Londra: in piazza in difesa di Palestine Action, 466 arresti

466 sostenitori dell’organizzazione “Palestine Action” sono stati arrestati ieri (sabato 9 agosto) a Londra durante una protesta a sostegno della rete filo-palestinese, vietata all’inizio di luglio e definita “organizzazione terroristica. La polizia ha dichiarato di aver arrestato, o di essere “in procinto di farlo”, tutti coloro che hanno esibito il cartello con la scritta “Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action”.  

di Leonardo Clausi da il manifesto

Weekend bollente nelle piazze inglesi. Dai raduni sempre sul ciglio del pogrom dell’estrema destra che non vuole i migranti alla manifestazione di chi si oppone al bando governativo nei confronti del gruppo Palestine Action, l’ordine pubblico, a Londra e in varie altre città, ha visto il dispiego di tremila agenti, molti dei quali in tenuta antisommossa, che nella sola capitale si sono prodotti in 466 arresti.

Uno spiegamento inedito quanto a numeri quello della polizia, coordinato a livello nazionale e a un anno circa dagli scontri violenti e dai roghi xenofobici ai danni delle strutture di accoglienza dei richiedenti asilo, soprattutto nelle città del nord. Alle ripetute azioni violente dell’estrema destra delle ultime settimane hanno reagito altrettanti militanti a favore di accoglienza e integrazione. Ad Altrincham, nella regione settentrionale di Greater Manchester, manifestanti e contro-manifestanti erano separati da una strada trafficata fuori dall’hotel Cresta Court, una delle strutture adibite all’accoglienza. Come notato dal Guardian, le differenze si sono improvvisamente ricomposte quando i fascio-razzisti hanno iniziato a cantare «fuck Keir Starmer» sulle note di Seven Nation Army dei White Stripes ricevendo man forte vocale da parte degli antifascisti.

A LONDRA, gran parte delle risorse poliziesche erano invece dedicate alla sorveglianza e agli arresti dei simpatizzanti/membri dell’ora fuorilegge Palestine Action, che hanno apertamente sfidato la polizia ad arrestarli esibendo cartelli in difesa del gruppo bandito dal governo Starmer lo scorso inizio luglio in base al Terrorism Act del 2000.

I parlamentari avevano messo al bando il gruppo rendendone l’appartenenza o il sostegno un reato penale punibile fino a 14 anni di carcere dopo l’irruzione nella base della Raf di Brize Norton, nel giugno scorso, dove gli attivisti avevano imbrattato di rosso due aerei Voyager e causato danni «per sette milioni di sterline», azione in seguito rivendicata dalla stessa Palestine Action.

A Parliament Square, decine di persone hanno estratto contemporaneamente cartelli che recitavano: «Mi oppongo al genocidio. Sostengo Palestine Action». Tra gli arrestati, come per le proteste ambientaliste, figurano persone anziane, ex magistrati, insomma non esattamente black blocs. Secondo i portavoce di Defend Our Juries, il bando governativo è un draconiano giro di vite sulla libertà di espressione e va contro un’orgogliosa tradizione di protesta e disobbedienza civile nel Regno unito che include la campagna di un secolo fa delle suffragette per il diritto di voto delle donne come anche le marce per il disarmo nucleare negli anni Cinquanta. Tra le varie mobilitazioni contro quest’azione autoritaria del governo Starmer vale la pena di segnalare una lettera da parte di 52 studiosi – tra gli altri Tariq Ali, Judith Butler, Angela Davis, Naomi Klein, Enzo Traverso, Sandro Mezzadra, Etienne Balibar, Ilan Pappé, Frédéric Lordon, – che equipara il bando di Palestine Action a un attacco alle fondamentali libertà, inclusa quella di espressione.

ALLA MANIFESTAZIONE londinese a favore di Palestine Action se ne affiancavano altre due: una, organizzata dalla Palestine Coalition, è partita da Russell Square con concentramento a Whitehall, mentre una dal gruppo filo-israeliano Stop the Hate a favore della liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas è in programma per oggi. In attesa del 17 settembre, quando Together for Palestine, il concerto organizzato da Brian Eno a Wembley per Gaza vedrà sul palco, tra gli altri, Damon Albarn, Paloma Faith, Jamie xx affiancarsi ad artisti palestinesi.

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