Il terrorismo di piazza: il nuovo nemico inventato


di Federico Giusti


Tra campagne mediatiche, pressioni dei sindacati di polizia e nuove proposte di legge, il governo alimenta l’emergenza sicurezza per ampliare i poteri repressivi, restringere il diritto di manifestare e spostare l’attenzione dalla crisi sociale ed economica.

Ascolto e  sponda ai sindacati delle forze dell’ordine non mancano,  una gara tra Lega e Fdi a cui si aggiunge il nuovo partito di Vannacci e una lunga lista di radio, tv, giornali, blogger di assalto.

Periodicamente, quando si verificano incidenti nel corso di qualche manifestazione, torna di moda la proposta agitando lo spettro degli anarchici, dei no tav, di estremisti che hanno operato scelte analoghe a quelle del terrorismo degli anni settanta ed ottanta. Un falso storico visto che la lotta armata non è all’orizzonte.

E anche questa volta, la ennesima campagna a mezzo stampa per denunciare pericolose saldature tra anarchici e antagonisti, manca solo lo spettro dei maranza per completare la narrazione securitaria.

Per alcuni il disegno politico è cancellare i reati di tortura, impedire i codici identificativi sui caschi delle forze dell’ordine, scongiurare le pesanti aggravanti nel caso in cui la tortura sia messa in atto dalle forze dell’ordine, rimuovere i reati di istigazione alla tortura da parte di pubblico ufficiale  introducendo al contempo il reato di terrorismo di piazza dopo avere già ottenuto l’arresto differito qualora non sia possibile procedere in flagranza di reato.

Gli strumenti per punire i reati di piazza esistono già con l’introduzione del dl 53/2019 (il cosiddetto decreto Sicurezza bis), successivamente sono arrivate aggravanti e inasprimento delle pene per chi partecipa a manifestazioni travisato o con caschi che impediscano il riconoscimento

Nonostante quindi gli strumenti per reprimere i manifestanti (anche quelli violenti) siano già contemplati nel codice Penale, il Governo vuole seguire il classico copione securitario e costruire nuove fattispecie di reati, inasprire le pene riducendo ulteriormente gli spazi di libertà e di agibilità democratica. Per raggiungere questo risultato urge stravolgere la lista delle priorità a livello mediatico, tacitare ogni notizia che evidenzi la crisi economica e sociale, la  erosione del potere di acquisto di salari e pensioni, i conflitti di interessi della parte politica inondando le nostre menti di notiziari allarmistici per giustificare l’azione repressiva come risposta a tutela della sicurezza dei cittadini


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