Il movimento No Tav si riprende la valle

Almeno 10 mila – hanno partecipato alla giornata di lotta in Val di Susa; in corteo, numerose le bandiere della Palestina in solidarietà con le vittime di Gaza. Sanzionati i cantieri, bloccata l’autostrada. Le minacce di Piantedosi e Meloni “Li puniremo”

Almeno 10 mila – hanno partecipato alla giornata di lotta; in corteo, numerose le bandiere della Palestina in solidarietà con le vittime di Gaza.
I No Tav sono partiti dietro allo striscione «C’eravamo, ci siamo, ci saremo» da Venaus, luogo simbolo della resistenza all’alta velocità – dove l’8 dicembre del 2005, due giorni dopo lo sgombero e la repressione delle forze dell’ordine, il presidio del movimento fu riconquistato da una folla di manifestanti – e si sono diretti a Susa.

La manifestazione, partita intorno alle 13 da Venaus, si è divisa in due spezzoni: una parte dei manifestanti si è diretta verso i cantieri di Chiomonte, dove si trovano i tunnel di base, mentre un’altra parte ha marciato verso il cantiere di San Didero.

«In val Susa – dice il movimento – è in corso un’aggressione sistematica al territorio. Non si tratta di cantieri separati, ma di un’unica, grande metastasi, che viene frammentata per renderla più digeribile, meno contestabile. Un’opera che avanza a pezzi, con l’obiettivo di normalizzare la devastazione che crea. In questo quadro, la Val di Susa è diventata una zona di sacrificio, dove le esigenze del profitto vengono prima della salute e dell’ambiente. Dove si militarizza la vita quotidiana, si recintano le terre, si cementifica ovunque, si ignora la volontà popolare».

Dal Viminale minaccia il ministro Matteo Piantedosi che definisce quello che è accaduto ieri in Val di Susa «atti di guerriglia urbana» a dimostrazione dell’«assoluta necessità» del decreto sicurezza «che qualcuno ha avuto il coraggio di criticare». La premier Giorgia Meloni sottolinea il concetto di guerriglia e parla di episodi «indegni di una nazione civile». La presidente del consiglio condanna l’attacco alle forze dell’ordine e aggiunge: «Questi atti con il decreto voluto dal governo potranno essere puniti con maggiore severità e fermezza». Infine, a completare le dure reazioni della destra al governo arrivano le parole di Matteo Salvini (vicepremier, ministro dei Trasporti e leader della Lega) che annuncia per lunedì una visita in Val di Susa per portare la sua «solidarietà alle donne e agli uomini in divisa». E promette «nessuna tolleranza per i violenti».

Il movimento No Tav resiste da oltre trent’anni. L’opera in sé è ancora lontana da venire, ma nel frattempo sono aumentati esponenzialmente i costi per la tratta transfrontaliera tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne affidata a Telt: erano intorno agli 8,6 miliardi di euro nel 2015, ora sono, in base all’ultimo aggiornamento, 14,7 miliardi a valuta corrente.

Da Venaus la corrispondenza di Giulia della redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.

il resoconto della giornata da notav.info

Volevamo una grande manifestazione No Tav, e come sempre la realtà ha superato ogni aspettativa!

Oltre 10.000 persone hanno preso parte alla marcia partita nel primo pomeriggio da Venaus, dirette ai cantieri della devastazione: simboli concreti dell’oltraggio al territorio e alla storia della Val di Susa.

Un lungo e colorato serpentone, composto da persone di tutte le età, si è diviso in tre spezzoni, raggiungendo i cantieri (attivi o futuri) del Tav a Giaglione, nella frazione Traduerivi di Susa e a San Didero. Luoghi cementificati, recintati e blindati come fortini militari. Non è un caso che da anni vengano protetti in questo modo: servono a difendere interessi estranei a chi quei territori li vive, li attraversa e li difende.

Le azioni messe in campo oggi dal Movimento No Tav in tutta la valle dimostrano, ancora una volta, che esiste un’opposizione irriducibile, determinata a non assistere in silenzio alla distruzione del proprio territorio. È una difesa generosa e collettiva della montagna, della sua natura e della salute di chi qui abita ogni giorno. Un atto d’amore verso la nostra terra, di chi non si arrende e continua a lottare per un futuro che non è in vendita, né al servizio dei potenti né di interessi speculativi.

L’azione si è fatta concreta: a Traduerivi si è riusciti a penetrare nell’area cantierizzata con tutto il corteo aprendo un varco tra filo spinato e barriere Jersey, colpendo e danneggiando in modo irreversibile strutture e mezzi di cantiere. Anche a San Didero non sono mancati i sabotaggi: sono stati resi inservibili alcuni mezzi da lavoro e delle forze dell’ordine, insieme alla struttura destinata a diventare i futuri uffici della Sitaf.

A San Didero la polizia non ha lesinato lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, con l’obiettivo di ferire chi manifestava.

In Clarea, l’azione ha raggiunto il perimetro del sito di Chiomonte, percorrendo i sentieri. Anche qui è stato aperto un varco, consentendo ai No Tav di penetrare l’area e presidiarla per oltre un’ora, durante la quale alcune strutture sono state nuovamente sabotate.

Al ritorno, i diversi spezzoni si sono riuniti, festeggiando quella che è stata una viva e incisiva giornata di lotta No Tav. Lungi dall’essere pacificata, la Valsusa resta un territorio da difendere e liberare!

Avanti No Tav!

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