Naziskin a Pietramurata: per loro nessun divieto


Dal 3 al 6 settembre il Veneto Fronte Skinheads potrà tenere “Ritorno a Camelot”. Centocinquanta agenti per blindare il territorio, mentre Futuro Nazionale rivendica la presenza. Il problema non è soltanto il raduno: è la progressiva normalizzazione politica dell’estrema destra.

Il raduno si farà. Dal 3 al 6 settembre Pietramurata, frazione del comune trentino di Dro, ospiterà “Ritorno a Camelot”, l’appuntamento organizzato dal Veneto Fronte Skinheads che richiamerà militanti dell’estrema destra da diversi paesi europei. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Trento ha stabilito che non esistono, allo stato degli atti, elementi giuridici sufficienti per vietarlo.

Il risultato ha qualcosa di paradossale. Il raduno può svolgersi, ma per consentirne lo svolgimento Pietramurata dovrà essere praticamente blindata. Le autorità prevedono infatti uno schieramento che arriverà a circa 140-150 operatori tra polizia, carabinieri e Guardia di finanza, con personale presente persino all’interno dell’Hotel Ciclamino per verificare eventuali comportamenti penalmente rilevanti. Sono attese tra le 300 e le 400 persone.

È difficile trovare una rappresentazione migliore del cortocircuito politico. Un territorio viene sottoposto a un dispositivo eccezionale di ordine pubblico per garantire lo svolgimento di un appuntamento della galassia naziskin europea. La popolazione paga in termini di strade presidiate, controlli e militarizzazione del territorio il prezzo della decisione di lasciare che il raduno abbia luogo.

E non stiamo parlando di un innocuo festival musicale. Nel materiale legato all’evento sono stati segnalati riferimenti alla Gioventù hitleriana e testi esplicitamente violenti contro gli avversari politici. Angelo Bonelli ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di applicare la legge Mancino e impedire che l’Italia diventi una zona franca della propaganda neonazista. Tra le realtà internazionali indicate nell’orbita dell’appuntamento compare inoltre Blood & Honour, rete neonazista che il governo britannico ha inserito nel 2025 nell’elenco delle organizzazioni terroristiche proscritte.

Il punto, dunque, non è attribuire a Piantedosi un potere personale di vietare qualsiasi manifestazione sgradita. Il punto politico è un altro: chiedersi perché, di fronte a un appuntamento di questa natura e alle richieste avanzate da associazioni, sindacati, amministratori e parlamentari, la risposta dello Stato finisca ancora una volta per essere essenzialmente quella dell’ordine pubblico. Non impedire il raduno, ma circondarlo di poliziotti.

Per questo la vicenda di Pietramurata va letta dentro un quadro più ampio. Piantedosi e il governo Meloni hanno costruito in questi anni una politica della sicurezza durissima nei confronti delle proteste, delle occupazioni, dei blocchi, dei movimenti sociali e della solidarietà con la Palestina. Quando invece ci si trova davanti alle organizzazioni dell’estrema destra, la parola d’ordine torna improvvisamente a essere la tutela della libertà di riunione entro i limiti della legge.

Una sproporzione politica prima ancora che giuridica. E questa volta esiste anche un ulteriore elemento: il rapporto sempre meno nascosto tra la galassia dell’estrema destra radicale e quella che cerca una rappresentanza elettorale.

A “Ritorno a Camelot” ha infatti annunciato la propria partecipazione Emilio Giuliana, referente trentino di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Giuliana non è un personaggio arrivato casualmente in quell’ambiente: è stato segretario della Fiamma Tricolore e responsabile regionale di Progetto Nazionale, associazione presieduta da Piero Puschiavo, tra i fondatori del Veneto Fronte Skinheads. La sua presenza racconta quindi anche la continuità di reti politiche che dal neofascismo organizzato arrivano alla nuova destra elettorale.

Vannacci non ha preso le distanze. Ha rivendicato la libertà dei propri iscritti di partecipare alle iniziative che ritengono opportune purché rimangano nei limiti della legalità e ha ironizzato sulle polemiche attorno a “Camelot”.

Non è un dettaglio. Futuro Nazionale è ormai un concorrente reale della destra di governo. Un sondaggio SWG diffuso in questi giorni lo accredita al 7,5%, davanti a Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia resta il primo partito ma scende al 26,8%. Vannacci sta dunque contendendo alla coalizione governativa proprio una parte dell’elettorato più radicalizzato a destra.

È in questo scenario che può essere formulata una domanda politica: quanto pesa questa competizione nella prudenza del governo verso le aree neofasciste e neonaziste? Affermare che Piantedosi abbia autorizzato il raduno per ragioni elettorali sarebbe una conclusione che i fatti disponibili non consentono di dimostrare. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare il processo politico in corso: la destra radicale non è più soltanto una periferia extraparlamentare. È diventata un terreno di competizione elettorale.

E Pietramurata mostra plasticamente dove conduce questa normalizzazione.

Da una parte un raduno organizzato dal Veneto Fronte Skinheads può svolgersi sotto protezione di un gigantesco dispositivo di sicurezza. Dall’altra sono cittadini, associazioni, sindacati e realtà antifasciste a dover mobilitarsi per ricordare qualcosa che dovrebbe appartenere alle fondamenta della Repubblica.

Nei giorni scorsi la pressione dal basso è stata forte. Centinaia di persone si sono ritrovate davanti al municipio, mentre amministratori locali e organizzazioni del territorio hanno chiesto alle autorità di intervenire. Anche il Consiglio comunale di Vallelaghi aveva domandato al prefetto di impedire l’iniziativa. I sindaci di Trento e Riva del Garda hanno invece invitato alla mobilitazione. Le deputate Sara Ferrari e Stefania Ascari hanno portato il caso in Parlamento.

Giovedì 3 settembre la risposta sarà nelle strade. La mobilitazione antifascista partirà da Pietramurata con l’adesione di sindacati, associazioni, collettivi e cittadini. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha già annunciato la propria partecipazione.

È questa forse l’immagine politicamente più significativa dell’intera vicenda.

Da una parte centinaia di uomini delle forze dell’ordine mobilitati perché un raduno della galassia naziskin possa svolgersi senza incidenti. Dall’altra una comunità che deve scendere in strada per dire che quel territorio non accetta di diventare il punto d’incontro dell’estrema destra europea.

Il problema non è soltanto ciò che accadrà dentro l’Hotel Ciclamino. È quello che sta accadendo fuori: l’assuefazione.

Il neofascismo viene progressivamente trasformato da problema democratico a normale componente del pluralismo politico. Le sue organizzazioni diventano interlocutori, i suoi raduni eventi da “gestire”, le sue reti bacini elettorali da conquistare. Il confine tra destra istituzionale e destra radicale diventa sempre più poroso.

Per questo Pietramurata riguarda tutti. Non perché ogni raduno dell’estrema destra possa essere vietato amministrativamente. Ma perché una democrazia nata dalla Resistenza dovrebbe almeno interrogarsi quando per quattro giorni un territorio deve essere blindato affinché centinaia di militanti della galassia naziskin europea possano celebrare indisturbati la propria comunità politica. E se le istituzioni scelgono di considerarlo soltanto un problema di ordine pubblico, resta alla società antifascista il compito di chiamarlo con il suo nome.


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