Inumane e degradanti. I numeri delle carceri italiane

La nuova campagna di Antigone per una riforma delle carceri

Per ben 5.837 volte nel 2024 c’è stato un giudice di sorveglianza che ha affermato che un detenuto era costretto a vivere in condizioni disumane e degradanti. Per ben 5.837 volte la giustizia italiana ha riconosciuto l’illegalità del sistema penitenziario. Una illegalità diffusa che costringe le persone a vivere sotto la soglia della decenza anche a causa di spazi insufficienti. A ciò si aggiunga che con recenti circolari l’amministrazione penitenziaria ha iniziato a disincentivare, se non cancellare, la partecipazione della comunità esterna alla vita interna alle carceri. Una bella storia, quale quella del volontariato e dell’impegno sociale negli istituti di pena, viene oggi annichilita.

Rispetto alle condizioni drammatiche di vita negli istituti per adulti e per minori c’è il silenzio.
Per questo, per rompere questo muro di silenzio, abbiamo deciso di promuovere una nuova campagna.

Dal 2022 i detenuti sono costretti a trascorrere la maggior parte del tempo recluso, anziché negli spazi comuni e in attività socialmente utili, in celle piccole, inadeguate, umide, talvolta inabitabili. Il modello penitenziario scelto è quello delle chiusure insensate, scoraggiando il mondo esterno dall’essere protagonista, in senso positivo, della pena. Così si assiste all’abbrutimento generalizzato.

Non è un caso che siamo di fronte a una crescita di tutti gli indicatori di malessere: autolesionismi, tentati suicidi, suicidi realizzati, aggressioni, violenze, proteste. Stanno male tutti, compresi gli operatori, sia nelle carceri per adulti che in quelle per minori.

Abbiamo bisogno di riforme e ne abbiamo bisogno ora.

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Una petizione per chiedere alcune riforme necessarie
Oltre 63.000 persone detenute per meno di 47.000 posti disponibili.
Celle sovraffollate, mancanza di acqua, spazi vitali sotto i 3 metri quadrati, isolamento, suicidi.
Nel 2024 i Tribunali italiani hanno pronunciato 5.837 condanne contro lo Stato per trattamenti inumani o degradanti.
Più dei casi che diedero vita alla condanna europea Torreggiani, che nel 2013 scosse l’opinione pubblica e portò a una stagione di riforme. Oggi, invece, il silenzio.
Eppure ogni condanna è un richiamo a ciò che la Costituzione garantisce: la dignità della persona, anche dietro le sbarre. Per questo lanciamo la campagna
“Inumane e degradanti. Il carcere italiano è fuori dalla legalità costituzionale” e una petizione rivolta al Parlamento e al Governo. Firmala e condividila. Per riportare il carcere dentro la Costituzione.
Perché se il carcere resta fuori dalla legalità, lo è anche lo Stato.

Firma la Petizione

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