Fermato in Libia mentre porta aiuti a Gaza: il caso di Domenico Centrone e la repressione della solidarietà internazionale. Il Coordinamento Molfetta per la Palestina denuncia la detenzione dell’attivista pugliese del Global Sumud Land Convoy: “Chi si oppone al genocidio viene colpito, criminalizzato e silenziato”
Il volto della solidarietà con il popolo palestinese oggi ha anche il nome di Domenico “Nico” Centrone, attivista pugliese partito il 15 maggio con il Global Sumud Land Convoy, la carovana internazionale che da Tripoli avrebbe dovuto raggiungere il valico di Rafah per portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza stremata da mesi di guerra, fame e distruzione.
Da giorni, però, di Nico e di altri nove attivisti internazionali si hanno pochissime notizie. Il 24 maggio una delegazione composta da dieci persone provenienti da diversi Paesi si è separata dal resto del convoglio per tentare di negoziare il passaggio degli aiuti attraverso i territori della Libia orientale. Da quel momento i contatti si sono interrotti e il gruppo è stato fermato dalle autorità locali.
A denunciare con forza quanto accaduto è il Coordinamento Molfetta per la Palestina, che in un comunicato chiede il rilascio immediato di Domenico Centrone e degli altri attivisti trattenuti.
Secondo il Coordinamento, la vicenda non può essere letta come un episodio isolato. Al contrario, si inserisce in un quadro più ampio di repressione che colpisce chiunque si schieri apertamente contro il genocidio in Palestina e sostenga il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.
“L’illegittimo trattenimento di Domenico – scrive il Coordinamento Molfetta per la Palestina – rientra in un quadro generale più complesso, fatto di paura e repressione per tutte coloro che manifestano resistenza all’occupazione e che si oppongono al genocidio del popolo palestinese”.
Il riferimento è a una realtà che attraversa non solo Gaza ma l’intera Palestina occupata. Oltre diecimila prigionieri politici palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, molti da anni o decenni. A questo si aggiungono le continue operazioni militari in Cisgiordania, la violenza dei coloni, le demolizioni di abitazioni, gli arresti di massa e l’inasprimento della legislazione repressiva.
Per il Coordinamento, la sorte di Nico è inseparabile da quella dei prigionieri palestinesi e di tutti coloro che vengono perseguiti per aver scelto di opporsi all’occupazione.
Nel comunicato viene ricordato anche il caso di Anan Yaeesh, il resistente palestinese originario di Tulkarm condannato in Italia a cinque anni e sei mesi per associazione con finalità di terrorismo. Una sentenza che, secondo gli attivisti, rappresenta un attacco diretto alla legittimità della resistenza palestinese e un esempio di come la repressione non si fermi ai confini della Palestina ma coinvolga anche i Paesi europei.
La scelta di Domenico Centrone di partire con il convoglio umanitario viene descritta come un gesto di solidarietà concreta e nonviolenta.
“Nico ha sentito nel più profondo del suo cuore l’ingiustizia che vive quotidianamente la popolazione gazawi”, afferma il Coordinamento. È stato questo sentimento di solidarietà autentica a spingerlo a mettersi in viaggio insieme a medici, psicologi, operatori umanitari e attivisti provenienti da tutto il mondo.
Il convoglio trasporta ambulanze, case mobili, medicinali, beni di prima necessità e materiali destinati alla ricostruzione. Una missione civile e umanitaria che si richiama esplicitamente ai principi del diritto internazionale umanitario e alle Convenzioni di Ginevra.
Eppure anche questa iniziativa si è trovata di fronte a ostacoli, blocchi e detenzioni.
Per il Coordinamento Molfetta per la Palestina, quanto accaduto dimostra come la solidarietà verso Gaza venga sempre più spesso trattata come una minaccia politica. Chi prova a portare aiuti, rompere l’isolamento della Striscia o semplicemente testimoniare la realtà del genocidio rischia oggi di essere fermato, criminalizzato o perseguito.
Il comunicato assume così un significato che va oltre la vicenda individuale di Domenico Centrone. Diventa una denuncia più ampia contro il sistema di complicità che permette il proseguimento della guerra e dell’assedio.
“Tutt* noi vediamo nella causa palestinese la lotta madre a tutte le ingiustizie e disuguaglianze del nostro pianeta”, scrive il Coordinamento.
Da qui la richiesta rivolta non solo alle autorità libiche ma anche al governo italiano: intervenire immediatamente per ottenere il rilascio e il rientro in sicurezza di Domenico Centrone e degli altri nove attivisti.
Ma la richiesta politica è ancora più ampia: porre fine alla complicità dell’Italia con Israele, schierarsi concretamente contro il genocidio e sostenere il diritto del popolo palestinese alla libertà e all’autodeterminazione.
La conclusione del comunicato è un appello che unisce la vicenda di Nico a quella di migliaia di altre persone colpite dalla repressione:
“Pretendiamo il rilascio immediato e il rientro in sicurezza di Domenico Centrone e delle altre nove persone trattenute. Pretendiamo la liberazione di tutte e tutti i prigionieri politici illegittimamente incarcerati e pretendiamo la fine della complicità del governo italiano con l’entità sionista.”
Per il Coordinamento Molfetta per la Palestina la battaglia è una sola: contro la repressione, contro il genocidio del popolo palestinese, per la liberazione di Nico e di tutte le persone che oggi pagano il prezzo della solidarietà.
aggiornamenti:
Il tribunale libico della Cirenaica ha comunicato oggi (3 giugno) che gli attivisti arrestati nei giorni scorsi rimarranno in carcere fino a data da destinarsi.
Fra loro ci sono anche gli attivisti italiani Dina Alberizia e Domenico Centrone, partiti insieme al convoglio che ha tentato di rompere via terra l’assedio di Gaza, portando aiuti e ambulanze.
La notizia fatta trapelare dalla Farnesina aggrava la situazione in cui si trovano le persone sequestrate dalle milizie del Generale Haftar. Il governo e i suoi ministri, in special modo Tajani, non stanno muovendo un dito per sbloccare la situazione in cui si trovano gli attivisti sequestrati.
Sia a Molfetta, città d’origine di Domenico, che a Torino, da dove viene Dina, ci sono state importanti mobilitazioni per chiedere la loro liberazione. Giovedì 4 giugno, a Torino, ci sarà un’ulteriore mobilitazione per chiedere il rilascio immediato degli attivisti sequestrati e la fine del genocidio in Palestina.
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