Attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, legati e umiliati ad Ashdod: il governo israeliano mostra il volto feroce dell’impunità. L’Italia deve rompere ogni complicità
Israele ha mostrato ancora una volta il proprio volto più feroce: quello di uno Stato che non si limita a sequestrare civili in acque internazionali, ma li umilia, li espone, li usa come trofei politici davanti alle telecamere. Le immagini arrivate dal porto di Ashdod sono di una violenza simbolica e materiale insopportabile: uomini e donne della Global Sumud Flotilla inginocchiati a terra, legati con fascette ai polsi, costretti a restare con il volto basso mentre nell’hangar risuona a volume altissimo l’inno israeliano. Davanti a loro, il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir sventola la bandiera israeliana, ride, si compiace e grida: “Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare”.
Non siamo davanti a un incidente, né a un eccesso individuale. Siamo davanti alla messa in scena brutale di un potere coloniale che gode dell’umiliazione dei corpi catturati. È la logica della punizione esemplare: non basta fermare la Flotilla, non basta sequestrare le barche, non basta deportare gli attivisti. Bisogna piegarli, mostrarli, trasformarli in oggetti di propaganda.
La Global Sumud Flotilla lo ha detto con chiarezza: quello riservato agli attivisti sequestrati è stato un trattamento “vergognoso e riprovevole”. E non potrebbe essere definito diversamente. Oltre 400 persone sono state rapite dalla marina israeliana dopo l’assalto alle imbarcazioni dirette verso Gaza. Tra loro ci sono 29 italiani. Almeno 87 attiviste e attivisti hanno iniziato lo sciopero della fame per protesta contro la detenzione e contro il trattamento subito.
La missione è stata bloccata interamente. Le ultime barche, ancora in navigazione verso Gaza, sono state intercettate e sequestrate dall’esercito israeliano. Una missione civile, umanitaria, disarmata, nata per rompere l’assedio imposto alla popolazione palestinese, è stata trattata come una minaccia militare. Questo è il punto: Israele considera terrorismo non il bombardamento di Gaza, non l’assedio, non la fame usata come arma, non le prigioni piene di palestinesi, ma la solidarietà internazionale che prova a portare aiuti.
Il comportamento di Ben-Gvir ad Ashdod non è una deviazione. È la sintesi perfetta del governo israeliano: suprematismo, vendetta, disprezzo per il diritto internazionale, culto della forza. La scena degli attivisti legati e inginocchiati non è solo un’umiliazione inflitta a loro. È un messaggio rivolto a tutti: chi prova a rompere l’assedio di Gaza verrà trattato come un nemico, esposto come un prigioniero, piegato davanti alla bandiera dello Stato che occupa, bombarda e affama.
Perfino dentro il governo israeliano quella scena ha creato imbarazzo. Netanyahu ha provato a prendere le distanze dal trattamento riservato agli attivisti, pur rivendicando il diritto di impedire alla Flotilla di raggiungere Gaza. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha criticato Ben-Gvir, accusandolo di aver danneggiato l’immagine del Paese. Ma questa ipocrisia non cancella nulla. Il problema non è solo Ben-Gvir. Il problema è lo Stato che gli permette di agire, il governo che lo tiene al potere, l’esercito che sequestra civili in mare, il sistema politico che trasforma ogni gesto di solidarietà con la Palestina in un bersaglio.
E mentre Ben-Gvir inscenava la sua canagliata, l’altro ministro dell’estrema destra israeliana, Bezalel Smotrich, denunciava di aver saputo dell’emissione di un mandato di cattura della Corte penale internazionale anche contro di lui. Si aggiungerebbe così ai mandati già emessi contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Gallant. È il ritratto di un governo sempre più isolato, sempre più esposto, sempre più identificato nel mondo con crimini di guerra, apartheid, occupazione e genocidio.
Ma la responsabilità non è solo israeliana. È anche dei governi che continuano a coprire, armare, commerciare, collaborare. L’Italia, ancora una volta, arriva tardi e male. Giorgia Meloni ha definito “inaccettabile” il video di Ben-Gvir. Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano. Ma non basta più. Non bastano le parole dopo giorni di inerzia. Non basta indignarsi per le immagini quando per mesi si è continuato a mantenere rapporti politici, militari ed economici con uno Stato che viola sistematicamente il diritto internazionale.
La domanda è semplice: cosa deve ancora accadere perché il governo italiano rompa la complicità con Israele? Non sono bastati i bombardamenti su Gaza. Non sono bastati i bambini uccisi. Non sono bastati gli ospedali distrutti. Non sono bastati i giornalisti assassinati. Non sono bastati i prigionieri palestinesi torturati. Non sono bastati gli spari contro le barche della Flotilla. Ora abbiamo anche le immagini di cittadini italiani e internazionali legati, inginocchiati, umiliati come trofei.
La risposta non può essere una protesta diplomatica di facciata. Serve il ritiro immediato dell’ambasciatore italiano da Tel Aviv. Serve la sospensione degli accordi militari, commerciali, universitari e tecnologici con Israele. Serve embargo totale sulle armi. Servono sanzioni. Serve la fine di ogni collaborazione con uno Stato che agisce da Stato-canaglia e che tratta il Mediterraneo come un’estensione del proprio apparato repressivo.
A Montecitorio, intanto, la piazza si riempie. Le organizzazioni che hanno sostenuto la Global Sumud Flotilla rilanciano la mobilitazione, dopo lo sciopero generale e le manifestazioni delle scorse settimane. La richiesta è chiara: liberazione immediata degli attivisti sequestrati, liberazione dei prigionieri palestinesi, stop al genocidio, rottura di ogni collaborazione militare, economica e diplomatica con Israele.
È questa la strada. Non l’attesa. Non la moderazione. Non l’ennesima richiesta di chiarimenti. Davanti a un governo che sequestra civili in mare e li espone come prigionieri di guerra, la neutralità è complicità.
La Global Sumud Flotilla è stata fermata militarmente, ma non è stata sconfitta. Al contrario, ha mostrato al mondo ciò che Israele tenta di nascondere: che l’assedio di Gaza si regge sulla violenza, sulla menzogna e sull’impunità. Ha mostrato che il blocco non è una misura di sicurezza, ma una punizione collettiva. Ha mostrato che chi porta aiuti viene trattato come un nemico perché il vero obiettivo è impedire che Gaza respiri.
Il governo Meloni dovrebbe solo vergognarsi. Vergognarsi insieme a tutti quelli che in questi mesi hanno scelto l’indifferenza davanti al genocidio del popolo palestinese. Vergognarsi insieme a chi ha definito le Flotilla “gite turistiche”, a chi ha deriso chi rischiava la propria vita per rompere l’assedio di Gaza, a chi non prova pietà davanti ai corpi dei bambini estratti dalle macerie dei bombardamenti israeliani.
Dovrebbero vergognarsi tutti coloro che, rappresentando le istituzioni di questo Paese, hanno gettato veleno sulle manifestazioni di solidarietà con la Palestina, criminalizzando piazze, studenti, lavoratori, attivisti, sindacati e movimenti. Tutti quelli che nulla hanno fatto, nulla fanno e nulla faranno davanti a un genocidio. Tutti quelli che sono rimasti immobili davanti al rapimento, alla detenzione e all’umiliazione di quella parte di umanità che ha scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella stessa umanità che voi calpestate ogni giorno sotto il peso della vostra obbedienza a Israele e agli Stati Uniti. Perché questo siete: i servi dei malvagi della Terra.
La solidarietà con la Flotilla deve diventare mobilitazione permanente. Ogni porto, ogni piazza, ogni università, ogni luogo di lavoro deve trasformarsi in uno spazio di pressione contro la complicità con Israele. Non basta chiedere il rilascio dei solidali sequestrati. Bisogna pretendere la fine dell’assedio, la fine del genocidio, la fine dell’occupazione, la fine dell’impunità.
Israele può legare gli attivisti, può costringerli in ginocchio, può umiliarli davanti a un ministro fascista e razzista. Ma non può piegare la verità: chi oggi difende Gaza difende l’umanità intera. E chi resta in silenzio davanti a quelle immagini sceglie da che parte stare.
Le corrispondenze di Radio Onda d’Urto
Andrea Sceresini, giornalista, collaboratore de Il Manifesto, a bordo della Flotilla fino al primo atto di pirateria, quello di fine aprile non distante da Creta. Ascolta o scarica
In conferenza stampa sono intervenuti gli avvocati e i giuristi del team legale della Global Sumud Flotilla tra cui Tatiana Montella Ascolta o scarica
Sentiamo le considerazioni di Maria Elena Delia portavoce italiana GSF Ascolta o scarica
Nel pomeriggio partecipato presidio davanti a Montecitorio. Sentiamo Francesca Nardi di GazaFreeStyle Ascolta o scarica
COMUNICATO STAMPA
GLI ATTIVISTI DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA, SEQUESTRATI IN ACQUE INTERNAZIONALI, ORA AD ASHDOD, BRUTALIZZATI ED ESPOSTI COME TROFEI A ITAMAR BEN-GVIR. UNA DONNA GLI URLA “FREE PALESTINE”- Uomini e donne costretti inginocchiati a terra, legati, umiliati ed esposti come trofei durante la visita del ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir al porto di Ashdod.
20 Maggio 2026 Roma – È un trattamento vergognoso e riprovevole quello riservato da Israele agli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati in acque internazionali, in Europa, durante la loro missione umanitaria e non violenta. I volontari, uomini e donne, giovani e anziani, vengono maltrattati durante ogni spostamento, mantenuti in posizioni umilianti e scomode, legati, picchiati . Nei video e nelle foto trasmesse dai media israeliani sono tenuti contro ogni regola e diritto, mentre viene suonato l’inno nazionale israeliano e il ministro Ben Gvir con una bandiera in mano lì apostrofa e li insulta. Chiediamo al governo italiano e alla UE di intervenire immediatamente per chiedere nuovamente l’immediata liberazione e nel frattempo l’applicazione di condizioni umane. Chiediamo a tutti gli italiani di sostenerci in questo momento difficile. Chiediamo alla società civile israeliana di opporsi. ” Che le istituzioni trovino almeno un po’ della dignità mostrata da un’attivista della Flottiglia, una giovane donna – dice Maria Elena Delia, portavoce GSF – che nonostante la violenza della situazione ha avuto il coraggio di urlare in faccia al ricercato internazionale Ben-Gvir ‘Free Palestine’ prima di essere trascinata via dalle sue SS “. ” In un video dal porto di Ashdod pubblicato dal ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, si vedono guardie carcerarie e soldati israeliani mentre picchiano e umiliano attivisti delle missioni Freedom Flotilla Coalition (FFC) e Global Sumud Flotilla (GSF) – afferma l’organizzazione internazionale Adalah in una nota – In precedenza, la ministra dei Trasporti israeliana Miri Regev aveva pubblicato un video in cui definiva ripetutamente gli attivisti ‘sostenitori del terrorismo’ e ‘drogati di alcol’ . Inoltre, in un altro video attribuito a Moti Kastel, giornalista israeliano (Channel 14), gli attivisti vengono mostrati inginocchiati con le mani ammanettate dietro la schiena, il volto rivolto verso il pavimento, mentre in sottofondo viene riprodotto l’inno nazionale israeliano. Israele sta adottando una politica criminale di abuso e umiliazione contro attivisti che cercano di opporsi ai continui crimini di Israele contro il popolo palestinese. Questi eventi arrivano dopo che Adalah aveva già documentato modelli simili di maltrattamenti contro attivisti in precedenti missioni delle flottiglie, per i quali israele non ha subito alcuna conseguenza. Gli avvocati di Adalah, insieme a un team di volontari dedicati, sono entrati nelle strutture portuali nelle ultime ore, stanno fornendo assistenza legale agli attivisti e continueranno a chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato. La comunità internazionale deve adottare misure urgenti per proteggere i membri della flotilla da questa condotta brutale e illegale da parte delle autorità israeliane. GSF ricorda inoltre che presso la Procura della Repubblica di Roma è aperto un fascicolo che contesta il reato di tortura subita da alcuni esponenti della GSF. Era stata avviata dopo una serie di esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno preso parte alla Global Sumud Flottilla nell’ottobre scorso. Nel fascicolo i pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, procedono contro ignoti e già avevano ipotizzato i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. In base a quanto si apprende gli inquirenti sono pronti ad inoltrare una richiesta di rogatoria ad Israele.
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