Dalla “pista anarchica” alle leggi speciali: come il potere crea nemici per legittimarsi
Poco importa che nemmeno la Storia sappia dirci con sicurezza se fu proprio Anteo a sparare quel colpo. Se, ancora, lo fece per libera scelta o fu piuttosto lui ad essere scelto, un ingenuo sicario armato da alcuni che vestivano le medesime camice del bersaglio.
Poco importa se la stessa Storia può dirci con sicurezza che ne avrebbe avuto ogni ragione, già in quella vigilia di Ognissanti del 1926, perché quel Duce era già quello che sarebbe stato. Era già quello di palazzo D’Accursio e di Matteotti, era già stato la mano feroce dei padroni, decisi a fare inverno di qualunque primavera di libertà si fosse affacciata in quelle terre.
Importa ancor meno se la stessa insipienza che lo aveva lapidato sul posto, lo avrebbe dichiarato martire col senno del poi. Quel secondo oltraggio alle sue scelte, ancora sconosciute, utile solo a candeggiare con il marmo il sangue versato.
Di lui non resta che quello che altri hanno scritto in sua vece, nei verbali o su quella lapide.
I simboli non hanno diritto alla verità, gli basta un’etichetta. Devono solo adattarsi ad uno scopo, e non è quasi mai quello per cui sono morti.
Quel 31 Ottobre qualcuno aveva sparato al Duce, e quindi allo Stato intero.
Sentito lo sparo, qualcuno aveva indicato Anteo Zamboni, e questo fu sufficiente.
Zamboni, in fondo, era figlio di un anarchico. Nessuno si chiese se, a 15 anni, potesse davvero esserlo anche lui.
14 coltellate.
Quasi una per ogni anno che aveva vissuto.
14 coltellate per ricordare che tutto è nello Stato e che niente può esistere al di fuori dello Stato.
Soprattutto, che niente può essere fatto contro lo Stato.
Nemmeno lo scempio del corpo fu sufficiente a sanare l’oltraggio.
Furono necessarie Leggi Speciali per far sentire le persone di nuovo sicure.
Ed è sempre questo il punto.
Lo Stato non possiede una forma propria, assume i tratti della persone che lo incarnano. Inevitabilmente, ne condivide gli egoismi, le paure e i limiti. Essendo di carne e sangue, non possono permettere che venga messa in dubbio una legittimità fragile quanto ogni umana pretesa.
Non può tollerare chi mette in dubbio l’Ordine Costituito. Quelli più arroganti, o che hanno scambiato il governo con il comando, ribadiscono per legge l’obbligo di ognuno ad annullarsi in esso e per esso in nome di una stabilità che puzza di immobilismo. Decretano il possesso non solo dei corpi, ma anche di coscienze e desideri, perché nemmeno questi possono esserne al di fuori, figurarsi contro.
Se messi sotto pressione dalla loro stessa incapacità, organizzeranno ben volentieri la solita caccia alle streghe o, in caso di loro estinzione, agli anarchici.
L’anarchia è più pericolosa del demonio. Rifiuta il dogma della necessità di una qualche autorità e quindi di qualcuno che obbedisca. Nessuno Stato vuole convivere con chi continua a chiedere se sia possibile essere definiti liberi e vivere solo per servire i capricci di un Duce, un Re, un Governo o una sedicente maggioranza. Se sia giusto asservire molti agli interessi di pochi, o se sia meglio invece essere tutti liberamente uguali e quindi ugualmente liberi di servire i propri.
Purtroppo il dogma è il cardine di ogni fede. Una verità non è incontestabile per capriccio, ma per impossibilità di dimostrarla in altro modo. Come ogni eresia, anche l’anarchia, se rischia di aprire una falla, diventa meritevole di una crociata. Deve essere combattuta non per quello che fa, ma per quello che è.
La “pista anarchica” conduce sempre nello stesso luogo: definire delitto non un’azione, ma un’idea, anzi, “un’inclinazione ideologica”. Basta indicarla come intrinsecamente malvagia per pretendere di negarle ogni spazio, pubblico o privato, e permettere eccezioni allo stato di diritto per categoria. Ovviamente con il plauso dei soliti liberali, pronti a sacrificare la libertà altrui per i loro interessi e ad offendersi se qualcuno gli fa notare quanto così somigli al privilegio.
Ecco perché la Giustizia è bendata, perché possa ignorare le vostre ipocrisie.
Perché sia costretta a giudicare ancora una volta senza conoscere, ma solo per sentito dire. Perchè possa punire anche il cordoglio, se dichiarato non conforme.
Avete imposto le ragioni della forza chiamandole diritto e gli egoismi del capitale spacciandole per ragion di Stato. Ora vi oltraggiate perché non sapete controllare l’esplosione della rabbia che voi stessi avete provocato. Noi siamo invece costretti ad assistere ad ogni istante di questa farsa, testimoni ancora una volta di una violenza camuffata da legge.
In attesa del prossimo Anteo Zamboni, fatto prima anarchico, poi colpevole e alla fine pretesto o qualcun altro da sacrificare all’ordine, non alla giustizia.
L’Anarchia non ha bisogno di apologeti e di certo non arrossisce davanti ai vostri indici puntati. Nonostante i vostri sforzi, continuerà a vivere in ogni atto libero della Storia, comunque voi lo vogliate ricordare.
Esisterà, finché cercherete un colpevole prima della verità.
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One Comment on “Mamma li anarchici!!”
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