Italia tra gli “smantellatori” dello stato di diritto: il rapporto Ue accusa il governo Meloni

Nel report 2026 di Liberties l’Italia viene inserita tra i paesi che erodono sistematicamente democrazia e libertà civili, insieme all’Ungheria di Orbán. Nel mirino decreto sicurezza, attacchi ai giornalisti e restringimento dello spazio del dissenso.

L’Italia entra ufficialmente nel gruppo dei paesi europei che stanno smantellando lo stato di diritto. Non è una valutazione politica di parte, ma la conclusione dell’edizione 2026 del rapporto “Liberties and rule of law”, pubblicato il 30 marzo dalla rete europea Civil Liberties Union for Europe, che riunisce oltre quaranta organizzazioni impegnate nella difesa delle libertà civili.

Il giudizio è netto. Nel 2025 l’Italia è stata classificata tra i cosiddetti “dismantler”, gli “smantellatori”, ovvero quegli Stati in cui l’erosione dello stato di diritto non è episodica ma sistematica, e soprattutto frutto di una precisa azione politica dei governi. In questa categoria l’Italia si trova accanto a paesi come Ungheria, Bulgaria, Slovacchia e Croazia.

Un dato che pesa ancora di più se inserito nel quadro generale europeo. Secondo il rapporto, l’80% dei paesi dell’Unione non ha compiuto progressi significativi sul piano democratico. Ma tra stagnazione e arretramento, l’Italia rappresenta un caso distinto: non si limita a non migliorare, ma regredisce attivamente.

Decreto sicurezza e criminalizzazione del dissenso

Il cuore della critica riguarda il progressivo restringimento dello spazio civico. Il rapporto parla esplicitamente di un “processo crescente di criminalizzazione” che ha raggiunto il suo culmine con il decreto sicurezza, indicato come uno degli strumenti principali attraverso cui il governo ha inciso sui diritti fondamentali.

Nel documento si sottolinea come le politiche adottate abbiano colpito in particolare dissidenti, movimenti sociali e migranti, contribuendo a trasformare il conflitto sociale in questione di ordine pubblico.

Non si tratta solo di norme, ma di un cambio di paradigma: il dissenso non viene più riconosciuto come elemento fisiologico della democrazia, ma trattato come problema da contenere.

Attacchi ai media e libertà di stampa in calo

Un altro elemento centrale riguarda la libertà di stampa. Le organizzazioni segnalano numerosi attacchi ai giornalisti da parte di esponenti politici, con l’obiettivo di delegittimare e silenziare le critiche.

A questo si aggiungono episodi particolarmente gravi, come l’emersione dell’uso di spyware nei confronti di attivisti e reporter, che secondo il rapporto rappresentano una minaccia diretta al pluralismo e alla partecipazione democratica.

Il quadro che emerge è quello di un sistema in cui i meccanismi di controllo e bilanciamento risultano sempre più indeboliti.

Giustizia, carceri e diritti fondamentali

Le criticità non si fermano qui. Il rapporto evidenzia l’assenza di progressi nel sistema giudiziario e nel contrasto alla corruzione, mentre segnala un peggioramento delle condizioni carcerarie.

Il sovraffollamento resta un problema strutturale, aggravato dalle politiche recenti. Le organizzazioni parlano apertamente di fallimento delle misure adottate, sottolineando come le stesse dinamiche si stiano estendendo anche agli istituti penali minorili.

La richiesta è chiara: servirebbero politiche di decongestione, misure alternative e interventi strutturali. Ma la direzione intrapresa sembra essere opposta.

Il paragone con Orbán e il rischio sanzioni

Il riferimento più pesante è quello con l’Ungheria di Viktor Orbán. Il rapporto sottolinea come il percorso italiano presenti elementi simili: riduzione dello spazio civico, pressione sui media, uso politico della sicurezza.

Non è solo un paragone simbolico. Le conseguenze potrebbero essere concrete. Le organizzazioni non escludono che, in presenza di ulteriori violazioni, possa essere attivata anche nei confronti dell’Italia la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato Ue, che nei casi più gravi può portare alla sospensione del diritto di voto in sede europea.

Una deriva che non è più negabile

Il dato politico è ormai difficile da ignorare. Per il secondo anno consecutivo, l’Italia viene collocata tra i paesi che stanno smantellando la democrazia dall’interno.

Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di un processo. Un accumulo di norme, pratiche e scelte politiche che, pezzo dopo pezzo, stanno ridefinendo i confini della partecipazione, del dissenso e dei diritti.

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