Meloni impone il voto alla Camera sul provvedimento voluto da Piantedosi. Proteste delle opposizioni in Aula. Nel testo multe fino a 10 mila euro per i cortei non preavvisati, agenti sotto copertura in carcere, nuove norme anti-migranti e ulteriore espansione dei poteri di polizia.
Il governo Meloni ha posto la questione di fiducia alla Camera sul decreto sicurezza, blindando così uno dei provvedimenti più controversi della legislatura e comprimendo ulteriormente il dibattito parlamentare.
A chiederla formalmente è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La decisione è arrivata dopo una giornata segnata dalla protesta delle opposizioni, che avevano occupato i banchi del governo durante la discussione sulle pregiudiziali. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha ordinato di liberare i posti dell’esecutivo, ha espulso il deputato dem Arturo Scotto e sospeso la seduta.
Il quadro politico è netto: su un decreto che incide su libertà fondamentali, diritto di manifestare, immigrazione e sistema penitenziario, il governo sceglie di chiudere ogni confronto e imporre il voto di fiducia.
Un decreto contestato anche dal Quirinale
Il provvedimento è stato oggetto di rilievi istituzionali e critiche tecniche già prima del voto finale. Nelle ultime ore al centro delle polemiche è finita la norma che prevede un compenso pubblico di circa 615 euro per gli avvocati che assistono pratiche di rimpatrio volontario dei migranti.
Una misura contestata duramente dall’avvocatura, che la considera incompatibile con il ruolo difensivo e con l’autonomia professionale. Il Consiglio nazionale forense ha preso le distanze, chiedendo l’eliminazione di ogni riferimento al coinvolgimento degli avvocati.
Dopo le tensioni, il governo ha annunciato una correzione tramite nuovo decreto, allargando la platea dei beneficiari del contributo. Ma la sostanza non cambia: si introduce un incentivo economico dentro procedure che riguardano persone migranti vulnerabili e il loro diritto a restare.
Cortei sotto sanzione, dissenso sotto controllo
Il cuore politico del decreto resta però il capitolo dedicato a manifestazioni e ordine pubblico. Nel testo vengono previste multe fino a 10 mila euro per i promotori di iniziative non preavvisate almeno tre giorni prima al questore. Si rafforzano inoltre strumenti interdittivi come il divieto di partecipazione a riunioni o assembramenti pubblici per soggetti condannati per una serie di reati.
Si amplia anche il ricorso alla flagranza differita. Il messaggio è chiaro: il conflitto sociale deve essere preventivamente autorizzato, tracciato e disciplinato. La protesta spontanea diventa rischio economico e giudiziario.
Agenti infiltrati in carcere con scudo penale
Tra le norme più gravi e discusse c’è quella che consente ad agenti della polizia penitenziaria di operare sotto copertura dentro gli istituti di pena.
Potranno entrare con identità false, fingersi detenuti, partecipare a traffici illeciti per raccogliere prove e, secondo numerosi giuristi, perfino provocare condotte penalmente rilevanti. Il tutto con una forma di scudo giudiziario per gli atti compiuti durante l’operazione.
È un salto pericoloso: si introduce dentro il carcere la figura dell’agente provocatore, in un contesto già segnato da sovraffollamento, opacità e tensione strutturale.
Nuova stretta repressiva sulle droghe
Il decreto contiene anche un irrigidimento della normativa sulle sostanze stupefacenti, criticato da Forum Droghe e da numerose associazioni.
Invece di ridurre il ricorso al carcere, alleggerire il sistema penale e affrontare il sovraffollamento penitenziario, il governo sceglie ancora una volta la via punitiva.
Una linea già sperimentata e fallimentare, che produce esclusione sociale senza incidere realmente sui fenomeni che pretende di combattere.
Un decreto di controllo sociale
Il decreto sicurezza non è un insieme casuale di norme. È un disegno coerente. Si colpiscono migranti, manifestanti, detenuti, marginalità sociali e forme di conflitto collettivo. Si rafforzano apparati amministrativi e di polizia. Si riducono spazi di garanzia e controllo giurisdizionale.
La fiducia posta dal governo conferma fino in fondo questa impostazione: nessun confronto, nessuna correzione sostanziale, nessun limite. Non è un decreto per la sicurezza. È un decreto per governare il dissenso e disciplinare la società attraverso sanzioni, paura e repressione.
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