di Mario Di Vito*
Incontro «tra polizie» in Germania. L’Italia resta prudente. Dopo il meeting voluto da Rubio a Washington, in autunno ci sarà un workshop tecnico. Data e luogo sono segreti: interrogazione della Linke al Bundestag
L’internazionale degli anti-antifascisti arriva in Europa. Lo farà in Germania. Non si sa di preciso dove e non si sa di preciso quando ma il ministero degli Interni della Repubblica federale guidato da Alexander Dobrindt (Csu) ha confermato la propria intenzione di dare seguito al vertice organizzato lo scorso luglio a Washington da Marco Rubio.
La settimana scorsa la Linke ha presentato un’interrogazione al Bundestag nel tentativo di esplorare i contorni della vicenda, ma la risposta non arriverà prima della metà di ottobre. Dunque si resta a quanto raccolto per primo dal quotidiano Neues Deutschland, che ha ricevuto conferma dell’organizzazione del workshop, che si terrà «in autunno» in Germania «soprattutto per motivi logistici». Cioè per permettere alle rappresentanze europee di partecipare agevolmente.
Sul luogo c’è il mistero più fitto: il governo tedesco non vuole dare pubblicità alla cosa, temendo probabilmente manifestazioni contro. Dunque l’ipotesi più accreditata, allo stato attuale delle cose, è che l’incontro verrà fatto da qualche parte in Baviera, regione d’origine di Dobrindt. La questione, comunque, è meno scontata di quanto si possa immaginare: se il ministero degli Interni infatti procede spedito, la ministra della Giustizia Stefanie Hubig (Spd) tiene a sottolineare di non essere coinvolta in alcun modo.
A quanto si apprende, in ogni caso, questa volta l’incontro non sarà riservato agli esponenti politici dei governi dei paesi coinvolti (erano quasi 70 a luglio negli Usa), ma avrà un taglio più tecnico, perché l’obiettivo è quello di armonizzare le pratiche investigative e di rafforzare la cooperazione giudiziaria contro «l’estremismo di sinistra», ritenuto ormai alla stregua di terrorismo vero e proprio. Si trabbe, in sostanza, di un incontro tra polizie . La sigla «Antifa», com’è noto, è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti alla fine dello scorso anno, e lo stesso ha fatto l’Ungheria. Gli altri paesi europei per ora non si muovono, anche se i partiti di estrema destra spingono tutti verso questa direzione. E, a ogni modo, a livello legale il punto critico è stato ormai già superato: in Ungheria le condanne del Budapest Complex sono arrivate anche per associazione a delinquere, sulla base di prove raccolte in Germania, dove attualmente sono in corso due processi, a Dresda e a Düsseldorf, per una serie di aggressioni ai danni di militanti neonazisti.
Resta la questione politica. Al meeting anti-antifascista di Washington, tre mesi fa, per l’Italia partecipò con il semplice compito di «prendere appunti» il sottosegretario al ministero degli Interni Emanuele Prisco di FdI, che ha la delega ai vigili del fuoco. Una scelta di bassissimo profilo a riprova del fatto che a palazzo Chigi la questione era piombata con un certo imbarazzo (oltre che proprio nei giorni in cui Donald Trump faceva dichiarazioni quotidiane contro Giorgia Meloni).
Per il workshop tedesco non si sa ancora chi verrà inviato dall’Italia: interpellato direttamente, il sottosegretario Nicola Molteni della Lega – che avrebbe la delega all’ordine e alla sicurezza pubblica – ha detto in sostanza di non saperne niente. Prisco, invece, ha confermato che il meeting ci sarà ma che ancora non sa se, come l’altra volta, dovrà essere lui ad andare. Dal Viminale, in tutto questo, fanno sapere con una certa freddezza che si attendono comunicazioni precise dal governo tedesco, che sarebbe co-organizzatore insieme agli Stati Uniti. Solo a quel punto si deciderà in che maniera partecipare.
Il problema è tutto di opportunità: fare dell’antifascismo un crimine, in Italia, sarebbe affare assai complicato. Nei rapporti di polizia e di intelligence non si fa mai cenno alla sigla «Antifa». L’unica volta che se ne parla, almeno in documenti ufficiali, è nella proposta di legge numero 2860 avanzata dal leghista Eugenio Zoffili, che vorrebbe estendere il reato di associazione a delinquere anche ai «gruppi militanti antifascisti». L’iter della proposta è fermo allo scorso 7 luglio, quando è stata assegnata la Commissione giustizia come sede referente.
*da il manifesto
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