Anche questo ci tocca: inaugurare grazie al governo in carica il primo respingimento in mare in violazione della legislazione internazionale che non riconosce la Libia come un porto sicuro
Non era mai accaduto. Anche questo ci tocca: inaugurare grazie al governo in carica il primo respingimento in mare.
Il rimorchiatore Asso 28, unità navale battente bandiera italiana ha salvato 108 migranti a bordo di un gommone. Poi ha girato la prua verso la Libia e li ha portati da dove stavano fuggendo.
Un fatto senza precedenti in violazione della legislazione internazionale che garantisce il diritto d’asilo e che non riconosce la Libia come un porto sicuro in cui, secondo la convenzione di Ginevra, devono essere sbarcati i migranti soccorsi. Nessuno dei migranti riportati a Tripoli, infatti, ha avuto la possibilità di chiedere asilo come garantito dalla legge.
Asso 28 è uno dei mezzi che operano a supporto delle piattaforme petrolifere. Così come lo è la Vos Thalassa alla quale circa due settimane addietro capitò di fare la stessa cosa, cioè salvare in quel caso 67 migranti prossimi a una piattaforma. I migranti, dopo una sorta di rivolta perché temevano di essere riportati a Tripoli, furono trasbordati sulla nave militare Diciotti, poi arrivata a Trapani. I naufraghi dopo un lungo tira e molla del governo sbarcarono grazie all’intervento del presidente Mattarella.
Sulla vicenda adesso l’Unhcr ha aperto un’indagine: «Stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie – spiega su Twitter -. La Libia non è un porto sicuro e questo fatto potrebbe comportare una violazione del diritto internazionale». Ma la preoccupazione per quanto accaduto e per le possibili conseguenze è pressoché unanime. Intervengono Magistratura democratica, l’Arci, Amnesty international e l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, mentre il Garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma sottolinea come, se le notizie riportate dalle agenzie verranno confermate, «si tratterebbe di un episodio che si potrebbe configurare come respingimento collettivo».
Un parere condiviso anche da Marina Castellaneta, ordinario di diritto internazionale a Bari: «In base a tutte le convenzioni internazionali lo Stato deve fare in modo che chiunque faccia richiesta di asilo venga tutelato e seguito in questa richiesta – spiega la docente -. E dunque ha l’obbligo che le sue navi, quelle che battono la sua bandiera, non effettuino dei respingimenti».
Sull’ episodio, che coinvolge la nave italiana Asso 28, il giornalista Alberto Negri scrive su facebook: “L’episodio della nave commerciale Asso 28 che ha riportato in Libia 108 migranti contravviene alle regole europee secondo le quali la Libia non è un porto sicuro. L’operazione sarebbe avvenuta su indicazione della sala operativa di Roma. Nella tratta di migranti e rifugiati l’Italia ha cambiato campo: che questo venga detto e soprattutto scritto con decreti governativi in modo che ognuno, per quanto gli compete, si assuma le sue responsabilità. Oppure diventeremo la repubblica delle bananiere e dello scaricabarile.”
Che siamo una banana republic lo si sa da tempo. Ma, come sottolinea Negri, con l’episodio della Asso 28, la situazione si fa più complicata: “quale legislazione prevale, quella internazionale ed europea o quella italiana? Ma qual è adesso quella italiana che finora ha fatto riferimento a quella internazionale ed europea? Qui c’è poco da scherzare perché sono coinvolte navi civili, militari e autorità delle Forze Armate“.


