Meloni, chiagne e fotte: copre l’aggressione dell’Idf e accusa gli attivisti della Global Sumud Flotilla

di Lorenzo D’Agostino, a bordo della Sumud*

Nella notte la Flotilla è entrata nelle 150 miglia da Gaza, il tratto di mare che Israele considera invalicabile. La nave militare italiana l’abbandona. Meloni copre l’aggressione dell’Idf e accusa gli attivisti di essere loro a boicottare una presunta pace. Le risponderanno le piazze. Il governo prepara la repressione. Come successe a Genova nel 2001, sono stati richiamati dalle ferie gli agenti del reparto celere fino a lunedì 6 ottobre.

«Comunque vada abbiamo già vinto. Se ci intercettano, scendiamo da queste cazzo di barche. E se no, arriviamo a Gaza!». Hannah ride e poi si pente: «In realtà amo questa barca, scusami Hio». Si bacia la mano.

Poi tocca la coperta in legno della Hio, la barca a vela che per tutto settembre ha trasportato il manifesto da un capo all’altro del Mediterraneo. Un mese che sembra un anno, e l’equipaggio chiacchiera rievocandone le tappe principali: la partenza da Barcellona in cui migliaia di persone hanno formato un corridoio attraversato dai partecipanti diretti alle barche, salutati come eroi. La tappa a Minorca per raggrupparsi dopo i guasti sofferti da un terzo delle barche dopo una prima notte di tempesta.

Tunisi e i primi attacchi incendiari, Biserte e gli infiniti controlli di frontiera. Poi il grande attacco dei droni di martedì della scorsa settimana, la breve pausa a Creta e la ripartenza verso Gaza, che ora è vicinissima. Quanto, esattamente, vicina, ci pensa la fregata Alpino della Marina italiana a comunicarlo via radio. «A tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Vi informiamo che siete a 190 miglia nautiche da Gaza».

Le imbarcazioni hanno ricevuto il messaggio dei militari italiani sul canale 16, quello dedicato alle emergenze, poco dopo le sei del pomeriggio. «Vi informiamo che con questa rotta e velocità alle ore 2 di domani primo ottobre vi troverete a 150 miglia da Gaza. La nave Alpino non supererà questo limite. Da ora fino alle 150 miglia la nave Alpino sarà in grado di recuperare personale che volesse trasferirsi a bordo».

Sulla chat degli italiani, qualcuno sbotta: «Quindi l’Italia riconosce le 150 miglia come acque territoriali israeliane, ottimo». Non risulta che qualcuno abbia accolto l’invito, l’ennesimo, ad abbandonare la missione.

Su Hio il messaggio passa inosservato: l’atmosfera è festosa perché ci sono due nuove passeggere a bordo: Heliza e Hazwani Helmi, conosciute come le Helmi. Un duo di sorelle cantanti e attrici provenienti dalla Malesia. La Malesia ha inviato una delegazione molto numerosa, una delle poche che conta sul sostegno ufficiale e anche un finanziamento del governo. Dai modi modesti delle sorelle nessuno direbbe che si tratta di showgirl con milioni di followers sui social. Sono «naufraghe» del Johnny M, il motoscafo affondato all’alba di lunedì e soccorso dalla Life Support di Emergency.

La dinamica del naufragio non è stata ancora chiarita ma le Helmi l’hanno percepito come un attacco, non come un incidente: «È stato spaventoso – ricorda Heliza – Alle quattro del mattino le frequenze radio sono state intercettate con una canzone che diceva many more will have to suffer, many more will have to die, don’t ask me why. Subito dopo abbiamo iniziato ad affondare».

Le Helmi fanno conoscenza del loro nuovo equipaggio. «Ci conosciamo da dieci minuti ma sembrano dieci anni», dice Hazwani. Sulla flottiglia il tempo funziona così. Poi le sorelle ci fanno ascoltare una loro canzone. Cantano un ritornello con belle voci e ampi sorrisi.

Tra le chiacchiere si tende un orecchio alle riunioni online. La prima della giornata è dedicata ai consigli su come gestire a livello psicologico un’eventuale detenzione in Israele e i possibili interrogatori.

La seconda ai piani di navigazione. Ci sono un’infinità di dettagli e domande tecniche, su che uso fare del pilota automatico, come comportarsi con le vele, ma la sostanza è chiara: la flottiglia continua a navigare finché non sarà fermata con la forza.

Si concorda un’esercitazione di tutte le barche per le quattro del mattino su come gestire un abbordaggio. Anche se la marina italiana abbandona la Sumud, rimangono a scortarla Spagna e Turchia.

Quindi per questa notte la navigazione è proceduta tranquilla. Poi, secondo quanto riportano i media israeliani, l’esercito abborderà la flottiglia, raggrupperà tutti gli equipaggi su un’unica grande barca militare e li trasporterà in Israele per poi deportarli come immigrati irregolari.

L’Inizio dello Yom Kippur, la festa religiosa ebraica, potrebbe comportare ritardi nelle operazioni di deportazione.

Sindacati pronti allo sciopero. Atenei occupati, porti bloccati

Lo sciopero generale di tutti comparti produttivi contro il genocidio palestinese è questione di ore. Se la Global Sumud Flottilla dovesse essere attaccata o colpita da Israele i sindacati partiranno con l’astensione del lavoro immediata, in deroga alle legge 146/90 che stabilisce tale possibilità solo per scioperi «per la difesa dell’ordine costituzionale o per protesta contro gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori».

La Cgil lo ha deciso al termine di una lunga settimana di riflessione sulle modalità di partecipazione del più grande sindacato d’Italia alla mobilitazione spontanea e collettiva che è partita ormai da settimane. L’assemblea generale del sindacato ha deciso di «proclamare lo sciopero generale tempestivo per tutte le categorie in caso di attacchi, blocchi o sequestri delle imbarcazioni», impegnando tutte le strutture anche a organizzare «la partecipazione per sabato 4 ottobre alla manifestazione nazionale convocata dalle associazioni palestinesi a Roma». Occorre «contrastare le politiche di riarmo del governo italiano, dell’Unione europea e della Nato che alimentano una cultura e una pratica bellica incompatibile con i valori della convivenza, della democrazia e della pace e costruire un’alternativa all’economia di guerra», ha spiegato il sindacato.

L’USB ha diffuso oggi un vademecum per aderire allo sciopero sia da dipendenti privati che pubblici. Anche le associazioni di precari (dottorandi, comunicatori, lavoratori dello spettacolo) stanno distribuendo informazioni su come manifestare la propria adesione pur in presenza di contratti atipici o da partite Iva. «Lo sciopero generale senza preavviso è una forma di protesta e di solidarietà attiva – ha scritto l’Usb – per rompere il silenzio e denunciare la complicità del nostro governo nel genocidio in corso, scioperare significa difendere chi porta aiuti, chi rischia la vita per salvare un popolo sotto assedio».

I Si Cobas hanno proclamato lo sciopero di 24 ore per il 3 ottobre con probabili ripercussioni sul traffico ferroviario di Trenitalia, avvisando però: lo sciopero potrebbe scattare in anticipo nel caso «si verificassero sviluppi critici dovuti a eventuali azioni da parte del governo israeliano volte a ostacolare l’arrivo della Global Sumud Flotilla a Gaza».

La marina israeliana ha comunicato di essere pronta a prendere il controllo delle imbarcazioni della Flotilla. Quando ciò dovesse accadere le manifestazioni verrebbero convocate per la sera stessa, e lo sciopero generale per il giorno successivo. Ieri la mobilitazione è proseguita ancora in tutto il paese. A Roma è stata occupata la terza scuola nel giro di due settimane, poi nel pomeriggio è toccato all’università La Sapienza. Dopo un corteo all’interno dell’ateneo, durato oltre tre ore durante il quale sono state interrotte lezioni di diverse facoltà, gli studenti hanno occupato l’edificio di Scienze Politiche. Nel piazzale della città universitaria la bandiera della Palestina è stata issata al posto di quella dell’Unione europea, mentre il rettorato è stato colpito con vernice con i colori palestinesi. La ministra dell’Università Bernini ha chiamato la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, e gli studenti sono stati attaccati dalla stessa premier Giorgia Meloni nel corso di un comizio a Lamezia. Una prima conferenza stampa è stata convocata per stamattina, e da lì partiranno le manifestazioni studentesche in solidarietà con il popolo palestinese dopo eventuali attacchi alla Flotilla. Ma Roma non è la sola: ieri a Napoli gli studenti hanno dato avvio a un presidio permanente nel dipartimento di Lettere e Filosofia, per seguire in diretta le vicende della Flotilla. Anche a Padova è stata occupata la facoltà di Sociologia.

Sul fronte porti ieri a Livorno la nave israeliana Zim Virginia ha lasciato il porto senza aver caricato né scaricato alcun materiale. L’imbarcazione aveva attraccato nel pomeriggio, e sia Usb che Filt Cgil avevano indetto lo sciopero rifiutandosi di movimentare il carico. La decisione finale è stata presa dal prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, che ha chiesto che la nave ripartisse, mostrando preoccupazioni per la tenuta dell’ordine pubblico. «Un’altra vittoria dei sindacati e dello sciopero, che rifiutano la strategia genocida del governo Netanyahu» hanno commentato i sindacati. Soddisfatti i rappresentanti dei lavoratori, a partire dal sindacato di base: “Come Usb Livorno, insieme alle altre realtà che hanno animato e stanno ancora animando il presidio permanente al Varco Zara, abbiamo sostenuto attivamente i lavoratori portuali. In questo momento drammatico per la popolazione di Gaza e mentre la Global Flotilla è costantemente minacciata dall’esercito israeliano, era importante lanciare un segnale forte di boicottaggio diretto. Questa volta a prescindere dalla presenza o meno di armi o mezzi militari a bordo. La parola d’ordine è sempre stata `se non lo fa il governo lo facciamo noi´ è così è stato. Ci prepariamo allo sciopero generale che verrà proclamato nell’immediato qualora la Flotilla dovesse essere attaccata. Sciopero che coinvolgerà tutte le categorie, e che ci vedrà ancora una volta in piazza con blocchi e manifestazioni”. Puntuale, dal Garante per gli scioperi è arrivato un avviso ai lavoratori portuali: “La Commissione di garanzia ha inviato a Prefetti, Autorità portuali e Capitanerie di porto di Genova e Livorno una richiesta di informazioni, per verificare l’eventuale violazione della legge 146/90, ai fini dell’adozione di provvedimenti di competenza dell’Autorità di garanzia”.

Ma il sindaco Salvetti difende i lavoratori: “La città in questi dieci giorni ha mostrato la propria coscienza, la propria anima e la propria voglia di dire no a tutto quello che sta accadendo nella striscia di Gaza. Lo fa con gli strumenti a propria disposizione, lo fanno in primis i lavoratori che scioperando ci rimettono di tasca loro, ma lo fanno anche tutti i cittadini. Certo è, e questa è una questione di buonsenso, che questa protesta deve salire a un livello superiore e coinvolgere tutti gli scali marittimi italiani e tutte le città italiane, perché se l’obiettivo è quello del cessate il fuoco e la creazione di un corridoio umanitario, servono le altre città, gli altri porti, e che tutta questa mobilitazione arrivi al governo italiano perché prenda posizione”.

Una vera e propria battaglia navale quella che si è svolta ieri sera davanti al porto di Marghera tra una dozzina di imbarcazioni di attivisti “battenti bandiera palestinese” e i motoscafi della polizia e della guardia costiera con tanto di droni, moto d’acqua e un aereo al seguito. I manifestanti avevano accolto l’appello proveniente dal laboratorio Morion, il centro sociale di Venezia, e si sono imbarcati per raggiungere il canale dei Petroli, che mette in comunicazione il porto di Marghera col mare aperto, e arrivare alla banchina dove era ormeggiata la nave Msc Melani III. «Fuori guerra e genocidio dal porto di Venezia!» era lo slogan.

L’obiettivo era appunto bloccare la Msc Melani III, un cargo che fa spola ogni due settimane tra i porti italiani e quelli israeliani di Haifa e di Ashdod, rifornendo gli insediamenti dei coloni della Cisgiordania. La nave, che appartiene a una compagnia di navigazione svizzera e batte bandiera della Liberia, non è nuova a essere oggetto di proteste e ha già scatenato le azione degli attivisti contro il genocidio nei porti di Ravenna e Trieste, dove i lavoratori dell’Usb hanno bloccato i rifornimenti al loro porto.

Il Governo, intanto, si prepara alle manifestazioni. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini si è già detto pronto a precettare alcune categorie e anche al Viminale si stanno preparando. In questi giorni il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato il questore e il prefetto di Roma per la manifestazione del 4 ottobre che si preannuncia molto partecipata. Ma altri punti caldi sono guardati con attenzione dalle forze dell’ordine: i porti, le università, alcune piazze. Come successe a Genova nel 2001, sono stati richiamati dalle ferie gli agenti del reparto celere fino a lunedì 6 ottobre. Da venerdì a lunedì saranno mobilitati 5192 agenti in tutta Italia: quasi la totalità delle 6000 unità in servizio.

Legge e ordine. Meloni rispolvera i vecchi arnesi

Dal palco di Lamezia Terme Giorgia Meloni, usa toni duri contro la Global Sumud Glotilla :“Se venisse forzato il blocco navale sarebbe a rischio il piano di Trump per Gaza. Risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l’escalation“. E attacca infine chi come «ultimi giapponesi della sinistra rimasti, gli unici a volere i porti aperti» al grido di battaglia «avanti con tutte le riforme, dal premierato all’autonomia alla giustizia», sino alla promessa della tolleranza zero: «Sono orgogliosa di aver difeso nel primo consiglio dei ministri di questo governo il 41 bis. Carcere duro! Lo Stato deve tornare a fare lo Stato. Non più zone franche. Basta lassismo!».

*da il manifesto

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