di Francesco Piobbichi
La democrazia che nasce dal basso e sfida gli Stati, ieri come oggi. Quando la libertà resiste all’assedio e insegna al futuro come vivere
La Comune di Parigi durò solo settantadue giorni, eppure cambiò per sempre la storia del Novecento: insegnò che il popolo poteva governarsi, che le donne potevano essere protagoniste della rivoluzione,
che il potere poteva essere revocabile, collettivo, non separato dalla vita.
Parigi la ribelle fu schiacciata nel sangue, e da allora le bandiere rosse si unirono nel drappo nero del lutto.
L’ordine degli stati fu ristabilito sul sangue della rivoluzione.
Ma da quelle barricate nacque fuoco vivo che illuminò un secolo intero. Lo trasportarono mano per mano gli ultimi della terra, la luce squarciò la notte e salì verso il cielo, dalle miniere, dai campi, dalle officine. .
Kobane oggi, come Parigi ieri, è sotto assedio perché porta la stessa luce che spaventa chi opprime.
Sola, assediata, abbandonata ha resistito all’Isis ieri e resiste oggi al nazionalismo che insanguina da secoli la terra. Lo fa per una idea di libertà dagli stati nazione, resiste non per conquistare uno Stato, ma per dimostrare che un altro modo di vivere è possibile, senza odio settario.
Dove Parigi inventò la Comune,
Kobane riscrive la democrazia.
L’ autogoverno dal basso, la parità totale tra uomini e donne, la convivenza tra popoli e religioni, la difesa collettiva della vita, l’ecologia come principio politico.
La Comune di Parigi parlò al secolo industriale.
Kobane parla al secolo del collasso climatico, delle migrazioni, delle guerre infinite.
Parigi mostrò come si poteva rovesciare il potere. Kobane mostra come si potrà disperderlo.
Se la Comune è stata il seme del Novecento,
Kobane è il canto del secolo che verrà.
Costrette a scegliere tra la libertà e la morte scelgono l’umanità.
Perché le città libere possono cadere,
Ma mai morire.
Parigi ci ha insegnato a ribellarci.
Kobane a vivere.
Il futuro non potrà più far finta di non aver visto, di non aver sentito le montagne cantare il grido della libertà.
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