Mapuche sotto il giogo del “libertario” Milei

Facundo Jones Huala

di Gianni Sartori

Argentina: in quanto colpevole di essere un mapuche, il lonko e prigioniero politico Facundo Jones Huala rimane in carcere

Facundo Jones Huala è conosciuto come lonko (leader, rappresentante; “testa” in lingua mapudungun) della comunità mapuche Pu Lof in Resistenza di Cushamen (nei pressi di Esquel, regione del Chubut).

Ce ne eravamo già occupati qualche anno fa quando il governo argentino lo aveva estradato in Cile. Mentre andava accumulando una decina di anni di carcere.

Facundo, come scrivono i suoi compagni è da sempre “un combattente sociale contro ogni genere di estrattivismo”. Appena adolescente inalberò con orgoglio la bandiera mapuche-tehuelche nelle prime marce contro la miniera di Esquel(“No a la Mina”).

È stato uno degli “espiados” illegalemente. Inserito nella “lista negra”, venne per questo stigmatizzato e criminalizzato.

Nel 2024 aveva rischiato la vita con un lungo sciopero della fame e della sete contro la persecuzione subita dal suo popolo.
E nel luglio 2024, suo fratello Fausto Jones Huala, altro militante della resistenza mapuche, si toglieva la vita in quello che appariva come “suicidio di protesta”.

Dopo aver avuto conferma dal tribunale di Bariloche che a suo carico non esistevano pendenze giudiziarie, Facundo aveva intrapreso alcune doverose attività di sua competenza in quanto lonko.

Tra cui partecipare alla cerimonia del Wiñoy Tripantü di un Lof (comunità di base indigena).

Dove venne arrestato illegalmente (senza ordine di cattura), picchiato e torturato. Per poi finire (in carcerazione preventiva, senza precise imputazioni) nella prigione di massima sicurezza della città di Rawson (da giugno nell’unità penitenziaria n. 6). Senza che nessuno, nemmeno i familiari o gli avvocati, potesse assisterlo nelle necessità di base (rifornirlo di cibo, acqua…) e in quelle culturali e spirituali (lawen).

In questi giorni la sua liberazione, prevista per l’8 settembre, è stata rinviata al 6 dicembre (per ora).

A suo carico vi sarebbero alcune dichiarazioni – giudicate “apologia di reato” – in occasione della presentazione di un suo libro di poesie (Entre Rejas, Antipoesía Incendiaria).

Quindi per“associazione illegale” (sempre la misteriosa RAM, attiva nelle province di Neuquén, Río Negro e Chubut) e “attentato all’ordine pubblico”. Stando alle accuse, avrebbe rivendicato la legittimità dei sabotaggi (“contra el sistema capitalista, las transnacionales y los terratenientes”). In particolare contro i macchinari delle compagnie responsabili della deforestazione.

Per i suoi avvocati tale arresto venne ottenuto “de manera irregular” e sarebbe “ilegal”.

In sostanza una “abierta violación al derecho de defensa”.

Da parte sua l’Ufficio del procuratore ha richiesto che la procedura venga affrontata come un “caso complejo”. Questo significa che l’inchiesta potrebbe durare altri due anni. Prolungando fino al 2027 la detenzione preventiva per Facundo (in quanto presunto esponente della Resistencia Ancestral Mapuche). E anche oltre, visto che il processo potrebbe durarne sei.

Immediata la reazione degli avvocati della difesa che accusano i giudici di inchinarsi alle pressioni politiche della Casa Rosada (ossia del governo ultraliberista di Javier Milei):

 “ los fiscales y jueces obedecen sin chistar las órdenes y recomendaciones del poder político y del ministerio de Seguridad”.

Ricordo (per la cronaca) che nel frattempo per il soidisant anarco-capitalista Milei è scoppiato l’ennesimo scandalo. Un caso di corruzione che coinvolge anche la sorella del presidente, sua stretta collaboratrice.

Quanto alle frasi incriminate sulla legittimità del sabotaggio, per i suoi avvocati sarebbero comunque solo “espressioni politiche” (“apreciaciones ideológicas, opiniones sobre métodos de lucha…).

Dall’Unión de Asambleas de Comunidades del Chubut è immediatamente partita la richiesta di “giustizia per il nostro fratello, perseguitato e prigioniero politico degli Stati cileno e argentino”. Nella consapevolezza che “la situazione di Facundo rappresenta una chiara violazione dei Diritti umani e delle Convenzioni internazionali”, ne richiedono “l’immediata scarcerazione”.

Sottolineando come tale vicenda sia ulteriore conferma di quanto “questo governo ogni giorno si scaglia contro i poveri, la classe operaia, i popoli nativi, le persone vulnerabili e i territori”.

Per concludere che “ogni persone arrestata per aver lottato è nostro fratello, nostro compagno e lo difenderemo (…) contro la dittatura di Milei, Torres, Bullrich e coloro che sono contro la ñuke mapu e la vita stessa”.

Ma in fondo sappiamo che la vera “colpa” di Facundo, autentica e non espiabile, è sempre la stessa. Quella di Santiago Maldonado, Rafael Nahuel, Mijael Carbone Werken, Joaquín Millanao, Celestino Cordova… e tanti altri, uccisi o incarcerati: essere un mapuche.

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