Il corpo della forza lavoro


di Renato Turturro


I corpi bruciati dei braccianti non sono un incidente della storia ma il prodotto di un sistema che trasforma il lavoro in ricatto, la vulnerabilità in profitto e l’uguaglianza in una promessa tradita. Dietro ogni tragedia non c’è una deviazione del mercato, ma la normalità di un modello economico che consuma vite umane come merce sacrificabile.

Quattro corpi carbonizzati in un’ auto e un superstite. Un corpo abbandonato in strada. Nel primo caso, sembrerebbe al momento essere una punizione conseguenziale al rifiuto di pagare il trasporto ai caporali, nel secondo caso, un tentativo di nascondere i danni arrecati dal lavoro. Amendolara e Schiavon, territori di provincia, territori a due velocità economiche. Il corpo dei lavoratori da cancellare è il punto in comune. 

Non c’è dubbio che la magistratura lavorerà per far luce sui due gravi “episodi”, la domanda che le forze politiche e sindacali devono porsi è: sono soltanto episodi? 

Un Paese che vedesse al centro dell’ economia i produttori di merci, beni e servizi e avesse rispetto, inorridirebbe di fronte a questi corpi abusati e distrutti, e soprattutto, reagirebbe. Ma è l’ epoca del lavoratore consumatore e consumato, il corpo è individualizzato e chi lavora è un prestastore solo di fronte al mercato, ai datori e alle organizzazioni sfruttratrici. 

Da questa pagina abbiamo detto più volte che non esiste un’ economia sana e un’ economia malata. Le filiere del “legale” e del sommerso si intersecano e compensano. Il corpo carbonizzato è soltanto la faccia più violenta di un’ architettura produttiva e finanziaria legata a doppio filo con chi siede nelle istituzioni e nei consigli di amministrazione delle grandi società. La catena è composta da anelli che vestono e parlano bene e da anelli che umiliano, bastonano e bruciano corpi. Nel vuoto dei servizi, nell’ assenza di trasporti, case, accesso alla salute, nella vulnerabilità costruita ad arte dalle leggi in materia di immigrazione e sicurezza, si insuano le organizzazione e i gruppi che controllano e lucrano, ognuno per la sua parte, sulla vita e il lavoro delle persone. 

Abbiamo assistito a innumerevoli casi di violenza subdola ed esplicita sul corpo dei lavoratori e delle lavoratrici, il modello organizzativo può essere più o meno “smart, ma il succo è lo stesso. Controllo, disciplinamento, punizione, sfruttamento. Chi alza la testa e non ha una rete solida intorno è condannato dagli aguzzini o dai tribunali della Repubblica. 

Da queste maglie della criminalità legalizzata e dello Stato non si scappa, si accettano le condizioni imposte o si crepa. L’ importante è che qualcuno esca con la coscienza pulita da qualche aula, in fondo si tratta di singoli episodi, no?

“Ti ho visto lì per terra

Poi ti ha coperto il viso

La giacca di un padrone che ti ha ucciso

Ti hanno nascosto subito

Eri per loro ormai da buttar via

Ci dicon “siete uguali”

Ma io vorrei sapere

Uguali davanti a chi?

Uguali per che e per chi?”

(L’ uguaglianza – P. Pietrangeli 1970)


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