La risposta giusta

La giornata di manifestazioni che ha attraversato Milano il 6 settembre 2025, in risposta allo sgombero del centro sociale Leoncavallo, è stata un avvenimento di grande valore che ha spezzato, almeno per un attimo, la narrazione negativa che ci circonda da ogni lato con i suoi corollari di impotenza e di paura. A nostro parere, è andata ben oltre i motivi della convocazione: tutte e tutti coloro che hanno partecipato, da ogni contesto d’Italia, avevano, con modalità e sensibilità diverse, il desiderio di mettere in discussione l’idea di vita, di politica, di economia e di socialità che oggi ci viene imposta. Lo stesso bisogno di un immaginario alternativo che sta spingendo la Global Sumud Flotilla verso Gaza e che ha infiammato le città di Genova, di Catania, di Siracusa e tutte le altre.

In primo luogo ha messo in luce che esiste un’altra Milano, che non si può richiudere dentro lo schema della città smart, tutta grattacieli, fashion week e speculazione edilizia e finanziaria.

In secondo luogo, perché ha indicato le responsabilità politiche di una giunta comunale collusa con i poteri forti della città e le colpe di un governo che utilizza politiche repressive per instaurare un ordine autoritario che nega ogni agibilità autodeterminata e ogni pensiero critico.

In terzo luogo, perché si è dimostrato che la cultura degli spazi sociali, in grado di promuovere iniziative politiche underground e controcorrente, è autorevole, che il suo valore è riconosciuto dall’intera città e all’interno di ogni città di questo Paese, nonostante i crescenti ricatti della precarietà, della povertà e dell’emarginazione. Tutto ciò a dispetto dei racconti fuorvianti dell’informazione di regime che, inadeguata a cogliere la ricchezza di cultura e relazioni sociali che da decenni vengono prodotte in questi luoghi per i contesti urbani, spinge sul rumore, sull’odore, sull’ordine e sulla disciplina infranti.

In quarto luogo, perché è affiorato un nuovo tessuto sociale, un’isola, nella corrente avversa, emersa da fondali che restano limpidi, che vuole ancora scommettere sulla costruzione di un modello alternativo di città e per le città, su un modello alternativo di società e di mondo. Una composizione inedita, diversa, trasversale, giovane, irrituale che andrà compresa e coltivata.

Infine, lo diciamo con un certo compiacimento, perché la stampa più reazionaria e innominabile ma in generale la stampa mainstream ha avuto bisogno di sminuire la partecipazione popolare, parlando di sole 20mila presenze e millantando anche inesistenti scontri con le forze dell’ordine.

Così, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, vecchia e triste conoscenza di questa città, è intervenuto per stigmatizzare il nulla. Alle sue scontate battute si sono aggiunte le incredibili affermazioni di Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, la società maggiormente responsabile dello scandalo di Milano, recentemente rilasciato dagli arresti domiciliari.

Ma dimentichiamo tutti loro: il fattore più importante di questo 6 settembre è stato la manifestazione di un possibile antidoto ai sintomi di depressione privato-pubblica che provano a trascinarci con sé in questi anni, tra guerre, impoverimento, solitudine precaria, minacce incombenti, violenza. C’è un rapporto diretto tra la scomparsa della responsabilità politica e l’estendersi della violenza. Perciò, stare insieme, partecipare alla vita pubblica è ancora, sempre, la risposta giusta. Da qui dobbiamo ripartire, coscienti che c’è molto da fare e molto da ricominciare.

La forte adesione, oltre 50.000 persone, è anche spiegata dal fatto che i 50 anni di storia del Leoncavallo – pur tra contraddizioni – sono entrati nell’immaginario simbolico collettivo e i simboli non possono essere cancellati in un giorno qualsiasi da uno sgombero qualsiasi. La stupidità del potere e della sedicente politica che con esso si confonde è quella di non aver capito che i simboli possono avere un’energia capace di generare quelle connessioni che sono fondamentali per l’esistenza umana. Tutti gli spazi sociali occupati delle città sono parte di questa energia simbolica, a partire dal Centro Sociale Cantiere, che rischia di essere oggetto di un prossimo attacco.

La giusta e forte risposta di questo corteo nazionale necessita quindi di essere canalizzata in un nuovo processo costituente che ridefinisca il progetto della Milano alternativa. E tale progetto non può che partire dalla necessità di un coordinamento tra realtà associative in grado di formulare una piattaforma conflittuale per illuminare di luce nuova questa decadente città.

È evidente che la condizione di precarietà, esistenziale, strutturale, generalizzata, è oggi l’arma più potente per imporre le politiche securitarie, di ricatto economico, di dumping sociale che caratterizzano l’attuale politica di governo. Tale situazione è anche il principale ostacolo che può limitare e minare la stessa esistenza degli spazi sociali e la loro autonomia, favorendo processi di individualizzazione personale a scapito della solidarietà conflittuale e della cooperazione sociale.

La manifestazione che, in forza della massa che la sospingeva, non si è accontentata di Piazza Fontana ma si è chiusa in Piazza Duomo, riconquistandola ai bisogni della città, indica una richiesta di autodeterminazione e di liberazione dei corpi e delle menti, a partire dalle lotte contro la discriminazione di genere e di razza, contro la gentrificazione urbana, la rovina dell’ambiente, il saccheggio del territorio, la critica al fugace e vorace sviluppo dei grandi eventi, in nome di un nuovo welfare state ricompositivo, adeguato ai tempi, in grado di garantire un reddito incondizionato, l’accesso ai beni comuni sociali e ambientali, la libertà di scelta per tutte e tutti coloro che vivono in questa città e in questo Paese, a prescindere dal luogo di provenienza.

Contro la violenza della società contemporanea, contro la paura, per una vita buona, per una democrazia mai realizzata ma da realizzare, ritrovare la forza della resistenza e dell’opposizione fa bene alle persone, fa bene all’umanità.

da Effimera

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