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In tutto il mondo si rafforzano le leggi e le norme contro le lotte e i diseredati

Da tempo è in atto un peggioramento complessivo delle leggi e dei codici penali, rivolto sia contro le masse dei diseredati che contro i movimenti di protesta.

La tendenza è di vecchia data, ma ha assunto particolare estensione dall’inizio del periodo pandemico, viaggiando in parallelo all’aggravarsi della crisi sanitaria, economica, sociale, ambientale e climatica, e nell’attuale contesto di guerra generalizzata non potrà fare altro che aggravarsi.

E’ un giro di vite che colpisce l’agibilità politica dei movimenti, facilita la persecuzione dei militanti, il rafforzamento dei poteri, dell’arbitrio e dell’impunità per gli organi deputati alla repressione.

Succede anche in Paraguay dove di recente è stata promulgata la “legge di criminalizzazione” per colpire le lotte contadine ad uso e consumo degli interessi dell’agribusiness.
Come premessa all’approfondimento in merito di Abel Irala, tratto dal n° 110 della rivista Biodiversidad, proponiamo una breve e non esaustiva rassegna internazionale sul fenomeno.

Perù. Il 27 marzo 2020, undici giorni dopo la decretazione del lockdown, è stata promulgata la “Legge di protezione della polizia”, che prevede la possibilità di un uso sproporzionato della forza, la  licenza di uccidere e l’impunità per gli effettivi della polizia e dell’esercito.
Il provvedimento, adottato sotto la presidenza del neoliberista Martín Vizcarra, frutto di un iter palesemente incostituzionale. E’ entrato in vigore nel pieno dello Stato di Emergenza Nazionale dichiarato in nome della pandemia, che ha posto i membri della polizia nazionale e delle forze armate sotto la catena di comando dell’ordine pubblico interno.
E’ una legge particolarmente pericolosa per l’opposizione sociale e per le lotte in difesa dei territori, tenendo conto che la polizia peruviana viene anche utilizzata per fornire servizi di sicurezza a pagamento per le compagnie minerarie (nel 2019 erano in vigore 29 contratti di questo tipo) e che in questa funzione esercita violenza sulle comunità.

Nel giugno del 2020 in Honduras, la narcodittatura di Juan Orlando Hernández ha approfittato del coprifuoco ‘pandemico’ imposto alla società honduregna per imporre l’entrata in vigore del nuovo codice penale, contestato dalle organizzazioni sociali come segue:

“Ripudiamo un codice penale che criminalizza le proteste sociali, mette a rischio l’esercizio effettivo delle libertà di riunione e di associazione, ponendo in pericolo coloro che esprimono opposizione alle decisioni dei settori al potere, e definisce come crimini il  “disordine pubblico”, la “disobbedienza all’autorità”, le “riunioni e manifestazioni illecite” e il “terrorismo”, in termini così ampi e ambigui che si prestano immediatamente alla discrezione e all’arbitrio al momento della loro interpretazione e applicazione”.

Sempre nel 2020, in luglio, nelle Filippine il governo populista e militarista di Rodrigo Duterte ha approfittato della pandemia per far passare la nuova Legge antiterrorismo, seguita da un’ondata di ritorsioni contro i media indipendenti attraverso la tattica del ‘red tagging’.
Una legge utile per colpire anche i movimenti di difesa ambientale, che operano già ora in un panorama violentissimo. Sono stati infatti 148 i Difensori della Terra uccisi nei primi quattro anni della presidenza Duterte (2016/2020), all’interno di un contesto repressivo generale capace di determinare – in nome soprattutto delle ‘campagne antidroga’ – la morte di 20.000 persone, prevalentemente povere attraverso esecuzioni extragiudiziali.

  In Francia il 15 aprile 2021 il parlamento francese ha approvato la liberticida «Loi Sécurité Globale».
Una legge autoritaria, che va a consolidare i poteri e garantire l’impunità ad un apparato di polizia considerato come il più violento dell’Europa Occidentalei. La legge in concreto prevede “la generalizzazione dei droni in tutti gli interventi delle forze dell’ordine, l’obbligo di sfocare le immagini dei volti degli agenti di polizia e il rischio di essere sottoposti a violenze, di venire arrestati e condannati per chiunque filmerà gli agenti, mentre le immagini delle manifestazioni potranno essere riprese dalle telecamere pedonali e trasmesse in diretta … Questa è la porta aperta all’impiego massiccio del rilevamento di immagini in tempo reale con l’utilizzo di software automatizzati, tra cui il riconoscimento facciale. Ma anche l’autorizzazione al porto d’armi per la polizia fuori servizio, anche nei luoghi pubblici, e più in generale i pieni poteri alle forze dell’ordine che hanno carta bianca già da anni”ii.

Lo scorso aprile nel Regno Unito il parlamento ha approvato il Police, Crime, Sentencing and Courts Act, che conferisce alla polizia maggiori strumenti per fermare le proteste, come il potere di limitare una manifestazione qualora sia considerata dalla polizia troppo rumorosa.
Attualmente il governo britannico sta cercando di far passare anche il Public Order Bill che contiene elementi ulteriormente peggiorativi della legge vigente. Si tratta di norme
particolarmente rivolte ai movimenti che utilizzano l’azione diretta e le tattiche di disobbedienza civile contro l’inazione del governo o delle aziende sull’emergenza climatica, ma che possono avere un profondo impatto anche su altre tipologie di protesta. Vi promettiamo a breve un approfondimento specifico.

note:

i Perchè la polizia francese è diventata la più violenta in Europa occidentale?, in Osservatorio Repressione, 06 maggio 2019.

ii Colpo di mano poliziesco in Francia: parlamento vuoto approva la Loi Sécurité Globale, in Osservatorio Repressione, 17 aprile 2021.

 

da Ecor Network

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