di Riccardo Chiari*
La portacontainer della compagnia israeliana Zim è rimasta bloccata in rada dalla protesta dei portuali di Livorno
Sciopero. L’annunciato arrivo di una nave porta container della compagnia di bandiera israeliana Zim nel porto di Livorno ha provocato l’immediata reazione dei lavoratori, assieme alla parte di città più sensibile rispetto a quanto è accaduto e sta accadendo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. «Nessuna operazione di sbarco, imbarco e stoccaggio verrà effettuata», fanno sapere i portuali, che hanno l’appoggio sia del sindacato di base Usb che della Filt Cgil.
«Al fine di far aumentare la pressione sul governo israeliano e su tutti quei governi complici del genocidio del popolo palestinese – spiegano dalla Filt – tra i lavoratori portuali livornesi è emersa l’esigenza di astenersi da tutte le operazioni». Di conseguenza la nave Zim Virginia, che doveva attraccare la notte scorsa in porto, è rimasta per tutto il giorno in rada, così come era successo a Genova nello scorso fine settimana ad un’altra nave israeliana, la Zim New Zealand. Mentre, sempre a Livorno, sette giorni fa era stata stoppata prima che potesse avvicinarsi alle banchine del porto la Slnc Severn, cargo americano con nelle stive materiale di allestimento militare e caterpillar da consegnare alla base militare Usa di Camp Darby.
L’Usb: «È impensabile che in questo momento drammatico, in cui la popolazione di Gaza è sotto attacco e stremata dalla fame, e mentre i nostri fratelli e sorelle sulla Global Sumud Flotilla sono minacciati costantemente, poter pensare di lavorare una nave della compagnia armatoriale israeliana. Non è solo una questione di coscienza ma anche un messaggio politico che vogliamo mandare». Un messaggio raccolto non soltanto dalle realtà cittadine mobilitate da tempo – il Gruppo autonomo portuali, l’ex Caserma occupata, il collettivo Scuola di carta e Azione Antifascista Livorno – ma anche da numerose persone protagoniste sette giorni fa di una grande manifestazione alla Darsena Toscana, in concomitanza con la sciopero generale indetto dal sindacalismo di base.
Dal canto suo, la Filt Cgil ha allestito il suo presidio fin dal primo mattino, presente anche il segretario generale della Camera del Lavoro Gianfranco Francese, «per far crescere la pressione sul governo italiano e sul governo israeliano, e arrivare a un cessate il fuoco e all’apertura di corridoi umanitari». Con una puntualizzazione, affidata al segretario Giuseppe Gucciardo: « È una situazione molto complessa, il porto è l’industria della città da cui centinaia di famiglie traggono sostegno. La vertenza va gestita con equilibrio, lo sciopero interessa le sole navi riconducibili all’economia dello Stato israeliano. Per questo incontreremo il prefetto Giancarlo Dionisi». Un appuntamento fissato urgentemente per questo pomeriggio, anche perché un’altra nave della compagnia israeliana, la Zim Iberia, è attesa in porto per giovedì.
I sindacati in piazza assicurano che i portuali non subiranno alcuna sanzione nel momento in cui si rifiuteranno di lavorare sulla Zim Virginia. E lo sciopero andrà avanti a maggior ragione se dovessero essere avviati su quella nave «i lavoratori dell’articolo 17», cioè quelli a chiamata. Giovanni Ceraolo, portavoce dell’Usb Livorno, invia anche un messaggio solidale «ai portuali genovesi del Calp e di Usb che stanno lottando nel porto ligure, così come stiamo facendo noi a Livorno».
A sera, alla rotatoria davanti all’ingresso alla Darsena Europa, il presidio dei sindacalismo di base e dei movimenti sociali labronici era ancora in corso. Avvertono che non se ne andranno, almeno fin quando la Zim Virgina non avrà ripreso il largo.
*da il manifesto
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