La strage di Lampedusa è stata un’altra Cutro. La Gdf aveva forse un elicottero mercoledì alle 11 sul luogo del naufragio perché si apprestava a preparare un’operazione di polizia “di contrasto all’immigrazione clandestina”? Perché, se è così, la magistratura dovrà stabilire le responsabilità dell’omissione di soccorso. A Porto Empedocle il funerale delle prime salme lontano da tutti. L’ammiraglio in congedo Vittorio Alessandro: «È negli atti dei processi questa idea, e anche nelle direttive, che se una barca procede è un problema di polizia. La visione del soccorso ha cambiato asse»
di Angela Nocioni da l’Unità e Michele Gambirari da il manifesto
Non sono morti per disgrazia. E’ stata una strage per omissione di soccorso, non una tragica fatalità. I due barconi con 97 persone a bordo ribaltatisi a 14 miglia da Lampedusa l’altro ieri mattina dovevano essere soccorsi. Ma l’ordine di andare a salvarli il Comando delle capitanerie di porto, l’Mrcc di Roma, l’ha dato soltanto quando un elicottero della Guardia di finanza ha avvisato di vedere dal cielo uno scafo rovesciato e tante persone in acqua.
Non dice il vero la dichiarazione-fotocopia in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sostengono che il naufragio è avvenuto “nonostante un dispositivo di soccorso pronto e operativo”. Il dispositivo, messo in moto dai militari della Guardia costiera di Lampedusa, che sono rapidi e molto esperti ma non disobbediscono agli ordini impartiti, è stato dispiegato DOPO che le persone erano già in acqua. Un dispositivo di soccorso deve essere in mare da PRIMA che le persone affoghino. Non può aspettare che un elicottero della Finanza avvisi di uno scafo rovesciato e corpi tra le onde. Meloni e Piantedosi ieri, con più di 20 cadaveri gonfi d’acqua affiancati l’uno all’altro sull’isola di Lampedusa (ingoiate dal mare altre 15 persone, forse 20, tra cui molti bambini) avevano bisogno di nascondere quel che di solito rivendicano: lo smantellamento accurato dell’organizzazione dei salvataggi al quale si sono applicati con metodo insieme a Matteo Salvini in aperta violazione dell’obbligo di salvataggio e di sbarco in un porto sicuro previsto dal diritto internazionale e da un minimo senso di appartenenza al genere umano.
Quei due barconi di legno che venivano su dritti dalla costa di Tripoli verso Lampedusa, prima di rovesciarsi a due sole miglia dalle acque territoriali italiane, hanno attraversato tutta la grande area di mare di acque internazionali della zona Sar italiana, la zona Search and rescue dove è obbligo di Roma coordinare le operazioni di ricerca e salvataggio. Ma per decisioni prese a tavoli interministeriali, in totale violazione della legge, tre anni fa, è stato imposto che l’azione nei confronti “dell’evento migratorio” – chiamano così i barchini stracolmi di persone senza cibo né acqua – deve essere lasciata all’operazione di contrasto dell’immigrazione clandestina. A quei tavoli è stato illegalmente deciso che la Guardia costiera deve limitarsi a pattugliare le acque territoriali (entro le 12 miglia dalla costa) lasciando precedenza alla Guardia di finanza nelle cosiddette acque contigue (altre 12 miglia oltre il limite delle acque territoriali).
E’ stato illegalmente deciso che fin quando l’emergenza naufragio non sia dichiarata – fino a quando cioè è ormai quasi sempre troppo tardi – la Guardia costiera deve lasciare la precedenza all’operazione di polizia e non far partire immediatamente l’operazione di soccorso.
Si è deciso di catturare, prima di soccorrere. E di lasciar intervenire, fin dove arrivano, le milizie libiche e tunisine. Togliendogli anche di mezzo le navi e gli aerei delle ong. Si è deciso quindi di deportare, lasciar torturare. E di lasciar morire. La (un tempo gloriosa) Guardia costiera, colpevolmente e incredibilmente, ha chinato la testa, ha accettato lo scippo e sta molto attenta a non far nulla che possa dispiacere al Viminale. E non risponde ai giornalisti. E non diffonde immagini utili a ricostruire la dinamica di quel che accade in mare.
Quella Giorgia Meloni che dalle sue ferie d’agosto si dice “sgomenta” e se la sbriga rapidamente con poco accorte parole sui “trafficanti” è la stessa Giorgia Meloni che il 19 gennaio il miliziano torturatore trafficante Almasri ce l’aveva in cella a Torino grazie all’arresto eseguito dalla Digos su mandato d’arresto voluto dalla Corte dell’Aja e l’ha sottratto al processo della Corte penale internazionale riaccompagnandolo in gran fretta con volo di Stato in Libia. Ed è la stessa Giorgia Meloni che si applica a tener lontani dal mare tutti i testimoni dei crimini commessi da quelle milizie di cui il suo governo si serve. Se l’aereo Seabird1 di Seawatch non fosse stato sequestrato il 7 agosto su decisione dell’Enac, che dipende dal ministero guidato da Matteo Salvini, l’altro ieri sarebbe stato in volo e avrebbe potuto vedere quei due barconi incredibilmente sfuggiti a tutti i droni, ai radar, alla sorveglianza aerea delle autorità italiane e ai pattugliamenti dal cielo dei velivoli Frontex.
In applicazione a una norma ammazza-migranti infilata dal governo Meloni nel decreto flussi approvato ad ottobre, la settimana scorsa l’Enac ha bloccato per venti giorni quel piccolo aereo della flotta civile indispensabile ad individuare i naufraghi in tempo prima che affoghino e a documentare con video i respingimenti illegali di migranti sequestrati e deportati. La norma assassina estende agli aerei delle ong l’applicabilità delle norme Piantedosi volute nel 2023 per fermare le navi di soccorso. Era già successo nel novembre scorso all’aereo Colibrì, di Pilotes volontaires, poi liberato dal Tar. Serve tempo perché un giudice si pronunci sul ricorso contro il fermo, siamo ad agosto. Mese di partenze a raffica dalle coste libiche e tunisine. E intanto l’aereo che poteva segnalare anche i naufraghi dell’ultima strage di Lampedusa non può alzarsi in volo per volere del governo Meloni che non è riuscito a impedire il decollo degli aerei di salvataggio con la circolare Enac dell’estate scorsa, scritta tanto male da risultare inapplicabile. Non c’è riuscito con ispezioni a tappeto dei velivoli in cerca di un qualsiasi pretesto tecnico utile a bloccarli. Non c’è riuscito nemmeno con l’etilometro fatto arrivare l’anno scorso in tutta fretta a Palermo. E conta di riuscirci adesso utilizzando le norme Piantedosi estese dalle navi agli aerei.
La procura di Agrigento, che ha aperto un’inchiesta sulla strage di Lampedusa per naufragio colposo al momento a carico di ignoti, potrà quindi farsi dire quel che il Comando delle capitanerie di porto (Mrcc) a noi non dice. L’Mrcc non sapeva dell’esistenza di quelle due barche finché alle 11 di mercoledì mattina l’elicottero della Guardia di finanza ha avvisato di vedere corpi in mare? L’aereo di Frontex che martedì al tramonto era a 70 miglia a sud di Lampedusa e alle 20,30 è tornato indietro, visto da bordo della nave Aurora di Seawatch, ha pattugliato rientrando e non s’è accorta dei due barconi? La Gdf aveva forse un elicottero mercoledì alle 11 sul luogo del naufragio perché si apprestava a preparare un’operazione di polizia “di contrasto all’immigrazione clandestina”? Perché, se è così, la magistratura dovrà stabilire le responsabilità dell’omissione di soccorso. E l’ennesima strage di Lampedusa è stata un’altra Cutro.
Lampedusa, il lutto negato alla strage senza risposte
È avvenuto in silenzio e in fretta, davanti a pochissime persone, il rito funebre delle prime undici salme dei migranti morti mercoledì scorso a poche miglia dalle coste di Lampedusa. I feretri sono giunti ieri mattina a Porto Empedocle a bordo del traghetto di linea Las Palmas da Lampedusa, dove erano approdati insieme alle sessanta persone sopravvissute al naufragio.
ALLE PRIME ORE DEL MATTINO, in una zona del porto inaccessibile e riservata, sotto gli occhi di pochi giornalisti e di qualche autorità, sono state tratte fuori dai furgoni 4 delle 11 bare trasportate fuori dall’isola. Tra queste anche quella di Sihoom, la bambina somala di un anno e mezzo annegata insieme al padre quando l’isola era oramai in vista. Un breve rito interreligioso, lontano dai familiari, prima della tumulazione dispersa nella provincia siciliana. La prefettura di Agrigento ha gestito la suddivisione: tre a Canicattì, altri tre a Palma di Montichiaro, due a Grotte, due a Castrofilippo e uno a Joppolo Giancaxio. La bara della bimba somala è stata trasportata insieme a quella del padre a Canicattì, ma la sua tumulazione è al momento in sospeso: ieri la madre, ancora nell’hotspot di Lampedusa, ha chiesto di poter stare vicino alle tombe dei suoi cari. La disponibilità l’aveva data anche il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino: sono terminati i lavori di ampliamento del cimitero dell’isola, i posti liberi sono 500.
SULLO STESSO TRAGHETTO che ha ospitato i feretri, altri 259 migranti sono arrivati a Porto Empedocle da Lampedusa per essere trasferiti all’hub di Catania e nei centri per minori non accompagnati dell’isola. Non sono superstiti del naufragio, sono stati individuati come vulnerabili in base al vademecum del Viminale. Nel gruppo, con diverse donne incinte, anche al sesto mese, provenienti da Guinea ed Egitto, ci sono coloro che portano i segni delle gravi violenze subite prima della partenza dalla Libia. I medici hanno riscontrato mutilazioni genitali, un uomo che ha perso l’udito, alcuni hanno paresi al volto, in un caso un deficit visivo e un altro di epilessia.
IL RISULTATO della cerimonia funebre al livello massimo di discrezione è quello più gradito all’esecutivo: nessuna immagine di bare in fila, nessun momento corale che possa sollevare ulteriori domande o destare una sgradita indignazione, la strage di Ferragosto dopo una mezza giornata di dichiarazioni contro «l’inumano cinismo dei trafficanti» è già inghiottita nel silenzio. Una dispersione dell’attenzione che riuscì nel caso del naufragio di Roccella Jonica nel giugno del 2024, avvenuto a 120 miglia dalle coste calabresi, quando le salme recuperate delle 56 vittime vennero distribuite su più porti nel corso dei giorni. Qualcosa di simile rischiò di avvenire anche a Cutro, dove a febbraio 2023 94 persone persero la vita a pochi metri dalla costa. Allora il Viminale cercò di trasferire le bare a Bologna senza l’ok delle famiglie, che arrivate fuori dal PalaMilone di Crotone bloccarono la strada in protesta fermando l’operazione. Il giorno dopo si sarebbe tenuta la disastrosa conferenza stampa del governo.
«L’IMPRESSIONE è che anche questi momenti di ricomposizione debbano essere sottratti alla vista, alla riflessione, ai dubbi. Già 11 bare, neanche tutte quelle delle vittime del naufragio, sarebbe stata una scena che sbigottisce. E non credo ci sia stata risparmiata per la nostra serenità, quanto per la serenità di chi conduce le danze» racconta l’ammiraglio della Guardia costiera in congedo, Vittorio Alessandro, che ha assistito al rito funebre. Assieme al lutto negato, rimangono ancora gli interrogativi sulla dinamica del naufragio: «Senza ricomposizione a terra, quelle morti rimangono sospese. La magistratura vedrà, ma tutto lascia supporre che ci sia stata ancora una errata considerazione del rischio» dice. Il nodo da sciogliere è se l’imbarcazione fosse stata avvistata prima che si rovesciasse: «Se qualcuno non dice con nettezza il contrario sono autorizzato ad avere il dubbio. È negli atti dei processi questa idea, e tutto sommato sta anche nelle direttive, che se una barca procede è un problema di polizia. Mentre noi sappiamo che queste persone muoiono già prima di partire, è la visione del soccorso che ha cambiato asse di indirizzo. È una linea interpretativa che può portare a molti altri danni» spiega l’ammiraglio in concedo.
Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata. Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000
News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp


