Il 18 febbraio 2011, nel pieno delle proteste popolari in Bahrain ispirate alle mobilitazioni della Primavera araba, le forze di sicurezza dello Stato aprono il fuoco contro cittadini in protesta nei pressi della Pearl Roundabout, il principale luogo di raduno delle manifestazioni nella capitale, Manama.
La giornata segue una serie di scontri iniziati giorni prima, quando migliaia di persone si erano radunate per chiedere riforme politiche, maggiore libertà e rispetto dei diritti umani. Secondo diverse fonti internazionali, tra cui rapporti di organizzazioni per i diritti umani, forze di polizia e militari avrebbero sparato contro gruppi di manifestanti che si stavano avvicinando o pregando vicino alla rotonda, ferendo decine di persone.
Testimonianze raccolte da osservatori internazionali riportano che gli spari sarebbero avvenuti senza preavviso, mentre i manifestanti stavano svolgendo attività non armate, e che il blocco stradale delle ambulanze da parte delle forze di sicurezza avrebbe ostacolato l’assistenza ai feriti.
L’episodio si inserisce nella quarta giornata di proteste di quella settimana e segna un’escalation nel confronto tra opposizione e apparati di sicurezza.
Le tensioni nella capitale proseguono nei giorni successivi, con nuovi scontri e un uso crescente di armi e veicoli militari per disperdere i cortei.


