Israele Stato canaglia, governo Meloni complice


Gli attivisti della Global Sumud Flotilla umiliati ad Ashdod, i palestinesi rastrellati ogni giorno, Gaza sotto assedio: non bastano proteste diplomatiche, l’Italia rompa subito ogni rapporto con Israele

Le immagini arrivate dal porto di Ashdod dovrebbero restare impresse come una vergogna storica. Donne e uomini della Global Sumud Flotilla, sequestrati in acque internazionali mentre tentavano di raggiungere Gaza con una missione civile e umanitaria, costretti a terra, legati, umiliati, esposti come trofei davanti al ministro israeliano della Sicurezza Itamar Ben-Gvir. Un ministro che si aggira tra i prigionieri con la soddisfazione oscena del carnefice, insultando, provocando, mostrando al mondo non un incidente diplomatico, ma la natura profonda del governo israeliano: un potere coloniale, razzista, violento, abituato a trasformare ogni corpo palestinese e ogni corpo solidale in un bersaglio.

Il presidente Mattarella ha parlato di trattamento “infimo e incivile”. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore israeliano Peled. Anche Meloni e Tajani, costretti dall’indignazione pubblica, promettono conseguenze. Ma queste parole arrivano tardi, troppo tardi, e puzzano di ipocrisia. Perché lo stesso Ben-Gvir che oggi tutti fingono di scoprire come impresentabile è il ministro che il governo italiano ha contribuito a proteggere, evitando che l’Europa assumesse sanzioni reali contro di lui e contro l’estrema destra israeliana.

Non si può piangere sulle immagini di Ashdod dopo aver garantito per mesi copertura politica, diplomatica e militare a chi quelle immagini le ha rese possibili.

Israele ha sequestrato oltre 400 attivisti della Flotilla, tra cui decine di italiani. Li ha rapiti in acque internazionali, li ha portati ad Ashdod, li ha trattati come prigionieri di guerra, li ha umiliati davanti alle telecamere. Non erano soldati. Non erano armati. Non rappresentavano alcuna minaccia. Erano cittadini, lavoratori, medici, giornalisti, parlamentari, militanti, persone comuni che provavano a rompere l’assedio di Gaza.

Ed è proprio questo che Israele non tollera: che qualcuno provi a rompere il silenzio, a violare il blocco, a mostrare che Gaza non è sola.

La scena di Ben-Gvir non è una deviazione folkloristica. È la continuità della stessa violenza che Israele esercita ogni giorno contro il popolo palestinese. Mentre il mondo guarda gli attivisti inginocchiati ad Ashdod, in Cisgiordania l’esercito continua i rastrellamenti. Solo a Hizma, alle porte di Gerusalemme Est, venti palestinesi sono stati arrestati dopo perquisizioni e devastazioni nelle loro case. La cittadina è stata isolata con checkpoint volanti, trasformata in una trappola militare. Dal 7 ottobre 2023 sono oltre 23mila i palestinesi detenuti dalle forze israeliane.

Nelle stesse ore, gli ospedali di Gaza accoglievano altri corpi. In Cisgiordania i coloni sparavano contro le case di al-Masoudiya, a Nablus; l’esercito installava nuovi cancelli nella città vecchia di Hebron; i bulldozer distruggevano tende e stalle nella Valle del Giordano e una fabbrica di cemento a ovest di Ramallah. A Khan al-Ahmar, villaggio beduino palestinese simbolo della resistenza all’espansione coloniale, il ministro Smotrich ha ordinato lo sgombero per aprire la strada al piano E1: il corridoio di colonie che punta a spezzare definitivamente in due la Cisgiordania.

Questa è la normalità israeliana. Non l’eccezione. Non l’incidente. Non l’eccesso di un ministro estremista. È un sistema: occupazione, apartheid, deportazione, prigione, demolizione, assedio, genocidio.

Per questo le parole non bastano più. Non basta convocare l’ambasciatore. Non basta dichiarare “inaccettabile” ciò che fino a ieri si è coperto. Il governo Meloni deve fare una cosa sola: rompere ogni complicità con Israele.

Ritirare l’ambasciatore italiano da Tel Aviv. Espellere l’ambasciatore israeliano da Roma. Rompere le relazioni diplomatiche. Annullare gli accordi commerciali, militari, tecnologici e di partenariato. Sostenere sanzioni ed embargo. Presentare denuncia per crimini di guerra e altri reati internazionali contro il governo israeliano presso la Corte penale internazionale. Riconoscere lo Stato di Palestina.

E deve aprire un’inchiesta seria sui cittadini con doppia cittadinanza residenti in Italia che negli ultimi anni hanno prestato servizio nell’Idf, così come sui gruppi armati, affiliati o collaterali all’esercito israeliano, attivi nel nostro Paese. Perché non si può parlare di sicurezza mentre si tollera la presenza di reti legate a un esercito accusato di crimini internazionali.

Intanto il team legale italiano della Global Sumud Flotilla ha depositato un esposto-denuncia per sequestro di persona, in relazione ai fatti del 29 aprile, del 18 e del 19 maggio 2026, chiedendo l’immediata attivazione delle autorità giudiziarie per accertare le responsabilità penali. Si parla di sequestro aggravato dall’uso delle armi e dal concorso di più soggetti. È la strada giusta: portare davanti alla giustizia ciò che la diplomazia continua a coprire.

Ma il punto resta politico. Il governo Meloni deve vergognarsi. Deve vergognarsi insieme a tutti quelli che hanno mostrato indifferenza davanti al genocidio. A tutti quelli che hanno definito le Flotilla “gite turistiche”. A tutti quelli che non provano pietà davanti ai bambini estratti dalle macerie dei bombardamenti. A tutti quelli che rappresentano le istituzioni di questo Paese e hanno gettato veleno sulle manifestazioni di solidarietà con la Palestina.

Tutti quelli che nulla hanno fatto, nulla fanno e nulla faranno davanti al genocidio e davanti al rapimento e all’umiliazione di quella parte di umanità che ha scelto di stare dalla parte giusta della storia. Quella umanità che voi calpestate sotto l’obbedienza a Israele e agli Stati Uniti. Siete i servi dei malvagi della Terra.

La Global Sumud Flotilla è stata sequestrata, ma non sconfitta. Le immagini di Ashdod non mostrano la forza di Israele: mostrano la sua paura. Paura di chi rompe l’assedio, di chi porta aiuti, di chi non accetta che Gaza venga cancellata nel silenzio.

Ora la solidarietà deve diventare rottura. Sciopero, boicottaggio, sanzioni, embargo, mobilitazione permanente. Perché davanti a uno Stato terrorista, la neutralità è complicità.

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