Manganelli sulla Flotilla: la vergogna della polizia basca a Bilbao


Gli attivisti rientrano dopo il sequestro israeliano e trovano le cariche dell’Ertzaintza: la solidarietà con Gaza viene trattata come ordine pubblico, mentre la repressione mostra ancora una volta il suo volto

Sono tornati a casa dopo essere stati sequestrati in mare, dopo aver attraversato giorni di tensione, minacce, violenze e detenzione. Sono tornati a Bilbao come parte della Global Sumud Flotilla, una missione civile e umanitaria che ha provato a rompere l’assedio di Gaza. E ad accoglierli non hanno trovato soltanto abbracci, applausi e solidarietà. Hanno trovato i manganelli della polizia basca.

È accaduto ieri all’aeroporto di Bilbao, dove l’arrivo di sei membri della delegazione basca della Flotilla si è trasformato in una scena indegna. Mentre gli attivisti si fermavano all’uscita degli arrivi, davanti ai media e alle persone venute ad accoglierli, l’Ertzaintza ha deciso di intervenire con la forza. Prima la pressione per farli spostare, poi il cordone, quindi le cariche, i trascinamenti, i colpi di manganello.

Il risultato è vergognoso: quattro persone fermate, due membri della Flotilla e due sostenitori, accusati di grave disobbedienza, resistenza e aggressione alle autorità. Il solito copione. Prima si carica, poi si costruisce l’accusa. Prima si colpisce, poi si pretende di raccontare la violenza come “ordine pubblico”.

Le immagini diffuse sui social hanno provocato indignazione non solo nei Paesi Baschi, ma anche fuori dalla Spagna. E non poteva essere diversamente. Perché quelle immagini mostrano una verità semplice: anche quando la solidarietà torna a casa, anche quando chi ha rischiato in mare per Gaza rientra tra la propria gente, l’apparato repressivo continua a trattarla come un problema da contenere.

La Global Sumud Flotilla è stata attaccata da Israele in acque internazionali. I suoi attivisti sono stati sequestrati, umiliati, deportati, trattenuti. E quando alcuni di loro arrivano a Bilbao, la polizia basca completa simbolicamente il lavoro sporco: non li accoglie come persone che hanno difeso il diritto internazionale e la dignità del popolo palestinese, ma li affronta come nemici interni.

Questa è la gravità politica dell’accaduto. Non siamo davanti a un semplice “incidente” aeroportuale. Siamo davanti alla criminalizzazione della solidarietà. Chi sostiene la Palestina, chi denuncia il genocidio, chi rompe il silenzio sull’assedio di Gaza viene continuamente spinto dentro la cornice dell’ordine pubblico, della disobbedienza, della minaccia.

EH Bildu ha definito le cariche “brutali” e “inaccettabili”, chiedendo la convocazione urgente del ministro della Sicurezza dei Paesi Baschi in Parlamento e il rilascio immediato delle persone arrestate. Anche il Dipartimento di sicurezza del governo basco ha annunciato un’indagine interna della Divisione Affari Interni dell’Ertzaintza. Ma non basta. Perché non è sufficiente verificare se qualche agente abbia “esagerato”. Il problema è politico: perché una forza di polizia ha ritenuto normale caricare attivisti appena rientrati da una missione umanitaria?

La risposta è nella funzione stessa della polizia quando il conflitto sociale e la solidarietà internazionale attraversano lo spazio pubblico: contenere, intimidire, spezzare, disciplinare. A Bilbao come altrove, la divisa si presenta come garante dell’ordine, ma spesso finisce per difendere l’ordine ingiusto delle cose: quello in cui chi bombarda viene protetto dalla diplomazia e chi porta aiuti viene manganellato.

Per questo la condanna deve essere netta. L’Ertzaintza ha scritto una pagina vergognosa. Il governo basco deve assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto. Le persone fermate devono essere liberate e le accuse ritirate. Gli attivisti della Global Sumud Flotilla meritano solidarietà, non manganelli.

Oggi più che mai bisogna stare dalla parte di chi ha provato a rompere l’assedio di Gaza. Dalla parte di chi ha messo il proprio corpo contro il genocidio. Dalla parte di chi, anche tornando a casa, continua a pagare il prezzo della propria solidarietà.

Perché quando la polizia manganella chi porta aiuti e chi difende la Palestina, non sta difendendo la sicurezza. Sta difendendo la complicità.

E allora va detto senza paura, da Bilbao a Gaza, da ogni aeroporto a ogni piazza: tout le monde déteste la police. E va detto ancora più chiaramente: abolish police.



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