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La logistica delle lotte

Da che mondo è mondo i diritti si conquistano, non vengono elargiti per gentile concessione, ma per la Procura di Piacenza lottare per i diritti dei lavoratori è “associazione a delinquere”

di Renato Turturro – Osservatorio Repressione

La retata di sindacalisti a Piacenza e gli oltre cento indagati nell’ambito dell’indagine, i centinai di processi penali  in questi anni a danni di sindacalisti, lavoratori, lavoratrici e solidali ci indicano che il settore della logistica è il settore che con tutti i mezzi va difeso dalla rivendicazioni operaie, perché inserisce il capitalismo nostrano nella circolazione internazionale delle merci, dei capitali e del riassetto globale in atto . Troppi sono gli interessi e gli intrecci che legano questo settore alle dinamiche del modello produttivo globale.

Nell’intero sistema logistico, inteso come trasporto, smistamento, assemblaggio e distribuzione si svolgono dei conflitti dovuti all’altissimo margine di guadagno delle multinazionali che governano il settore e le condizioni di lavoro di lavoratori e lavoratrici, sotto diversi aspetti che vanno dal contrattuale/retributivo alla qualità della vita al lavoro.

L’attacco da parte di Assologistica e del Governo (ora caduto ma di cui non si perderà l’essenza nel prossimo) è di usare tutti i mezzi per tenere fuori da responsabilità giuridiche e d’immagine le piattaforme committenti, smontando i principi e aumentando i rapporti di forza dal lato padronale. Con il tentativo di modificare l’art 1677 del codice civile all’interno del decreto PNRR 2, proprio qualche giorno prima delle dimissioni di Draghi e della pubblicazione dell’inchiesta della Procura di Piacenza, si è lanciato il segnale della cancellazione di alcuni principi giuridici, come quello della responsabile solidale, in un’ottica di ri-regolamentazione del settore, con conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro lungo le catene degli appalti.

Disegno che si collega a quanto dichiarato da Alessandro Alberani, il Direttore Logistica Etica Interporto Bologna, in occasione di un incontro in Prefettura (già riportato più volte), in cui ha fatto sapere che si sta lavorando per far rientrare il settore della logistica nella legge 146 che prevedere tempi più lunghi e procedure più complesse per proclamare gli scioperi. L’obiettivo è chiaro: scioperi e blocchi dei lavoratori e delle lavoratrici dei magazzini, in maggioranza migranti e richiedenti asilo. Dichiarazioni che si dimenticano volutamente dei due lavoratori morti nel 2021 ( di cui uno, Yaya Tafa con contratto interinale, assunto da tre giorni).

Altro strumento di attacco politico , attraverso la magistratura è l’utilizzo del teorema-strumento dell’associazione a delinquere, che ha come intendo subdolo quello di garantire formalmente la libertà d’azione sindacale da un lato e facendo passare contemporaneamente il messaggio mediatico della presenza di  “mele marce” all’interno delle organizzazioni, in modo da svalutare l’azione stessa del sindacalismo conflittuale.  Questo strumento repressivo è stato già applicato più volte anche nelle lotte dei portuali ( vedi portuali Genova) e non ultimo nell’operazione che ha coinvolto il centro sociale Askatasuna  a Torino.  Nei porti italiani, intanto, disassemblate e in lotti diversi, vengono fatte passare armi e merci pericolose, aggirando anche le norme per la tutela dei lavoratori e della popolazione.

Altri frammenti del processo della logistica integrata ci raccontano di come le condizioni di lavoro siano drammatiche, è l’esempio dei macchinisti dei cargo merci ferroviari, che il 15 luglio hanno condotto uno sciopero  di 24 ore proprio sul tema delle condizioni salariali e di salute.

Il sistema logistico integrato è il nodo e la punta avanzata del capitalismo moderno e si sta inserendo pienamente nella competizione globale e nell’economia di guerra in corso. Il paradosso sta nel fatto che tutte le rivendicazioni per l’applicazione di leggi e istituti, quindi della “legalità”, venga attaccata trasformandola in  “associazione a delinquere”, portando le lotte reali in un gioco nebuloso e strumentale. I criminali attraverso lo stesso gioco ingrassano i loro patrimoni grazie a truffe erariali, contributive e sfruttamento, usando il vittimismo tipico delle imprese e lo scudo politico-giuduziario. Sta di fatto che le condizioni oggettive al lavoro e della vita meritano una risposta in cui il conflitto è legittimo, al di là dei termini labili di “legale” e “illegale”.

Le lotte nella logistica e nei trasporti evidenziano oltre alle condizioni in cui vive la forza lavoro anche quali siano le contraddizioni del sistema economico e ai danni che esso sta compiendo a livello umano ed ecosistemico.

Intanto il caldo esplode nei magazzini, nelle rotaie, sull’asfalto e nei campi, sottrae  vite ed energie, che dovremmo presto riprendere con il conflitto diffuso e l’azione di difesa unitaria dentro e fuori i luoghi di lavoro contro la repressione.

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