di Luca Celada*
I movimenti studenteschi statunitensi silenziati. L’inquisizione contro gli studenti è stata potenziata e sistemizzata, sotto Trump, dal Project Esther
Nel secondo anniversario del 7 ottobre, i campus americani sono in gran parte silenziosi. Il movimento contro l’eccidio di Gaza, mobilitatosi in tutto il paese per denunciare e articolare l’opposizione etica ad una strage intollerabile «che ha costretto i palestinesi a trasmettere in live streaming il proprio genocidio» (per citare il comunicato di Jewish Voice for Peace), è stato in gran parte soppresso.
L’ISTANZA palestinese non è scomparsa e continua a far parte della resistenza ora impegnata a far fronte alla vertiginosa accelerazione autoritaria di Trump. Le bandiere della Palestina continuano a sventolare sopra i cortei di protesta contro Ice e gli altri abusi del regime, ma molte università hanno adottato le norme «contro l’antisemitismo» imposte dal governo e hanno espulso le sezioni di Students for Justice in Palestine ed altre organizzazioni pro palestinesi, docenti e lavoratori sono stati licenziati, studenti sospesi, sempre quando non siano stati arrestati o sequestrati da agenti federali, trattenuti a volte senza imputazioni o giusto processo, per settimane o mesi.
L’OPERAZIONE è stata organizzata e ben finanziata. Partita sotto Biden con l’inquisizione di amministratori di molte prestigiose istituzioni per aver «tollerato attività antisemite», sotto Trump è stata potenziata e sistemizzata da Project Esther, un documento programmatico per smantellare l’opposizione e neutralizzare in particolare il movimento studentesco. Edito dalla Heritage Society e da ambienti vicini al movimento estremista dei coloni cisgiordani e del sionismo cristiano e con la collaborazione della lobby dl governo israeliano Aipac, il decalogo suggeriva di bollare i critici della rappresaglia israeliana come una «rete di sostegno al terrorismo» di modo da «giustificare licenziamenti, querele, deportazioni e la generale criminalizzazione» del dissenso.
A QUESTA HANNO contributo organizzazioni dell’estrema destra sionista, come Betar Usa, e siti di dossieraggio anonimo come Canary Mission che hanno lavorato con il dipartimento di Stato ed i ministeri di giustizia e della sicurezza (Dhs), per la delazione di studenti. Inizialmente sono stati presi di mira i fuori sede con visto estero come più vulnerabili a nuove arbitrarie norme che limitano l’espressione di idee «contrarie alle politiche degli Stati uniti» da parte di «soggetti ospiti».
Vittime esemplari come Rümeysa Öztürk e Mahmoud Khalil si stanno ancora estricando da procedure giudiziarie a loro carico ma nel frattempo il grimaldello “antisemita” continua a trovare applicazione utile ad assoggettare il sistema universitario mediante il ricatto di stampo paramafioso imposto dal governo. Molte istituzioni come la Columbia hanno capitolato di fronte alla minaccia di sottrarre finanziamenti pubblici, altre, come Harvard, hanno tentato la mediazione.
Mentre il degrado sistematico dell’impianto costituzionale è passato a fasi più avanzate, la repressione israelo-americana del movimento per la Palestina si è dunque confermata laboratorio di un più generalizzato attacco alla democrazia. Ad esempio la violenza delle squadre di sionisti oltranzisti che a Ucla dichiaravano apertamente legami con l’Idf mentre attaccavano impunemente gli accampamenti pacifisti, è stata modello precursore per la violenza istituzionalizzata ed extra giudiziaria dell’apparato paramilitare (Ice ed agenti federali) attivo oggi.
LA CASA BIANCA ha reso permanente una «task force sull’antisemitismo» con facoltà di controllo sui contenuti accademici negli atenei, riproducendo in sostanza ruolo e metodi dello Huac, la House Un-American Activities Committee del senatore McCarthy, che dal 1947 seminò panico e terrore nel mondo accademico e a Hollywood con le inquisizioni di comunisti. Pur con poteri che mai si avvicinarono a quelli di un presidente, il maccartismo ebbe un ruolo fondamentale nel distorcere la traiettoria della nazione che era uscita come potenza antifascista dalla seconda guerra mondiale, immettendola sul binario della guerra fredda dei successivi decenni, con le relative conseguenze geopolitiche.
ORA, IL COMPLESSO tattico-politico emerso per la repressione del movimento è stato strumentale nel normalizzare successive trasgressioni costituzionali, mentre le università hanno contribuito legittimando la premessa spuria che quella repressione ha autorizzato.
La repressione del movimento etico contro il genocidio palestinese verrà ricordata come componente importante dell’incrinatura della democrazia Usa, ed anche il suo strascico storico potrebbe essere lungo e nefasto. Ma se la repressione del movimento è stata incubatrice di totalitarismo, la continuata resistenza si profila essenziale per il movimento che si trova ora a combattere un neo autoritarismo generalizzato che degli Usa ha fatto il proprio fronte avanzato.
Intanto è proprio la comunità ebraica la prima a rifiutare quella che Jewish Voice for Peace definisce «l’inaccettabile strumentalizzazione del nostro lutto in giustificazione di un genocidio».
*da il manifesto
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