Lo schiaffo del padrone

di Renato Turturro

“Gli operai non sono schiavi. Possono organizzarsi, possono far valere i propri diritti, non si lavora gratis.”

L’aggressione fisica subita dal sindacalista del Sudd Cobas a Prato davanti ai cancelli della Stamperia Mix di via Galcianese, non è sganciata dalla violenza padronale espressa su diversi piani ed è in netto avanzamento. Non è l’unico episodio e non sarà l’ultimo. Il clima di tensione nel distretto tessile a Prato non è altro che un fattore calcolato, figlio di un sistema caratterizzato da appalti opachi, salari negati, ricatti e condizioni di lavoro spesso al limite della legalità che non riguardano soltanto il settore tessile, quel territorio e quel distretto. Questa architettura produttiva preserva i grandi capitali, scaricando lungo la catena della filiera produttiva i costi fino all’esasperazione, fino a ricattare e obbligare i lavoratori ad accettare condizioni indegne. Un sodalizio internazionale di capitalisti grandi e piccoli che si raggruppa e divide la fetta produttiva e di mercato, creando sistemi di reclutamento e controllo su base intra e interetnica. Chi tiene le fila del sistema investe in marketing e finanza, scaricando lungo le diramazioni della filiera gli oneri dell’economia reale.

Abbiamo un mondo produttivo diviso in settori ad alto contenuto tecnologico dirottati verso una logica di guerra e sovvenzionati dai soldi pubblici e settori di produzione di merci di largo consumo che vanno dall’agricoltura, al tessile, ai servizi, in cui tutto il profitto su basa sullo sfruttamento massiccio e violento della forza lavoro, spesso gestito da organizzazioni criminali. L’intermediazione lecita o meno, su piattaforma, agenzia interinale o caporale è parassitismo.

Nel frattempo, sui giornali, nelle conferenze stampa di palazzo si parla di decreti e nuove norme, una serie di pezze che continuano a non avere un disegno comune e globale, ma soprattutto gambe per camminare ed essere sostanzialmente applicate. La fotografia reale del mondo del lavoro ha bisogno di ben altro che un’improbabile definizione di “salario giusto”, di assunzioni di migliaia di poliziotti e di un mondo sindacale conciliante. La risposta istituzionale dovrebbe essere quella di potenziare, orientare e organizzare diversamente gli enti di controllo. Al momento però, la visione politica verte sulla collaborazione e supporto alle imprese, nel binomio impresa/lavoro ed è meno orientata alla tutela globale dei lavoratori.

A quasi un anno dal referendum sul lavoro del giugno scorso, ci dobbiamo chiedere a che punto sono il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici e delle organizzazioni sindacali in Italia e soprattutto se il lavoro è un campo di conflitto centrale per sciogliere dei nodi e per il riscatto di milioni di persone.

Lo schiaffo del padrone a Prato esprime uno schiaffo inferto a tutti i lavoratori e le lavoratrici, è il manganello della celere ai picchetti, sono i fogli di via e le denunce delle Procure notificati ai sindacalisti combattivi, sono i corpi mutilati abbandonati a bordo strada, le umiliazioni quotidiane.

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