di Beatrice Sofia Urso, Michele Gambirasi*
Sono state entrambe liberate senza misure cautelari le due persone arrestate sabato sera a margine della manifestazione nazionale per la Palestina a Roma. In procura altre dodici denunce e oltre duecento persone identificate. Nelle scuole la protesta monta ovunque
Sono state entrambe liberate senza misure cautelari le due persone arrestate sabato sera a margine della manifestazione nazionale per la Palestina a Roma. A comparire davanti al giudice per le indagini preliminari sono stati un 19enne della provincia di Padova e un 39enne bolognese, fermati rispettivamente in via Merulana e in via Santa Croce in Gerusalemme.
Per il giovane padovano il pubblico ministero aveva chiesto l’obbligo di dimora nel comune di residenza, misura non convalidata dal giudice che non ha riscontrato l’esigenza di misure cautelari. L’accusa è quella di resistenza e lesioni aggravate: il ragazzo sarebbe stato fermato intorno alle 20 in via Merulana da un operatore di polizia che lo ha afferrato alle spalle, non qualificandosi a causa della situazione concitata. Nel divincolarsi avrebbe prodotto le «lesioni aggravate». Uno stiramento muscolare. Prognosi di cinque giorni.
Stesse misure erano state chieste anche per il 39enne bolognese, un libero professionista filmmaker e documentarista, a cui è stata contestata invece resistenza aggravata, dal momento che sarebbe stata commessa in concorso con ignoti. In aula ha riportato una propria versione dei fatti: intorno alle 21 di sabato si stava dirigendo con alcuni amici verso la metropolitana di Manzoni, quando ha notato la polizia e si è avvicinato per capire cosa stesse accadendo. A quel punto ha visto le forze dell’ordine in assetto antisommossa che avanzavano, ha deciso di fuggire e nella corsa ha lanciato una sedia, cosa che in aula ha definito «un errore». Anche per lui il giudice, che ha accolto sostanzialmente la versione pur riconoscendo gli indizi di colpevolezza, non ha disposto misure cautelari per cui tornerà libero. Le prossime udienze sono previste in primavera per entrambi, e per quest’ultimo sono pronti a testimoniare gli amici che erano con lui in quel momento.
Insieme a loro rimangono altre dodici persone denunciate e oltre duecento identificate. Gran parte di queste sono state fermate a piazza Esquilino, poco dopo essersi staccate dal corteo all’altezza di via Merulana. «Giunti all’incrocio con la piazza, il corteo è stato prima spinto verso le grate della basilica di Santa Maria Maggiore dalle forze dell’ordine e poi diviso dal getto d’acqua degli idranti» ha raccontato al manifesto una ragazza presente. «Siamo rimasti bloccati contro le grate per circa un’ora, mentre un ragazzo ferito nel corso delle cariche era stato portato via in ambulanza. Al termine siamo stati identificati, mentre la maggior parte di noi era a volto scoperto e, nel tempo trascorso bloccati alle spalle della basilica, sono stati lanciati lacrimogeni nella nostra direzione» spiega ancora.
Non si è esaurita la mobilitazione nelle scuole: ieri sono stati occupati diversi istituti superiori da Napoli a Torino dove per la prima volta è stato occupato il convitto Umberto I. Ma non è il solo, nel torinese sono diversi i licei dove le lezioni sono state interrotte in sostegno alla causa palestinese: l’ Alfieri, il Berti, il Regina Margherita, il Giulio, il Santorre di Santarosa, il Porporato. Anche a Genova sono stati occupate due scuole, mentre gli studenti sono ancora in presidio nel rettorato dell’università.
«A scuola ci insegnano a non ripetere gli errori del passato, ma oggi siamo noi a ricordarlo a un governo che continua a sostenere chi alimenta l’oppressione» hanno spiegato in un comunicato alcuni licei pisani. Invece gli studenti sono entrati in cinque scuole. Mentre altre due sono state occupate a Firenze. Ancora lo stesso è accaduto a Roma e Napoli.
*da il manifesto
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