La Corte d’Assise di Palermo esclude definitivamente le finalità terroristiche ed eversive nell’azione contro Leonardo del 2022. Condanna a 4 anni e 9 mesi per porto e detenzione di ordigni e getto pericoloso di cose. La difesa: “Quadro accusatorio radicalmente ridimensionato”.
La Corte d’Assise di Palermo ha riscritto il caso giudiziario di Luigi Spera, il vigile del fuoco volontario arrestato nel marzo 2024 con l’accusa di attentato con finalità di terrorismo per un’azione dimostrativa contro la sede palermitana della Leonardo, il colosso italiano dell’industria militare. La sentenza pronunciata il 27 maggio rappresenta infatti una netta sconfessione dell’impianto accusatorio originario: nessun terrorismo, nessuna finalità eversiva, nessuna istigazione a delinquere.
Dopo oltre otto ore di camera di consiglio, i giudici hanno condannato Spera a 4 anni, 9 mesi e 15 giorni di reclusione e a una multa di 10 mila euro per il reato di getto pericoloso di cose e per porto e detenzione di ordigni micidiali, escludendo però tutte le aggravanti legate al terrorismo e all’eversione che avevano caratterizzato l’intera inchiesta.
La vicenda nasce dalla notte del 26 novembre 2022, quando un gruppo di attivisti compì un’azione dimostrativa contro la sede palermitana della Leonardo per denunciare la vendita di armamenti alla Turchia e il coinvolgimento dell’azienda nelle forniture militari utilizzate contro il popolo curdo. Durante il blitz vennero lanciati nel cortile dello stabilimento, chiuso e privo di personale, alcuni fumogeni e un oggetto incendiario. Successivamente il video dell’azione venne diffuso sui canali della piattaforma Antudo.
Quando scattarono gli arresti, nel marzo 2024, la Procura contestò a Spera uno dei reati più gravi previsti dall’ordinamento: attentato con finalità terroristiche. Un’accusa che comportò il trasferimento nel circuito di Alta Sicurezza del carcere di Alessandria, con restrizioni particolarmente pesanti, compresa la censura della corrispondenza. Già nel corso del 2024, tuttavia, la Corte di Cassazione aveva smontato il cuore dell’impostazione accusatoria. Tra settembre e novembre gli Ermellini avevano stabilito che il lancio di fumogeni e l’azione dimostrativa non possedevano i requisiti richiesti dalla legge per essere qualificati come terrorismo, annullando le decisioni del Tribunale del Riesame che avevano confermato quella contestazione.
Fu quella pronuncia ad aprire la strada alla scarcerazione di Spera nel dicembre 2024, dopo oltre otto mesi trascorsi in Alta Sicurezza. La sentenza della Corte d’Assise conferma oggi quella impostazione. Non solo viene escluso il terrorismo, ma viene meno anche l’accusa di istigazione a delinquere. Su questo punto la Corte ha assolto sia Spera sia una delle coimputate, accusata di aver diffuso sui social il comunicato che rivendicava l’azione, stabilendo che il fatto non sussiste. Resta però una condanna severa, fondata soprattutto sul reato di porto e detenzione di ordigni.
Un aspetto che la difesa considera sproporzionato rispetto al radicale ridimensionamento dell’intero quadro accusatorio. Gli avvocati Giorgio Bisagna e Alessia Trenta hanno sottolineato come molte delle prove centrali dell’accusa siano state fortemente contestate durante il dibattimento. In particolare, la cosiddetta “prova regina” — una traccia genetica rinvenuta su un sacchetto trovato sul luogo dell’azione — sarebbe stata duramente criticata dal consulente della difesa, il genetista forense e docente universitario Prof. Sessa, che avrebbe evidenziato gravi anomalie procedurali nelle operazioni di repertazione e analisi. Anche la ricostruzione tecnica dell’episodio è stata oggetto di contestazione. Secondo i consulenti della difesa, non si sarebbe verificato un incendio in senso tecnico e l’evento non sarebbe stato riconducibile all’utilizzo di una molotov propriamente detta, ma all’accensione di una bottiglia contenente carburante attraverso fumogeni. Un elemento significativo riguarda inoltre la posizione della stessa Leonardo. L’azienda non si è costituita parte civile nel procedimento. A costituirsi è stato soltanto lo Stato italiano, che ha ottenuto un risarcimento di duemila euro.
In attesa delle motivazioni, che saranno depositate entro novanta giorni, la difesa ha già annunciato che valuterà l’impugnazione della sentenza. Resta però un dato politico e giudiziario difficilmente contestabile: dopo oltre due anni di indagini, mesi di carcere duro e accuse che parlavano di terrorismo, la Corte d’Assise ha escluso proprio quel presupposto che aveva giustificato l’intero impianto emergenziale costruito attorno al caso.
La vicenda di Luigi Spera riapre così una questione sempre più presente nel dibattito pubblico: l’uso delle contestazioni di terrorismo nei confronti di azioni di protesta politica e conflitto sociale. In questo caso, il processo si conclude con una condanna importante, ma anche con la definitiva caduta delle accuse più gravi che avevano accompagnato l’inchiesta sin dall’inizio.
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