La campagna della stampa di destra contro l’avvocato Fausto Gianelli è un’operazione politica: trasformare l’avvocato nel complice dell’imputato, criminalizzare la solidarietà con la Palestina e intimidire chi tutela diritti e garanzie.
La campagna scatenata contro l’avvocato Fausto Gianelli è indegna. Non è giornalismo, non è cronaca, non è legittima critica. È un linciaggio politico e mediatico costruito per colpire un principio fondamentale dello Stato di diritto: il diritto alla difesa.
Gianelli viene attaccato perché ha assunto la difesa di El Koudry, coinvolto nei gravi fatti di Modena. Ma in un ordinamento democratico un avvocato non è il proprio assistito. Non ne condivide necessariamente idee, atti, responsabilità o storia personale. Un avvocato esercita una funzione costituzionale: garantisce che anche la persona più esposta, più odiata, più isolata, più già condannata dal tribunale mediatico, abbia diritto a una difesa effettiva.
È esattamente questo che la destra non tollera.
Perché la campagna contro Gianelli non si ferma al caso giudiziario. Scava nel suo impegno professionale e politico, nelle difese di ecoattivisti, militanti solidali con la Palestina, persone colpite dalla repressione. Gli si rinfaccia la partecipazione a missioni internazionali di osservazione, la denuncia delle complicità del governo italiano con quello israeliano, la solidarietà contro il genocidio in corso a Gaza. Tutto viene messo nello stesso calderone: difesa legale, militanza per i diritti, solidarietà internazionale, critica a Israele, presunte contiguità con Hamas.
È il solito metodo: insinuare, accostare, sporcare.
La stampa di destra, con in testa Il Giornale, sta conducendo una campagna pro Israele e islamofobica che usa Modena come terreno di propaganda. Si evocano “moschee abusive”, “infiltrazioni religiose nelle scuole”, “mondo Pro Pal”, presunte orbite attorno a figure indicate come vicine ad Hamas. Si colpisce Gianelli, si colpisce Stefania Ascari, si colpiscono le comunità musulmane, si colpisce chiunque abbia osato denunciare il massacro del popolo palestinese.
Non è informazione. È costruzione del nemico interno.
Ed è gravissimo che un avvocato venga indicato al pubblico sospetto non per ciò che avrebbe fatto, ma per chi ha difeso. Questa logica è incompatibile con qualsiasi idea di giustizia. Se passa il principio per cui difendere una persona significa essere assimilati a quella persona, allora nessuno sarà più davvero difendibile. E quando alcune persone diventano “indifendibili”, lo Stato di diritto è già stato ferito a morte.
Per questo la solidarietà espressa dai Giuristi Democratici è importante e necessaria. Difendere Fausto Gianelli significa difendere tutte le avvocate e tutti gli avvocati impegnati nella tutela dei diritti, soprattutto quando quei diritti riguardano soggetti marginalizzati, migranti, attivisti, militanti, persone già consegnate alla gogna pubblica.
Il punto politico è netto: la destra vuole una giustizia senza garanzie, una difesa ridotta a formalità, un processo sostituito dalla condanna mediatica. Vuole avvocati intimiditi, movimenti isolati, solidarietà criminalizzata, Palestina ridotta a parola sospetta.
Non passerà.
Fausto Gianelli va difeso senza esitazioni. Non per appartenenza, non per corporazione, ma perché il diritto alla difesa non si concede solo ai simpatici, agli innocenti presunti tali, ai presentabili. Vale per tutti oppure non vale per nessuno.
E chi oggi attacca un avvocato perché difende, domani attaccherà chiunque osi ancora pretendere giustizia.
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