Davide Bifolco, viene ucciso da un carabiniere nella notte tra il 4 e il 5 settembre 2014.
Davide era un ragazzo di sedici anni del quartiere Traiano di Napoli e quella notte girava con due amici sullo stesso motorino.
Intorno alle 2.30 i ragazzi vengono visti da una gazzella dei carabinieri. Gli agenti sosterranno di aver scambiato uno dei tre per Arturo Equabile, piccolo pregiudicato e latitante che la stessa sera si era sottratto ad un arresto.
La gazzella intima l’alt al motorino sul quale c’è Davide, che non si ferma perché sono in tre, il mezzo è senza assicurazione e il proprietario ha paura di multa e sequestro (gli agenti diranno che stavano facendo un vero posto di blocco, i testimoni negheranno tale ricostruzione).
Parte l’inseguimento lungo viale Traiano. Il motorino cerca di sottrarsi scavalcando un cordolo che divide le carreggiate: la volante fa lo stesso, buca una gomma e tampona il mezzo causandone la caduta.
Un carabiniere, Giovanni Macchiarolo, scende dalla vettura con la pistola in mano ed esplode un colpo – lui sosterrà accidentalmente – che uccide Davide Bifolco.
Nonostante il ragazzo muoia poco dopo, il cadavere viene portato via da un’ambulanza che rimane sul posto per cinquanta minuti e la scena del delitto risulta irrimediabilmente compromessa (i mezzi sono spostati, non viene effettuata sagomatura del cadavere).
Davide e i suoi amici non avevano armi, ovviamente, e Arturo Equabile sosterrà che quella sera era fuggito a piedi e non su un ciclomotore come poi affermeranno i carabinieri. Insomma, una vicenda evidentemente poco chiara che resta tale anche dopo due sentenze.
Gianni Macchiarolo viene condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi per omicidio colposo. I giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Napoli riducono la condanna a due anni: la pena viene quindi sospesa


