A Montecitorio è iniziato l’esame del testo, su cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Per le strade della Capitale, il corteo contro un decreto definito «repressivo e liberticida». Cariche della polizia sui manifestanti, che hanno provato a raggiungere i palazzi istituzionali. Ferito Luca Blasi portavoce della rete “No dl sicurezza – a pieno regime”
Alla Camera il governo ha subito posto la fiducia sul Dl Sicurezza.
Se il ruolo del Parlamento viene cancellato, il Parlamento si svuota. E così al pomeriggio, mentre fuori dal palazzo centinaia di cittadini manifestano contro il decreto Sicurezza approdato in Aula alla Camera per la conversione in legge, il push governativo che ha esautorato il potere legislativo si mostra plasticamente nei banchi vuoti della maggioranza (occupati solo da sei deputati di Fd’I) ma anche purtroppo nella desolazione degli spalti riservati alle opposizioni (sette dem siedono ai loro posti, più folto il gruppo dei pentastellati con ben 12 deputati intenti in una piccola maratona di interventi, sebbene dai tempi contingentati). Qualche parlamentare in più era presente in mattinata.
Ad ogni modo, è in questo panorama che è arrivata ieri senza grandi scossoni la questione di fiducia, posta dall’esecutivo per bocca del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sul «testo delle commissioni riunite identico a quello presentato dal Governo». Ossia, ha precisato, «senza emendamenti e subemendamenti e articoli aggiuntivi», periti sotto la tagliola imposta nelle commissioni. La fiducia verrà votata oggi a partire dalle 18 con appello nominale, poi la Camera proseguirà nell’esame del provvedimento anche in seduta notturna per arrivare al primo via libera giovedì o al massimo venerdì. Dopodiché, con altrettanta rapidità e spregio delle istituzioni, il dl passerà al Senato.
A Roma la rete “A Pieno Regime – no Dl Sicurezza” oggi pomeriggio si è ritrovata in Piazza Barberini per raggiungere il Parlamento, trovandosi però davanti uno sbarramento poliziesco su via del Tritone, che ha impedito per due volte, tra scudi e manganellate l’avanzamento.
«Mission impossible» recita la locandina del blockbuster con Tom Cruise che affaccia su piazza Barberini. La missione impossibile questa volta è arrivare davanti alle finestre di Montecitorio, spazio inibito al conflitto da anni, ben prima dello sbarco della destra estrema di Giorgia Meloni al governo del paese.
NELLA PIAZZA che si apre alla fine di via Veneto si ritrova qualche centinaio di attivisti: è l’antipasto del corteo nazionale di sabato prossimo, quando da tutta Italia a decine di migliaia arriveranno a Roma per protestare contro il decreto sicurezza. Ci sono gli esponenti dei centri sociali e dei collettivi di Bologna, di Milano e del nordest, ci sono le molte facce dei movimenti romani, quelli di lotta per la casa e gli studenti. «L’autodifesa è il bene più grande che abbiamo» urlano dal camion quelli della Rete A Pieno Regime che da mesi si batte in tutto il paese contro la stretta repressiva nei confronti di poveri e dissidenti. La testa del corteo si dota di caschetti e scudi, «abbiamo solo strumenti per difenderci», con l’obiettivo dichiarato di arrivare fino alla camera. Vuole farlo proprio nel momento in cui il testo spinto dalle destre fino a forzare ogni prassi parlamentare arriva in aula e mentre il governo pone la questione di fiducia.
SULLO STRISCIONE rafforzato che fa da apripista, barricata semovente e antifascista, c’è scritto: «La democrazia non si piega». «Siamo arrivati a questo punto – dicono mentre avanzano lungo via del Tritone – E non è un punto qualsiasi. Adesso si tratta di superare il confine che divide la resa dalla resistenza, il silenzio dalla denuncia». Quando i manganelli della polizia in assetto antisommossa attaccano i manifestanti, il primo a farne le spese è Luca Blasi, ai più conosciuto come Lucone: una vita nei movimenti romani, attuale assessore alla cultura e alla casa del municipio III di Roma in quota Sinistra italiana e tra gli animatori della Rete No Dl. Blasi è ben piazzato e ha qualche esperienza di conflitti, grazie alla quale resta in piedi dopo le manganellate bene assestate che lo colpiscono in testa e sulla schiena. Era lì proprio per il motivo opposto a frapporsi tra gli scudi e gli uomini. Nella grammatica implicita delle dinamiche di piazza a una figura del genere viene riconosciuto il tentativo di tenere un filo di dialogo. Di questi tempi questo ruolo diventa un’aggravante.
IL CORTEO RESPINTO a piazza Barberini disegna un percorso inverso a quello previsto: gira le spalle ai palazzi, risale verso la stazione Termini e arriva fino alla Sapienza per un’assemblea che denuncia l’attacco al dissenso e rilancia la mobilitazione del prossimo 31 maggio. Sarà una giornata che, a maggior ragione, si presenta come aperta e inclusiva, perché nessuno è intenzionato a farsi intrappolare nel meccanismo della repressione. Ma al tempo stesso, tutti sono determinati a riprendersi gli spazi pubblici e a rispondere alle intimidazioni.
L’intento repressivo delle nuove disposizioni entrate in vigore il 12 aprile, per la piazza, emerge sia nel metodo sia nel merito. A partire dalla decretazione di urgenza «in assenza di una reale emergenza», ha denunciato Amnesty international, usata per «aggirare il dibattito democratico del parlamento». Una scelta che, fa notare Amnesty, è stata criticata dalla Nazioni unite, da organizzazioni nazionali e internazionali: «Non si tratta di sicurezza, di tratta di repressione».
Questo è il Ddl “paura” negazione del diritto al dissenso negazione della libertà di movimento negazione alla libertà di parola “Se loro fanno il fascismo noi facciamo la resistenza“
Da Roma su Radio Onda d’Urto Raja, della rete nazionale “A Pieno Regime – no Dl Sicurezza”. Ascolta o scarica e l’intervista allo stesso Luca Blasi, vittima delle cariche poliziesche in piazza Barberini. Ascolta o scarica
Il racconto a Radio Onda Rossa della giornata con uno dei tanti studenti presenti in piazza. Ascolta o Scarica
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