tenuta antisommossa sparando lacrimogeni per disperdere la folla.

Mentre Baby Gang, nome d’arte del ventenne Zaccaria Mouhib, deve restare in carcere, Amine Ez Zaaraoui, noto come Neima Ezza, e Samuel Matthew Dhahri, detto Samy si trovano ora agli arresti domiciliari. Hanno tutti poco più che 20 anni.

I nomi d’arte scelti da questi giovani ragazzi può frenare un’analisi approfondita di questa storia, cosi come alcune delle rime che compongono i loro testi.
Comunque le loro canzoni, al di là dei gusti musicali, esprimono una rabbia generazionale che ha trovato ampio consenso tra chi nasce e vive in quartieri popolari, dove si convive con il disagio creato dall’istituzione carceraria (che destabilizza famiglie e persone), dalla repressione poliziesca, dall’assenza di prospettive in una città dove tutto costa troppo. Non è un caso che in poco tempo, il gruppo Seven7oo ha raggiunto livelli di notorietà anche all’estero, con uno stile che ricorda molto quello francese e che raggiunge giovani anche in Inghilterra. Le loro canzoni, insieme o da soli, hanno superato più di un milione di visualizzazioni su Youtube anche in poco tempo.

Storie – quelle raccontate da Neima, Baby Gang e gli altri – che alcuni di noi conoscono bene. In quelle case ALER dalle pareti sottili, tutti sanno tutto di tutti. Si tira avanti con lavori saltuari, c’è un mondo di precari, le donne adulte sono spesso casalinghe, gli anziani invecchiano più velocemente per la noia, i risparmi sono sempre all’osso e, succede, c’è chi si arrangia con attività considerate illegali dalla legge.

Questi ragazzi figli di genitori provenienti dal Marocco, dall’Egitto, dal Perù, dalla Tunisia, spaccano le contraddizioni del luogo in cui vivono, che è la Milano che si nasconde dietro la medaglia di “città vivibile”. Sì, vivibile per i ricchi. Quindi raccontano storie, alcune in prima persona, fatte di ingiustizia e di reazione, di repressione e di Risposta.

Per le canzoni esplicite, la presenza massiccia di persone durante la registrazione dei video (“aiuto, ci sono 300 non-bianchi che si raggruppano”), le beffe alla Polizia pubblicate sui social (c’è un video di Baby Gang che gioca a GTA San Andreas mentre alle sue spalle la Polizia gli perquisisce la casa), questi ragazzi erano già entrati nel mirino della Polizia e dell’opinione pubblica perbenista.
Ad aprile, a Neima Ezza era stata contestata la violazione dell’articolo 18, e cioè la “manifestazione non preavvisata” durante la registrazione del video di Baby Gang. Ironia della sorte, il video si chiama Rapina e riporto le prime frasi della canzone:
Mio fra’ che magna se non metto il passamontagna/ Lo buttano in gabbia pensando che il ragazzo cambia, ma / Esce, fra’, con più rabbia, Italia corrotta è mafia/ Lo Stato fornisce e poi dopo ci butta in gabbia
Uscita a Maggio 2021.

Ma soffermiamoci sulla probabile ingiustizia che stanno subendo questi ragazzi, con una dovuta premessa: la maggior parte di loro è originario del Maghreb, e l’origine di questi ragazzi ha il suo peso sia per come viene affrontato questo argomento nei loro testi, sia per come l’opinione pubblica ha fin da subito accettato il fatto che fossero davvero colpevoli di aver commesso quelle rapine ai danni di privati.

Per una persona nata in Italia da genitori italiani, bianchi e con una storia familiare legata al territorio, è davvero difficile riuscire ad immaginare cosa vuol dire vivere la situazione esattamente opposta in una società che non ammette la diversità, né a livello giuridico (se non dopo molti sacrifici) né a livello mentale. Aggiungiamoci poi quella differenza sociale e di classe che si crea tra chi ha facile accesso al welfare statale, e chi invece no.

Questo vuol dire che non partiamo tutti dallo stesso blocco di partenza, e da giovani questo fa rabbia.
Fa rabbia quando da bambina sei in fila davanti alla Questura dalle 4 del mattino con tutta la tua famiglia per rinnovare il permesso di soggiorno, fa rabbia quando fermano i tuoi fratelli più volte di quanto sia mai successo a tutti i tuoi amici messi insieme; fa rabbia quando non puoi andare in gita all’estero con la classe alle medie, o quando alla maggior età durante il giuramento per ottenere la cittadinanza ti dicono “Benvenuta in Italia” anche se è il paese dove sei nata. Ho scritto tanto di questo, e ascoltando le canzoni di questi ragazzi che hanno 10 anni in meno di me ma esprimono la stessa rabbia che io e altri abbiamo sentito in maniera così feroce a 20 anni, non posso far altro che capire il loro tentativo di spiegarsi al mondo.

Sia ben chiaro, sono stati notati quasi da subito dalle Major, e i soldi con la musica li stavano iniziando a fare. Questa è una delle argomentazioni utilizzate per scagionare Neima, Baby e Sami: è mai possibile che dei giovani artisti già popolari e con contratti di lavoro stabili e economicamente vantaggiosi, potessero immischiarsi in rapine in centro a Milano con il rischio di essere riconosciuti dai propri fan?
Gli stessi fan che oggi fanno muro sui social, e qualcuno ha anche condiviso una storia in cui si vede Neima, il 22 maggio 2021, ad una specie di festa in cascina. Quella sera Neima avrebbe preso parte a una rapina.

Mentre Baby Gang, a cui viene imputata un’altra rapina la sera del giorno dopo sempre in centro a Milano, si trovava fuori dalla città.
I cellulari degli indagati, in sostanza, non agganciavano nessuna stazione radio attigua alla zona d’interesse dove si sarebbero svolte le rapine.
Oltre alla non chiarezza del sistema di intercettazione che sta convalidando l’arresto di Baby Gang e che mantiene gli altri due ai domiciliari, c’è anche una seconda questione da considerare: il modo in cui è avvenuto il riconoscimento degli imputati.

Un riconoscimento avvenuto con “assoluta certezza” (parole del GIP) utilizzando un album intitolato “Baby Trap” (che buffo!) ben 5 giorni dopo le due rapine di maggio qui sopra citate (che strano). Perchè queste persone non hanno riconosciuto Baby Gang e Neima Ezza al parco Vetra a Milano mentre li rapinavano, ma li hanno riconosciuti dalle foto di un album tematico alcuni giorni dopo? Potrebbero rimanere dubbi, ma alcune certezze ce le abbiamo. Tipo che Neima è ai domiciliari e ha scritto una canzone in pochissimo tempo per per parlare di quello che è successo e delle reazioni di media e del pubblico.
Tendenzialmente si sta dalla parte di chi non abbassa la testa.

Il pezzo si intitola “Risposta”, e fa cosi:
“vogliono boicottarmi perché siamo del blocco
sento dalla sua bocca escono frasi di troppo
tipo “torna in Marocco questo non sarà il tuo posto”
ste cose non le scordo, ti giuro non le scordo.
Se commettiamo gli errori ne paghiamo conseguenze
ma stavolta non ci pieghi, fanculo sono innocente
“tanto chi se ne fotte di perdere un anno o un mese,
è solo un africano se ne torni al suo paese”
ti ho letto nella mente pure se non volevi […]”

da MilanoInMovimento

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