Modena respinge Forza Nuova, la polizia carica gli antifascisti


Dopo la tragedia del 16 maggio, i fascisti provano a speculare sul dolore per seminare odio razzista. In piazza centinaia di persone contro la provocazione nera: ancora una volta manganelli contro chi difende l’antifascismo.

A Modena, nella serata di mercoledì 20 maggio, è andata in scena una dinamica ormai sempre più evidente: i fascisti provano a occupare lo spazio pubblico sfruttando tragedie e paura, mentre la polizia interviene contro chi si oppone alla loro propaganda d’odio.

Forza Nuova aveva convocato un presidio in città per speculare sui drammatici fatti del 16 maggio, quando un’auto ha travolto la folla in pieno centro, lasciando quattro persone ancora ricoverate in prognosi riservata. Una tragedia trasformata immediatamente dalla destra neofascista in occasione politica, nel tentativo di alimentare razzismo, paura e vendetta sociale.

Ma Modena ha risposto. Centinaia di giovani, precarie e precari, realtà di movimento, organizzazioni sindacali e democratiche si sono ritrovati in largo Aldo Moro per dire che una città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza non può e non vuole tollerare provocazioni fasciste.

Di fronte alla calata nera, peraltro striminzita, con appena una trentina di militanti di Forza Nuova, la risposta antifascista è stata larga, determinata e necessaria. Perché non si può lasciare spazio a chi usa la morte e il dolore come carburante per la propaganda razzista.

Eppure, ancora una volta, l’ordine pubblico è stato gestito nel modo peggiore: polizia in assetto antisommossa, contatto con il presidio antifascista, cariche contro manifestanti che stavano contestando una presenza fascista in città. Almeno una persona è stata fermata e poi rilasciata.

Il punto politico è chiarissimo: negli ultimi anni, sempre più spesso, a essere trattati come problema non sono i gruppi neofascisti che provocano, intimidiscono e soffiano sull’odio, ma le ragazze e i ragazzi che scendono in piazza per impedirne l’agibilità politica.

È un rovesciamento inaccettabile. A Modena non c’era alcuna “emergenza antifascista”. C’era una città che rifiutava la strumentalizzazione razzista di una tragedia. C’erano giovani, lavoratrici, lavoratori, militanti e cittadini che difendevano la memoria viva della Resistenza. C’era una piazza che diceva una cosa semplice: il fascismo non è un’opinione e non deve avere spazio.

La risposta dello Stato, invece, è stata ancora una volta quella dei reparti in assetto antisommossa e dei manganelli.

Questo è il clima che si sta costruendo: tolleranza verso le provocazioni nere, repressione verso chi le contesta. Una linea che colpisce soprattutto le nuove generazioni, alle quali si vorrebbe negare persino il diritto di manifestare dissenso contro fascismo, razzismo e autoritarismo.

Modena ha dato una risposta importante. Non ha lasciato sola la città davanti alla propaganda fascista. Ha mostrato che l’antifascismo non è memoria rituale, ma pratica concreta, presenza nelle strade, rifiuto dell’odio organizzato.

Solidarietà alle antifasciste e agli antifascisti caricati e fermati. Forza Nuova non aveva nulla da dire alla città. Aveva solo odio da vendere. E Modena ha fatto bene a respingerlo.


Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata.

Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000

News, aggiornamenti e approfondimenti

sul canale telegram e canale WhatsApp