di Max Mauro*
Il prossimo 14 ottobre la nazionale di calcio incontrerà quella di Israele a Udine per le qualificazioni ai Mondiali del 2026. Molte voci si sono alzate per denunciare l’inopportunità di questa partita di fronte ai bombardamenti, alle distruzioni e uccisioni di civili attuate dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza
Il prossimo 14 ottobre la nazionale maschile di calcio incontrerà quella di Israele a Udine per le qualificazioni ai Mondiali del 2026. Molte voci si sono alzate per denunciare l’inopportunità di questa partita di fronte ai bombardamenti, alle distruzioni e uccisioni di civili attuate dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
Da più parti si è chiesto come sia possibile che gli organi governativi del calcio, Fifa e Uefa, siano intervenuti rapidamente dopo l’attacco russo all’Ucraina, sospendendo tutte le squadre russe dalle competizioni internazionali, mentre nessuna sanzione è stata comminata a Israele, ignorando anche gli appelli formali della Federazione calcio palestinese (Pfa).
Secondo il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, la sospensione di Israele dalle competizioni internazionali non cambierebbe nulla. Vedete cosa è successo con la Russia, son passati tre anni e mezzo e la guerra continua, è il succo del suo discorso. Gianni Infantino, presidente della Fifa, sfiora la auto-parodia affermando che «la Fifa promuove il calcio, non può risolvere problemi geopolitici».
Il 28 febbraio 2022, appena quattro giorni dopo l’inizio dell’attacco della Russia in territorio ucraino, Fifa e Uefa (già allora guidate da Infantino e Ceferin) annunciarono la sospensione di tutte le squadre maschili e femminili russe dalle competizioni internazionali. Eppure, per i vertici del calcio mondiale ed europeo, la sospensione delle squadre israeliane sarebbe ingiustificata, perfino inutile. Qual è la logica del loro ragionamento?
È fin troppo facile smontare l’ipocrisia delle autorità sportive sulla questione Israele-Palestina. Dall’inizio della campagna su Gaza, le forze militari israeliane hanno praticamente azzerato le infrastrutture sportive nella Striscia. Hanno distrutto stadi e campi da calcio, alcuni costruiti con fondi provenienti dalla Fifa.
Tra questi, lo stadio ufficiale della nazionale palestinese, già bombardato da Israele nel 2006, ricostruito con l’aiuto della Fifa nel 2019 e bombardato di nuovo, e lo storico stadio Yarmouk, divenuto infaustamente celebre per le immagini di centinaia di uomini e ragazzini palestinesi radunati dall’esercito israeliano sul terreno di gioco, molti denudati e bendati.
Secondo la Federazione calcio palestinese, più di 355 calciatori tesserati sono stati uccisi negli ultimi due anni a Gaza. Tra di essi alcuni dei più popolari come Suleiman al-Obeid, il «Pelé palestinese», come lo ha definito la stessa Uefa in un controverso post sui suoi canali ufficiali che non diceva neanche come era morto.
Nonostante la storia delle Olimpiadi e dei mondiali di calcio sia disseminata di usi propagandistici da parte di dittatori e stati democratici, si tende ancora a sottovalutare il ruolo che lo sport ha nella politica dei governi. Queste pratiche sono cresciute esponenzialmente negli ultimi trent’anni, in parallelo con l’evoluzione dello spettacolo sportivo, divenuto ganglio nevralgico dell’industria dei media e dell’intrattenimento globali.
Tra il 2006 e il 2022, i ricavi della Fifa per i diritti televisivi dei mondiali sono passati da 1.4 miliardi a 3.5 miliardi di dollari. Un crescente numero di società calcistiche (il 35% nella Serie A, il 50% nella Premier League) è controllato da fondi multinazionali d’investimento con interessi in molteplici campi, che esercitano un’influenza sulle politiche economiche. È difficile negare l’importanza dello sport come strumento di rappresentazione e legittimazione degli stati e delle nazioni.
Per lo stato d’Israele, la partecipazione alle competizioni sportive internazionali, e in particolare quelle del calcio, è la miglior forma di propaganda possibile. Afferma che il suo comportamento è legittimo, che Israele non è come la Russia, che è un attore credibile e rispettabile.
Come si è visto all’ultima edizione della Vuelta, il mondo dello sport, i tifosi e gli appassionati in primo luogo, sta reagendo a questo stato di cose. La manifestazione in programma a Udine il 14 ottobre – “Show Israel the Red Card” – è un chiaro messaggio nella stessa direzione.
*da il manifesto
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