Il decreto sicurezza entra nelle stanze: controllo all’alba per Ilaria Salis

Polizia in hotel per un “controllo preventivo” prima del corteo nazionale. L’eurodeputata denuncia: “È l’effetto del decreto sicurezza, siamo in uno Stato di polizia”. La questura parla di “atto dovuto” su segnalazione europea

All’alba di sabato 28 marzo 2026, la polizia si è presentata nella stanza d’albergo dell’eurodeputata di AVS Ilaria Salis, a Roma, per un controllo preventivo durato oltre un’ora. L’intervento è avvenuto a poche ore dal corteo nazionale “Together – No Kings”, una mobilitazione contro le guerre e le politiche dei governi.

A denunciare pubblicamente l’accaduto è stata la stessa Salis, che sui social ha parlato apertamente di una deriva autoritaria. «L’Italia è ormai un regime», ha scritto, collegando direttamente il controllo alle nuove misure introdotte dal decreto sicurezza. «Viviamo già in uno stato di polizia», ha aggiunto, indicando nell’episodio non un fatto isolato ma il segno di un cambiamento più profondo.

“E’ preoccupante quello che e’ successo a Ilaria Salis. Preoccupante che abbia subito un controllo non meglio precisato nel cuore della notte prima di una manifestazione”. E’ degli avvocati Mauro Straini ed Eugenio Losco, legali di Ilaria Salis. “Non convince nemmeno la spiegazione che il controllo sia avvenuto su richiesta di uno Stato terzo” – proseguono i difensori – “perche’ come europarlamentare lei gode delle guarentigie. Inoltre, da quanto si e’ capito, non le hanno rilasciato nessun verbale dopo il controllo come sarebbe dovuto accadere” polemica politica, il dato che emerge è difficile da ignorare. Un controllo preventivo effettuato in una stanza d’albergo, senza che vi siano reati contestati o procedimenti in corso, rappresenta un passaggio significativo nella gestione dell’ordine pubblico. Non si tratta più soltanto di presidiare le piazze o intervenire durante le manifestazioni, ma di agire prima, nello spazio privato, sulla base di una valutazione di rischio.”

Resta poi un altro elemento tutt’altro che secondario. Il sistema Sirene, attraverso cui è partita la segnalazione, è direttamente sotto il controllo del ministero dell’Interno. Questo sposta inevitabilmente il livello della responsabilità: se si è trattato di un “atto dovuto”, chi ha deciso che dovesse essere eseguito proprio in quel modo, proprio in quel momento?

Il contesto non è neutro. Il controllo avviene nel giorno di una manifestazione nazionale e dentro un clima politico segnato da un uso sempre più esteso di strumenti preventivi. Negli ultimi mesi, la gestione dell’ordine pubblico si è progressivamente spostata dalla repressione dei fatti alla anticipazione del rischio, dalla piazza alle persone.

Il caso Salis si inserisce inoltre in una dinamica più ampia che attraversa l’Europa: quella della crescente pressione giudiziaria sui movimenti antifascisti. L’indagine nota come “Budapest Komplex”, che riguarda presunte aggressioni a neonazisti durante il Giorno dell’onore del 2023, è uno dei principali strumenti attraverso cui diversi paesi stanno tentando di costruire un quadro repressivo transnazionale contro ambienti antifascisti.

Salis stessa era stata arrestata in Ungheria nell’ambito di quella vicenda, per poi essere liberata dopo l’elezione al Parlamento europeo. Da allora, casi simili si sono moltiplicati tra Germania, Francia e Italia, mentre le destre europee spingono apertamente per inserire i movimenti antifascisti tra le organizzazioni terroristiche.

In questo scenario, il controllo all’alba in una stanza d’albergo non appare più come un episodio isolato, ma come un segnale. Non si tratta solo di sicurezza o di cooperazione internazionale. Si tratta di una trasformazione più profonda, in cui il sospetto diventa criterio operativo e il controllo si anticipa rispetto al dissenso.

Quando questo accade, il problema non è più soltanto chi viene controllato. Il problema è il modello che si sta costruendo. Perché se il controllo preventivo può entrare nella vita privata, senza un fatto, senza un reato, senza nemmeno un atto formale, allora il confine tra sicurezza e arbitrio smette di essere una linea e diventa una zona grigia. Ed è in quella zona che, oggi, si gioca una partita decisiva.

Radio Onda d’Urto ha intervistato sull’accaduto Ilaria Salis, eurodeputata di Avs. Ascolta o scarica.

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