Londra, la polizia lascia mano libera alle aggressioni contro i manifestanti per la Palestina


Un rapporto di Netpol accusa la Metropolitan Police di non aver protetto gli attivisti anti-sionisti e denuncia un doppio standard nella gestione delle proteste.

Il 14 giugno scorso, nel quartiere londinese di Edgware, si è consumato un episodio destinato a lasciare un segno profondo nel dibattito sul diritto di manifestare e sul trattamento riservato alla solidarietà con la Palestina nel Regno Unito. Quel giorno decine di attivisti anti-sionisti si erano radunati per protestare contro il “Great Israeli Real Estate Event”, un’iniziativa accusata di promuovere la vendita di immobili e terreni situati anche negli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. La protesta, inizialmente pacifica, è stata ben presto presa di mira da gruppi di contro-manifestanti. Secondo il nuovo rapporto di Netpol (Network for Police Monitoring), intitolato One Day in Edgware, gli attivisti filopalestinesi sono stati oggetto di aggressioni verbali e fisiche, mentre la risposta della Metropolitan Police è stata caratterizzata da gravi omissioni e da un evidente squilibrio nel trattamento delle parti in causa.

Ventisei testimonianze e una domanda: chi protegge il diritto di protestare?

Il rapporto raccoglie ventisei testimonianze dirette di manifestanti, osservatori e partecipanti. La domanda che attraversa tutte le pagine del dossier è semplice e inquietante: chi ha protetto i manifestanti aggrediti?

Secondo Netpol, la polizia londinese non sarebbe intervenuta in maniera adeguata per impedire le aggressioni contro i partecipanti alla protesta anti-sionista. Al contrario, in diversi casi gli attivisti avrebbero denunciato di essere stati isolati, allontanati o sottoposti a misure di ordine pubblico mentre gli aggressori continuavano a operare indisturbati. Il rapporto evidenzia un modello già osservato in altre mobilitazioni legate alla Palestina: una gestione dell’ordine pubblico che finisce per trattare la solidarietà con il popolo palestinese come un problema di sicurezza, anziché come l’esercizio di un diritto democratico fondamentale.

Un doppio standard sempre più evidente

L’episodio di Edgware non è isolato. Negli ultimi mesi nel Regno Unito si è assistito a una crescente criminalizzazione delle proteste per la Palestina: divieti di manifestazione, arresti, restrizioni e un ricorso sempre più ampio ai poteri di polizia.

Il rapporto di Netpol parla apertamente di un doppio standard. Da una parte, una tolleranza verso i gruppi che hanno aggredito i manifestanti; dall’altra, un atteggiamento di sospetto e controllo nei confronti degli attivisti filopalestinesi.

È una dinamica che richiama quanto avvenuto in altri Paesi occidentali, dagli Stati Uniti alla Germania, dove la solidarietà con la Palestina è sempre più spesso rappresentata come una minaccia all’ordine pubblico e sottoposta a limitazioni che difficilmente verrebbero accettate in altri contesti politici.

La Palestina come eccezione democratica

Il dossier di Netpol mette in luce un fenomeno più ampio: la progressiva costruzione di una “eccezione palestinese” nell’esercizio dei diritti civili e politici.

La libertà di manifestazione, il diritto di esprimere dissenso e perfino la sicurezza dei manifestanti sembrano diventare diritti condizionati quando si parla di Palestina. Le aggressioni subite a Edgware e la gestione della polizia londinese mostrano come il confine tra mantenimento dell’ordine pubblico e repressione selettiva del dissenso sia diventato sempre più sottile. Per questo il rapporto chiede un’indagine indipendente sul comportamento della Metropolitan Police e una revisione delle modalità con cui vengono gestite le proteste legate alla Palestina.

Un campanello d’allarme per tutta l’Europa

La vicenda di Edgware non riguarda soltanto Londra. È un segnale che attraversa l’intera Europa: la crescente tendenza a restringere gli spazi del dissenso quando questo mette in discussione gli equilibri geopolitici dominanti.

Quando una manifestazione pacifica viene aggredita e chi dovrebbe proteggerla si mostra incapace – o non disposto – a farlo, la questione non è soltanto l’ordine pubblico. È il diritto stesso di prendere parola, di dissentire e di organizzarsi in solidarietà con un popolo sotto occupazione.

Ed è per questo che One Day in Edgware è molto più di un semplice rapporto su una giornata di tensione a Londra. È il racconto di come la gestione della questione palestinese stia diventando un banco di prova per le libertà democratiche nel Regno Unito e, sempre più, in tutta Europa.

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