Due sanzioni da 500 euro colpiscono le attiviste di No Food • No Science per aver esposto per pochi secondi davanti alla Questura la scritta “Free Maja. Free all antifas”. Il collettivo antispecista denuncia una pressione repressiva ormai sistematica.
Mille euro di multa per uno striscione antifascista rimasto esposto soltanto per pochi secondi. È quanto denuncia No Food • No Science, collettivo antispecista di Mantova, dopo la notifica di due sanzioni amministrative da 500 euro ciascuna alle attiviste che il 28 marzo avevano partecipato al presidio cittadino contro il corteo per la cosiddetta “remigrazione”.
Prima di raggiungere la mobilitazione antifascista, alcune componenti del collettivo avevano fissato alle grate di una finestra della Questura di Mantova uno striscione con la scritta: “Free Maja. Free all antifas”. Un gesto politico rivolto contro la repressione dell’antifascismo e in solidarietà con chi, in diversi paesi europei, è sottoposto a procedimenti giudiziari per la propria militanza. Dopo aver esposto lo striscione, le attiviste avevano raggiunto regolarmente il presidio, partecipando agli interventi e alle iniziative organizzate contro la manifestazione della destra remigrazionista.
La giornata, tuttavia, non si è conclusa con la fine del presidio. Mentre le attiviste si stavano allontanando, sono state avvicinate dalla polizia con l’intenzione di accompagnarle tutte in Questura. No Food • No Science interpreta quell’intervento come il tentativo di colpire indistintamente persone già destinatarie di provvedimenti di allontanamento da Mantova, emessi dopo precedenti proteste contro l’industria zootecnica, e altre che non avevano mai ricevuto misure analoghe.
Soltanto la formazione di un presidio spontaneo di solidarietà avrebbe impedito che l’accompagnamento venisse portato a termine. Il rilascio non ha comunque interrotto il controllo. Secondo il collettivo, le attiviste sono state successivamente seguite da agenti della Digos, che hanno impedito l’esposizione di un secondo striscione sulla sede del Comune durante la festa di fine mandato dell’allora sindaco Mattia Palazzi. Da quel momento sarebbero state scortate fino alla stazione ferroviaria, in una condizione di sorveglianza protratta ben oltre la conclusione della manifestazione.
Nelle settimane successive sono arrivate le sanzioni: due verbali da 500 euro, per complessivi mille euro, riferiti allo striscione affisso sulla Questura. Non viene contestata alcuna violenza, alcun danneggiamento e neppure un ostacolo concreto all’attività degli uffici. A essere punita è l’esposizione temporanea di un messaggio politico antifascista, all’interno di una giornata già segnata da identificazioni, tentativi di accompagnamento e controlli continui.
Il caso non può essere considerato separatamente dal rapporto che negli ultimi mesi si è costruito tra le autorità di pubblica sicurezza mantovane e il collettivo antispecista. No Food • No Science denuncia infatti una pressione crescente sulle proprie attività, emersa con particolare evidenza durante le proteste contro il Food&Science Festival, evento organizzato da Confagricoltura che da dieci anni occupa il centro storico cittadino con iniziative dedicate al modello agroindustriale e zootecnico.
Nel corso dei tre giorni del Festival, secondo i dati richiamati dal collettivo, le forze dell’ordine avrebbero effettuato 340 controlli identificativi e applicato due fermi preventivi per impedire lo svolgimento di una manifestazione di protesta. Tra le persone fermate vi erano attiviste intercettate mentre si trovavano in un bar di Piazza Sordello, prima ancora che fosse iniziata qualsiasi iniziativa pubblica. La presenza di un megafono e di una kefiah sarebbe stata utilizzata come elemento per attribuire loro l’intenzione di manifestare in violazione delle prescrizioni imposte dalla Questura.
Quella vicenda è stata inserita da Amnesty International nel rapporto “Dissenso sotto attacco. Cambiare la legge 54/2026”, dedicato alle prime applicazioni del nuovo decreto Sicurezza e agli effetti delle misure preventive sulla libertà di riunione. Amnesty ha richiamato il caso di Mantova come esempio dei rischi prodotti dall’ampliamento dei poteri di fermo e perquisizione, soprattutto quando questi vengono esercitati prima della commissione di qualsiasi reato e sulla base di indicatori generici di pericolosità.
Alla persona indicata come organizzatrice della manifestazione contro il Food&Science Festival è stata inoltre contestata una sanzione amministrativa compresa tra mille e dodicimila euro. Anche in quel caso il passaggio dal diritto penale al sistema amministrativo non ha comportato una diminuzione della risposta repressiva. Al contrario, ha consentito di applicare rapidamente multe potenzialmente molto gravose, lasciando alle persone colpite l’onere di presentare ricorso e sostenere le relative spese legali.
Le sanzioni per lo striscione antifascista mostrano come questo modello di controllo non si limiti alle grandi manifestazioni o alle iniziative capaci di interrompere la circolazione e il normale svolgimento degli eventi. Può riguardare anche un gesto simbolico di pochi secondi, trasformato in un illecito economicamente rilevante. La sanzione amministrativa diventa così uno strumento particolarmente efficace per colpire le attività politiche: non richiede un processo immediato, produce conseguenze economiche concrete e costringe collettivi spesso privi di grandi risorse a concentrare energie sulla difesa legale.
È in questa continuità che va collocata la vicenda del 28 marzo. Prima i provvedimenti di allontanamento legati alle proteste contro la zootecnia, poi i fermi preventivi durante il Food&Science Festival, ora le multe per uno striscione antifascista. Non episodi sconnessi, ma una successione di interventi che tende a restringere l’agibilità politica di un collettivo impegnato nella contestazione degli interessi economici dell’industria agroalimentare, nella difesa animale e nelle mobilitazioni antifasciste.
Nel frattempo, le iniziative della destra remigrazionista possono attraversare lo spazio pubblico presentandosi come legittima espressione politica, mentre chi le contesta rischia identificazioni, accompagnamenti, sorveglianza e multe. Questa asimmetria mostra come il problema non sia una generica tutela dell’ordine pubblico, ma la discrezionalità con cui gli strumenti amministrativi vengono applicati alle diverse forme di partecipazione politica.
Per No Food • No Science, i mille euro richiesti per lo striscione rappresentano quindi un nuovo tentativo di logorare economicamente e isolare chi continua a contestare razzismo, fascismo e sfruttamento. La risposta del collettivo è rendere pubblico quanto accaduto e ricondurre il singolo provvedimento a un sistema repressivo più ampio, nel quale l’esercizio del dissenso viene progressivamente sottoposto a controlli preventivi e sanzioni immediate. La questione non riguarda soltanto le persone multate: riguarda la possibilità di esporre un messaggio antifascista e partecipare alla vita politica senza essere trattati come soggetti da sorvegliare e punire.
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