Liberi gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti in Libia


Dopo un mese di detenzione arbitraria sono stati rilasciati Domenico Centrone, Leonarda Alberizia e gli altri volontari del convoglio umanitario diretto a Gaza. La mobilitazione internazionale ha impedito che il loro sequestro cadesse nel silenzio.

Dopo un mese di detenzione arbitraria, i dieci attivisti della Global Sumud Land Convoy fermati dalle autorità della Libia orientale sono finalmente liberi. Tra loro anche gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, che rientreranno oggi in Italia. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre la stessa Global Sumud Flotilla ha confermato l’avvio del processo di liberazione di tutti i volontari detenuti.

La notizia mette fine a una vicenda che aveva suscitato crescente preoccupazione in Italia e all’estero e che, per molti aspetti, rappresenta una delle pagine più oscure nella gestione del convoglio internazionale di solidarietà diretto a Gaza.

I dieci attivisti erano stati fermati alla fine di maggio nei pressi di Sirte, in Libia, mentre partecipavano a una missione umanitaria composta da centinaia di volontari provenienti da decine di paesi, con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza e rompere l’assedio imposto da Israele. Tra i detenuti vi erano medici, operatori umanitari e attivisti per i diritti umani provenienti da Italia, Spagna, Polonia, Portogallo, Tunisia, Argentina, Uruguay e Stati Uniti. Secondo la Global Sumud Flotilla, i volontari sono stati sottoposti a detenzione arbitraria, isolamento, interruzione delle comunicazioni e forti pressioni psicologiche. Nei giorni scorsi alcuni di loro avevano anche avviato uno sciopero della fame per denunciare le condizioni della prigionia e chiedere il rilascio immediato. La liberazione di Centrone e Alberizia non è stata un regalo della diplomazia, ma il risultato di una lunga mobilitazione internazionale. In Italia si sono moltiplicati appelli, presidi e iniziative di solidarietà per chiedere la liberazione degli attivisti. Anche il Parlamento europeo aveva sollecitato un intervento, mentre la Commissione europea aveva dichiarato di essere pronta a fornire un sostegno “discreto” agli Stati membri coinvolti.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio: quello della crescente repressione nei confronti delle iniziative civili che tentano di portare aiuti alla popolazione palestinese di Gaza.

La Global Sumud Flotilla nasce proprio con questo obiettivo: rompere l’assedio e aprire un corridoio umanitario verso una popolazione che da quasi tre anni vive sotto bombardamenti, fame e privazioni sistematiche. Si tratta della più grande iniziativa civile internazionale per Gaza degli ultimi anni, con centinaia di imbarcazioni e migliaia di volontari coinvolti. Non è la prima volta che gli attivisti della Flotilla vengono fermati, sequestrati o detenuti. Negli ultimi mesi centinaia di volontari sono stati arrestati dalle forze israeliane in acque internazionali e trasferiti nel carcere di Ketziot, denunciando torture, umiliazioni, privazione del sonno e trattamenti degradanti.

Anche il convoglio di terra diretto a Gaza è stato ostacolato e bloccato, dimostrando ancora una volta quanto sia diventato difficile perfino portare medicinali, cibo e aiuti umanitari a una popolazione che le Nazioni Unite descrivono come sottoposta a una catastrofe umanitaria senza precedenti.

La liberazione dei dieci attivisti rappresenta dunque una buona notizia, ma non chiude le questioni aperte.

Resta da chiarire perché dei volontari impegnati in una missione umanitaria siano stati detenuti per un mese senza accuse formali. Resta aperto il tema delle condizioni di detenzione denunciate dai partecipanti al convoglio. E soprattutto resta aperta la questione politica più grande: perché chi tenta di rompere l’assedio di Gaza e portare solidarietà al popolo palestinese viene sistematicamente ostacolato, criminalizzato o perseguito.

La vicenda di Domenico Centrone, Leonarda Alberizia e degli altri volontari dimostra però anche un’altra cosa: che la solidarietà internazionale continua a esistere e che la pressione dell’opinione pubblica può ancora produrre risultati concreti.

Mentre Gaza continua a morire sotto le bombe e sotto l’assedio, il ritorno in libertà dei dieci attivisti della Global Sumud Flotilla è una piccola vittoria. Una vittoria della mobilitazione, della perseveranza e di chi continua a credere che rompere il silenzio e portare aiuto a un popolo sotto assedio non sia un crimine, ma un dovere umano e politico.


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